di Willem van Winden
e Luís de Carvalho
21 Ottobre 2014
Le città europee
si trovano ad affrontare un'economia
in rapida evoluzione. La crisi ha distrutto posti di lavoro tanto nei servizi quanto
nelle industrie manifatturiere, e ha rivelato la fragilità
del settore dei servizi finanziari. Calano le offerte di lavoro,
alcune aziende diventano obsolete, ma allo stesso tempo, nuove aree di crescita stanno emergendo.
In questo dinamico panorama economico, alcune delle domande che il Workstream URBACT "nuove
economie urbane" esplora sono: qual è il campo
d'azione per le città che
intendano orientare la loro economia? Dovrebbero le città "sedersi e aspettare" le modifiche che le riguarderanno, o c'è spazio per una politica
urbana proattiva e pronta a cogliere
le opportunità emergenti? Se è così,
cosa rientra nel loro campo d'azione? Come agire in modo sostenibile/integrato?
E' ormai chiaro che molti strumenti "tradizionali" per rilanciare l'economia urbana sono diventati antiquati o non sono efficaci. Ricette quali gli investimenti in grandi progetti di riferimento (nuovi musei, grandi stadi), generosi incentivi fiscali, o incentivi per nuovi impianti industriali (spesso a fondo perduto per attrarre imprese ed investimenti dall'estero) non sono molto efficaci. Le città dovrebbero piuttosto puntare sulla valorizzazione delle qualità e delle risorse esistenti al loro interno, spingendo le imprese e i cittadini ad innovare, e ad impegnarsi nella scoperta di promettenti nuove specializzazioni. La politica economica locale non dovrebbe partire da zero, ma dovrebbe piuttosto trovare il modo intelligente di coniugare le tradizioni locali con nuove opportunità di crescita. Questa è anche la filosofia dietro la "specializzazione intelligente", un concetto di politica dell'innovazione recente per realizzare l'agenda Europa 2020.