a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)

domenica 30 novembre 2014

Da gennaio addio Provincia, il territorio resta senza custodi

La polizia provinciale non figura nell'organizzazione della città metropolitana, e se entro il 1 gennaio 2015 non verrà prevista una variazione dell'attuale ordinamento, nessuno vigilerà più sulle discariche abusive, sul bracconaggio, sulla pesca di frodo, ecc.

Gli architetti: ora solo riuso e più atenzione alle periferie

Il convegno a Sestri Levante su città metropolitana e pianificazione ha fatto emergere le non poche criticità di una pianificazione fortemente sbilanciata sulla necessità di applicare una miriade di normative spesso farraginose e poco aderenti all'evoluzione rapida della realtà socio-economica.

giovedì 27 novembre 2014

Area metropolitana da rigenerare

Convegno a Sestri Levante sul futuro della città metropolitana.

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Province: più carrozzoni di prima

La recente formulazione della legge di stabilità pone una pesante ipoteca sull'occupazione dei dipendenti delle province, dopo che per mesi si era assicurato che non vi sarebbero stati problemi nel ricollocare tutti i lavoratori. Inoltre la carenza di risorse mette a rischio i servizi erogati ai cittadini.

martedì 25 novembre 2014

domenica 23 novembre 2014


Il (contestato) mea culpa di Fassino. "Sulle province abbiamo sbagliato"

Che la riforma degli enti locali e, in particolare, che l'abolizione delle province fosse prima di tutto più una esigenza di immagine che di reale volontà di razionalizzare gli enti locali lo avevamo già capito e anche detto, ora dopo Bersani anche Fassino fa retromarcia e si accorge che la legge Delrio lascia irrisolte numerose questioni, in primis quello del taglio delle risorse per servizi reali che le province forniscono ai territori: la manutenzione delle strade, la gestione degli edifici scolastici superiori, la manutenzione del territorio, ad esempio. Ed ora? Chi assicurerà queste funzioni? Per ora le regioni non si decidono a effettuare le scelte necessarie, le risorse non arrivano e i territori pagano le conseguenze dell'incertezza e dei mancati interventi.
Invece che procedere ad una revisione degli enti locali partendo da una seria analisi funzionale, si è proceduto alla (imperfetta) abolizione delle province, usando un criterio che non serve a dare risposte vere ai quesiti dello sviluppo territoriale delle grandi agglomerazioni urbane.

sabato 22 novembre 2014

Lo Statuto della Città Metropolitana: la proposta dell'ANCI

L'ANCI ha elaborato una proposta di Statuto sul quale i vari consigli metropolitani stanno lavorando per giungere alle rispettive formulazioni che dovanno essere approvate prima dell'entrata in vigore del nuovo ente, che avverrà il 1 gennaio 2015.

Visualizza lo schema di Statuto

giovedì 20 novembre 2014

Periferie: rivoluzioni in corso? Intervista a Roger Keil

Articolo del dossier Suburban Revolution. Periferie al centro, lavori in corso
di Chiara Buongiovanni

In questo tempo “caldo” per le smart city, viene in mente un’impressione un po’ ardita. “Tutte le città intelligenti si somigliano;  ogni periferia  è invece creativa a modo suo”. Per dei versi, la nostra percezione un po’ questa: le periferie avanzano e prendono il palco nel discorso sulla smart city, non solo con i loro problemi e le loro istanze, ma anche con la loro predisposizione a generare innovazione sociale genuinamente originale e forse una nuova coscienza politica. Ne abbiamo parlato con Roger Keil, professore di scienze politiche alla York University, in Canada. Coordinatore di un gruppo di ricerca internazionale sulle periferie, Roger ha coniato il nome “Suburban Revolution”  perché dice “più andiamo avanti,  più ci rendiamo conto che quella che Lefevbre ha definito negli anni ’70 la “urban revolution” è in realtà una rivoluzione suburbana per proporzioni,  temi e istanze”. E’ da loro che abbiamo mutuato il titolo del nostro primo appuntamento sulle periferie a Smart City Exhibition ed è con Roger che apriamo il nostro lavoro di approfondimento.  Ecco la sintesi di una skype call Roma – Toronto, per aprire oggi il nostro lavoro sulle periferie.

Chi parla?
Sono Roger Keil, sono professore di Scienze politiche alla York University di Toronto dove coordino il gruppo di ricerca internazionale Global Suburbanism. Governance, Land and Infrastructure in the 21st Century”.

Nella vostra ricerca ipotizzate che stiamo attraversando una “Rivoluzione suburbana”. Cosa significa questo per la realtà europea?
Quello che da tempo chiamiamo Urban Revolution (rivoluzione urbana) è in realtà una rivoluzione suburbana. Più andiamo avanti e più ce ne rendiamo conto e sarà ancora più evidente per le prossime generazioni. La stragrande maggioranza della popolazione vive nelle periferie. Parliamo di “Revolution” per mantenere l’enfasi molto presente nei discorsi legati alla dimensione urbana: dalla “rivoluzione urbana” al secolo urbano”. In realtà le dinamiche urbane dal Medio Evo in poi sono dinamiche piuttosto “evolutive” e  in contesti come quello europeo stiamo assistendo a dinamiche contrarie: persone che piuttosto si allontanano dalla città, tanto che c’è chi parla di “fine dell’urbanizzazione”. Ma è anche vero che si tratta di un processo rivoluzionario per altre zone del mondo: dalla Cina all’India alla stessa Europa dell’est dopo la caduta del Muro. Si tratta di un processo che ha interessato soprattutto l’ultima generazione ed è rivoluzionario nel senso che sta cambiando tutto: il modo in cui la gente vive, la struttura economica, le struttura spaziale e delle relazioni, l’utilizzo della terra e delle risorse. E questo è qualcosa che possiamo osservare pressoché dovunque.

mercoledì 19 novembre 2014

Città metropolitane e qualità della vita: Genova avanti piano tra modelli del passato e nuove tendenze del futuro


Genova appare oggi come una città dove la qualità della vita è basata in larga parte su fattori di tipo tradizionale che però appaiono in crisi mentre non riesce a realizzare compiutamente delle spinte verso quei modelli più innovativi degli stili di vita che connotano, oggi, le città maggiormente dinamiche ed attrattive. Eppure Genova, insieme al suo territorio, presentano molte potenzialità in campo socio-culturale e ambientale che dovrebbero essere valorizzate per far giungere capitale umano e attività ad alto valore aggiunto.

Il quarto elemento che lo studio ICity Rate 2014* prende in considerazione è la qualità della vita, un parametro che riassume molti aspetti che determinano l’attrattività di una città per come ci si abita.

Genova, come evidenziato dal grafico, si posiziona al quinto posto, a metà di una classifica che vede sul podio Bologna, seguita da Firenze e Venezia, splendide città dove l’arte, la cultura, la qualità dei servizi e, in una parola, lo stile di vita, sono diventate un paradigma nel mondo. Roma, per inciso, è quarta e rientra comunque nella categoria delle città d’arte che occupano la parte alta della classifica.

I fattori “standard” che misurano la qualità della vita sono le opportunità di lavoro presenti nel territorio, la coesione sociale (i livelli di assistenza ai cittadini indigenti), la sicurezza, la cura dell’infanzia, l’assistenza sanitaria e l’assistenza agli anziani.

I fattori “smart” che misurano la qualità della vita sono l’attrattività (cultura, spettacoli, intrattenimento, ecc.), le infrastrutture di connessione alla Rete, l’internazionalizzazione culturale (valore delle esportazioni dei prodotti delle attività artistiche, creative e di intrattenimento), l’offerta di intrattenimenti (addetti unità locali), i servizi di connessione residenziale (ADSL), il livello di sharing economy (diffusione di spazi per il coworking, GAS, carpooling, ecc.).

Esaminando i fattori standard, registriamo che Genova è quinta anche per quel che riguarda le opportunità di lavoro offerte ai suoi cittadini, dopo Firenze, Milano, Bologna e Venezia, ma prima di Torino e Roma. Genova è quinta anche per quel che riguarda la coesione sociale e la cura dell’infanzia, settori fortemente in crisi a causa della riduzione delle risorse verso gli enti locali da parte dello Stato centrale.

Genova fa leggermente meglio (si posiziona quarta) nel settore della cura agli anziani, che dispongono di una assistenza domiciliare assai capillare, mentre l’assistenza sanitaria registra una performance assai deludente, e vede Genova al penultimo posto della classifica a causa del fenomeno dell’emigrazione verso altre regioni per motivi di cura. Per quel che riguarda il fattore sicurezza, infine, Genova è sesta e presenta un indice di microcriminalità tutt’altro che trascurabile, venendo subito dopo le grandi città del nord.

Per quel che concerne i fattori smart Genova si posiziona al quarto posto quel che riguarda l’attrattività dopo Firenze, Venezia e Roma, rivelando un buon potenziale di miglioramento. Genova possiede molte delle caratteristiche delle città meglio posizionate (capitale culturale e artistico, spazi centrali pedonalizzati, e in più un ambiente naturale solo in parte valorizzato: mare, riviere, colline, panorami, ecc.).

Genova è terza per quel che riguarda l’offerta di intrattenimenti dopo Roma e Milano, un dato che sfata decisamente l’immagine un po’ grigia e dimessa dei cittadini genovesi che al contrario sono assidui frequentatori di spettacoli teatrali, concerti e di eventi culturali quali mostre e conferenze. 

Questo interesse per la cultura e gli spettacoli resta una attività che non si irradia al di fuori dell’ambito locale, come testimonia il sesto posto occupato da Genova per quel che concerne l’internazionalizzazione culturale, l’indice cioè che esprime il valore delle esportazioni dei prodotti delle attività artistiche, creative e di intrattenimento. I genovesi amano la cultura, ma non la vedono come un potenziale business.

Tra i fattori presi in esame in questo capitolo sulla qualità della vita rientrano anche le infrastrutture di connessione alla Rete e i servizi di connessione residenziale (ADSL). Genova è rispettivamente al quinto e al quarto posto, ponendosi davanti a città anche molto più grandi in termini di popolazione ed estensione.

L’ultimo fattore preso in esame è la sharing economy o economia collaborativa tramite la quale viene data la possibilità di utilizzare un bene senza doverlo per forza acquistare. Tipici esempi di questo modello sono appunto gli spazi per il coworking, il cohousing, lo sharing di cose (biciclette, auto, utensili, ecc.), dalle più semplici alle più complesse.
Genova si pone per quel che concerne questo fattore al sesto posto, dopo le maggiori città del nord e dopo Roma, la capitale, che sono i centri dove questo tipo di innovazione ha fatto più presa anche per via della crisi economica accentuata specie nelle grandi aggregazioni urbane. Da notare che proprio su questo nuovo modello economico si stanno concentrando le attenzioni di noti economisti (J. Rifkin è uno di questi) che considerano la sharing economy una delle modalità del futuro. Genova si rivela su questo terreno assai indietro, ma dovrà recuperare il distacco per non perdere delle importanti occasioni di rinnovamento del modello socio-economico che si dimostra per molti versi ormai in crisi strutturale.

* “ICity Rate 2014 - La classifica delle città intelligenti italiane, seconda edizione” – Ottobre 2014, realizzata da FORUM PA.

domenica 16 novembre 2014

Mobilità: L’area di Genova non brilla tra le città metropolitane



Il territorio genovese possiede un buon grado di accessibilità infrastrutturale, ma il suo tallone d’Achille è rappresentato dal trasporto pubblico locale e dalla congestione correlata al suo mediocre funzionamento. Possibili soluzioni? Una migliore organizzazione ed integrazione dei diversi mezzi di trasporto su gomma e su ferro, ricomprendendo le nuove forme di mobilità alternativa, quali l’uso della bicicletta, il car sharing, il car pooling, ecc.



Continuiamo il nostro viaggio nella ricerca ICity Rate 2014* prendendo in considerazione la mobilità, un elemento di primaria importanza per classificare le città metropolitane che sulla mobilità e sul grado di accessibilità verso attività e servizi fondano gran parte del loro funzionamento.

Genova, come evidenziato dal grafico, si posizione nella parte medio-bassa della classifica, risultando settima tra le città metropolitane italiane, prima però di città come Roma o Milano che scontano probabilmente una congestione da traffico particolarmente elevata.

I fattori “standard” che misurano l’efficienza del sistema della mobilità sono l’accessibilità aerea, l’accessibilità terrestre, la fluidità dell’assetto territoriale (tempi di percorrenza), il livello di incidentalità, la possibilità di effettuare scambi intermodali tra mezzi privati e mezzi pubblici, l’offerta di trasporto pubblico locale (TPL).

I fattori “smart” che misurano l’innovazione nel settore della mobilità sono il livello di adeguamento ecologico delle autovetture, la ciclabilità, le limitazioni al traffico, il livello di mobilità alternativa, la mobilità sostenibile e l’uso di infomobilità, la propensione all’uso dei mezzi pubblici.

sabato 15 novembre 2014

Genova al primo posto tra le città metropolitane italiane per la qualità ambientale: un patrimonio da valorizzare e da tutelare anche come fattore premiante per lo sviluppo economico


Occorre preservare quello che si può definire un vero e proprio patrimonio per il nostro territorio, caratterizzato da una qualità ambientale che opportunamente valorizzata costituirebbe un importante fattore di sviluppo economico.

Proseguiamo con questo articolo l’analisi dei fattori che rendono più o meno “smart” la città metropolitana di Genova rispetto alle altre CM italiane secondo la ricerca ICity Rate 2014 di FORUM PA.


Il secondo dei sei settori chiave considerati dalla ricerca è quello che analizza la qualità dell’ambiente, e in questo caso Genova si pone complessivamente al primo posto tra le dieci città metropolitane.
 
I fattori “standard” che misurano la qualità dell’ambiente della città sono il consumo di energia, la disponibilità di verde, la depurazione delle acque, la quantità di rifiuti non differenziati, il numero di imprese che investono nel settore green e la qualità dell’aria (n.ro di giorni di supero dei livelli limite per la salute unama).


I fattori “smart” che misurano le azioni che svolgono un ruolo attivo nel miglioramento della qualità dell’ambiente sono il controllo della qualità dell’aria (n° centraline per ab.), il tasso di dispersione della rete idrica, le pratiche di ecomanagement da parte della PA, il livello di utilizzo di fotovoltaico su edifici comunali, l’incidenza del verde in percentuale e le tipologie di conferimento dei rifiuti.


Genova non primeggia in nessuno di questi fattori, tuttavia l’analisi del loro mix fa pendere la bilancia in suo favore rispetto alle altre città metropolitane.


Tra i fattori “standard” Genova è seconda dopo Bari per quel che riguarda la qualità dell’aria, ma si piazza ultima per quanto riguarda la disponibilità di verde per abitante, ed è a metà classifica nella depurazione delle acque, nella gestione dei rifiuti e per la presenza di imprese “green”. Genova presenta anche alti consumi energetici, posizionandosi dopo Milano e Napoli.


Tra i fattori “smart”, che vedono complessivamente Genova al terzo posto dopo Venezia e Milano, Genova primeggia nel controllo della qualità dell’aria (n° di centraline installate). Genova si segnala però come una delle città dove la dispersione idrica è maggiore, dopo Milano e Bologna. Anche altri fattori (ecomanagement, incidenza del verde, iniziative di conferimento dei rifiuti) non vanno oltre la metà della classifica.  Circa il Fotovoltaico comunale Genova si posiziona al terzo posto dopo Bologna e Roma, ma ad una distanza davvero molto rimarchevole.


Possiamo concludere che, pur tra luci ed ombre, il bilancio complessivo riferito alla qualità dell’ambiente genovese è positivo, ma vi sono segnali abbastanza inquietanti che ci spingono a non abbassare la guardia e ad intensificare quelle azioni che mirano a preservare quello che si può definire un vero e proprio patrimonio per il nostro territorio, caratterizzato da una qualità ambientale che opportunamente valorizzata costituirebbe un importante fattore di sviluppo economico.


Genova deve fare di più ad esempio per aumentare la disponibilità di verde pubblico, e questo anche in considerazione del fatto che i recenti eventi alluvionali sono dovuti in gran parte alla eccessiva impermeabilizzazione dei terreni urbanizzati, una scelta che dovrà essere necessariamente rivista nei prossimi anni. 

Non può sfuggire alla riflessione critica che i buoni risultati in termini di qualità dell’aria sono dovuti molto anche alla posizione costiera della città, fortemente aiutata in questo dai venti che “spazzano” con regolarità l’atmosfera spingendo via gli inquinanti da traffico e da impianti di riscaldamento. 

Molto resta da fare, in realtà, nel campo della limitazione dei consumi energetici da fonti fossili, nell’adozione di impianti che usano energie rinnovabili, nel ciclo dei rifiuti adottando la filosofia della “economia circolare” per creare filiere del riciclo e del riuso a valenza economica in grado di produrre valore aggiunto e diminuzione di costi per i cittadini.