a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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venerdì 25 marzo 2016

Entella, un polo strategico nell’area metropolitana genovese

Spesso i comuni, per seguire particolarismi e campanilismi, rischiano di perdere di vista l'occasione che potrebbe costituire il fare parte a pieno titolo di una città metropolitana, mentre i problemi irrisolti si trascinano e minacciano un possibile sviluppo alternativo, relegando i territori ad una definitiva marginalità.

di Andrea Pasetti*

Nella piana del fiume Entella la Città metropolitana di Genova si gioca molto del proprio futuro.
Forse a qualcuno questa affermazione sembra eccessiva? Qualcun altro pensa che sono i cittadini ed i Comuni dell’Entella a doversi occupare dei loro problemi, senza “interferenze esterne”?
La realtà è che la dimensione metropolitana offre straordinarie opportunità di sviluppo ma deve esprimere ancora le sue potenzialità e resta quindi ai margini del dibattito politico e delle notizie dei media. I cittadini e le comunità locali che ne fanno parte, sia nelle aree più urbanizzate del Capoluogo e della fascia costiera, sia nelle valli interne e sui rilievi montani, continuano a pensarsi come entità separate e assistono, sempre più sgomenti, al progressivo decadimento sociale ed economico. Dobbiamo rapidamente renderci conto che l’unica possibilità per uscire dal declino è compiere un salto di scala che ci faccia partecipare ai processi di sviluppo di livello europeo.
Veniamo quindi all’area dell’Entella; cinque Comuni metropolitani: Chiavari, Lavagna, Cogorno, Carasco e Leivi condividono problemi e opportunità nello stesso pezzo di territorio e sono da tempo alla ricerca di soluzioni e prospettive d’azione che mettano tutti d’accordo.

sabato 6 febbraio 2016

Rifiuti, i Comuni contro la città metropolitana

Il tema della gestione dei rifiuti è stato ad oggi affrontato singolarmente dai Comuni, che oggi sono chiamati ad adottare una logica di sistema per tentare di abbattere i costi e aumemntare l'efficienza. Ma la novità non è sempre bene accetta.

mercoledì 8 aprile 2015

La rivolta di Comuni e Regioni: basta sacrifici

La spending review impone economie e non tutti gli enti sono disposti ad accettarle: tuttavia l'auspicio è che si riesca ad ottimizzare davvero le risorse, eliminando eventuali sprechi senza tagliare i servizi.

lunedì 23 giugno 2014

Vademecum per l'Unione nei Piccoli Comuni

Una forma associativa che potrebbe fare risparmiare sulle risorse senza tagliare le funzioni dei Comuni, che sarebbero incentivati a collaborare e a razionalizzare pianificazione territoriale, trasporti, raccolta rifiuti, ciclo dell'acqua, polizia urbana, e molti altri servizi.

Visualizza l'articolo in .pdf

domenica 11 maggio 2014

Pisapia: il 6 luglio saranno eletti i 24 componenti della Conferenza Statutaria della Città metropolitana di Milano

Il sindaco di Milano illustra le tappe della costituzione della Città Metropolitana di Milano: un percorso serrato cui il Sindaco chiama le istituzioni locali per dare vita ad un percorso condiviso.

di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano

Con l’approvazione della legge 56   le città metropolitane sono una realtà
L’esperienza accumulata (sono trascorsi oltre due decenni dall’approvazione della L. 142/90 e oltre un decennio dall’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione), dimostra però  che non basta una legge  per fare nascere istituzioni evolute e buone pratiche di governo metropolitano.
E’ necessario accompagnare le previsioni di legge con un’idea attiva di governo, che pratichi in forma partecipata il processo di costruzione della nuova istituzione, valorizzando le diverse identità e le diverse progettualità che compongono l’area metropolitana
Il processo istitutivo deve infatti partire  dalla piena  disponibilità ad un’azione comune per affrontare e risolvere i problemi reali dell’area metropolitana.
Oggi che la legge è stata approvata, anche in relazione al serrato cronoprogramma previsto, occorre mettere al lavoro un “nucleo propulsore“, costituito in primo luogo da Sindaci e da altri rappresentanti istituzionali, Provincia compresa, senza dimenticare il possibile ruolo dei protagonisti della vita economica, sociale  e culturale del territorio milanese non strettamente istituzionali, in grado di avviare le molteplici azioni necessarie per praticare il processo istitutivo della Città metropolitana di Milano.
Come Sindaco del Capoluogo, di una Milano che con Expo e oltre Expo ha sempre di più un ruolo nazionale,  sento la responsabilità di raccogliere attorno al lavoro costituente e all’avvio della Città metropolitana le forze migliori di questo territorio, in uno sforzo che è insieme di collaborazione solidale, di elaborazione di una nuova cultura di  governo e di innovazione progettuale con una visione prospettica di lungo periodo..
Siamo infatti chiamati a mettere  in atto  un’attività di  forte  concertazione politico-amministrativa tra istituzioni di diversa natura e di differente scala, finalizzata a declinare puntualmente le nuove funzioni da assegnare alla Città metropolitana.
Il tutto senza perdere di vista che i cittadini sono i destinatari e beneficiari finali di una innovazione istituzionale che deve avere al più presto delle ricadute tangibili sulla loro vita quotidiana.
Siamo chiamati a mettere in moto un processo di trasformazione e di innovazione istituzionale particolarmente  complicato ; ciò avverrà  necessariamente  per fasi e atti progressivi, ma l’importante è che ora questo processo  si è messo in moto
E’ mia intenzione fissare per il giorno 6 luglio  la data per l’elezione dei  24 componenti della Conferenza Statutaria  che, così come previsto dalla legge,  sarà incaricata della  redazione di una proposta di statuto della città metropolitana di Milano. Naturalmente seguiranno tutte le altre tappe previste per legge   per portare   il 1 gennaio 2015  città metropolitana ad essere operativa operare con il proprio statuto e i propri organi, tuttavia  proprio in relazione al complesso e  ampio lavoro che ci attende  in questi  7 mesi mi preme sottolineare  alcuni passaggi  che ritengo indispensabili  per rendere fruttuoso ed efficace questo lavoro.
  • In primo luogo  credo sia  necessario convocare(subito o non appena saranno insediati i nuovi 70 sindaci?) la conferenza dei sindaci  di tutti i 134 comuni dell’area milanese    per condividere  il percorso della legge  e le sfide per la città metropolitana di Milano.
  • Altrettanto fondamentale sarà  l’attivazione di un tavolo Politico  con Regione Lombardia  per  affrontare le molte  implicazioni  che l’attuale legislazione regionale  ha  rispetto alle funzioni attribuite alla città metropolitana.  In tal senso mi attiverò al più presto con il Presidente Maroni
  • Sul fronte nazionale esistono una serie di questioni   dirimenti, come quella del finanziamento delle città metropolitane, che andranno affrontate con il Governo;   Chiederò al presidente Anci  Fassino  e al coordinatore dei sindaci metropolitani  Orsoni di attivarsi in tal senso.   Così come mi attiverò con i parlamentari  milanesi  e lombardi  per condividere  e sollecitare il  percorso  per porre ed affrontare le  questioni che richiedono  un intervento di tipo legislativo.
  • Più operativamente alla scala locale dovremo invece  attivare al più presto  un tavolo tecnico che veda il coinvolgimento  dei dirigenti comunali e provinciali   che sia di supporto  sia alla conferenza statutaria che alla conferenza metropolitana che andremo ad eleggere entro il 30 settembre, per  affrontare le complesse questioni di natura organizzativa  che deriveranno  dal passaggio  della provincia  al nuovo ente.
Da ultimo   tengo a sottolineare un aspetto che ritengo fondamentale nel percorso istitutivo della città metropolitana di Milano:   sono  profondamente convinto infatti che per   vincere   la sfida che abbiamo di fronte oltre  a definire una nuova ripartizione di funzioni e competenze , alla necessità  di mettere in campo  nuove forme  di  negoziazione/concertazione istituzionale , oltre a  riaffermare  la cultura della   cooperazione intercomunale,  abbiamo  soprattutto bisogno  di lavorare congiuntamente alla configurazione degli scenari e alla  definizione   degli  obiettivi strategici  di trasformazione della comunità metropolitana  milanese  nei prossimi decenni
Tutto ciò troverà  definizione  nel Piano Strategico  metropolitano che andremo ad elaborare ed approvare una volta istituita la città metropolitana;  ma anche in questo caso dobbiamo partire  al più presto  coinvolgendo da subito nel  processo istitutivo della città metropolitana  le forze economiche culturali, sociali che rappresentano il vero punto di forza  dell’area milanese.
Per questo  accanto  ai passaggi che ho già indicato,  la mia proposta è quella di  dar vita  all’istituzione  di un  Tavolo metropolitano per lo sviluppo  che  accompagni   da subito  lavori della Conferenza statutaria  e sia di riferimento per il consiglio metropolitano e la conferenza dei sindaci per quanto riguarda  i temi   dello sviluppo economico e sociale .
- See more at: http://www.milanocittametropolitana.org/elezioni-consiglio-statutario/#sthash.1b3hvcb7.dpuf
Con l’approvazione della legge 56   le città metropolitane sono una realtà
L’esperienza accumulata (sono trascorsi oltre due decenni dall’approvazione della L. 142/90 e oltre un decennio dall’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione), dimostra però  che non basta una legge  per fare nascere istituzioni evolute e buone pratiche di governo metropolitano.
E’ necessario accompagnare le previsioni di legge con un’idea attiva di governo, che pratichi in forma partecipata il processo di costruzione della nuova istituzione, valorizzando le diverse identità e le diverse progettualità che compongono l’area metropolitana
Il processo istitutivo deve infatti partire  dalla piena  disponibilità ad un’azione comune per affrontare e risolvere i problemi reali dell’area metropolitana.
Oggi che la legge è stata approvata, anche in relazione al serrato cronoprogramma previsto, occorre mettere al lavoro un “nucleo propulsore“, costituito in primo luogo da Sindaci e da altri rappresentanti istituzionali, Provincia compresa, senza dimenticare il possibile ruolo dei protagonisti della vita economica, sociale  e culturale del territorio milanese non strettamente istituzionali, in grado di avviare le molteplici azioni necessarie per praticare il processo istitutivo della Città metropolitana di Milano.
Come Sindaco del Capoluogo, di una Milano che con Expo e oltre Expo ha sempre di più un ruolo nazionale,  sento la responsabilità di raccogliere attorno al lavoro costituente e all’avvio della Città metropolitana le forze migliori di questo territorio, in uno sforzo che è insieme di collaborazione solidale, di elaborazione di una nuova cultura di  governo e di innovazione progettuale con una visione prospettica di lungo periodo..
Siamo infatti chiamati a mettere  in atto  un’attività di  forte  concertazione politico-amministrativa tra istituzioni di diversa natura e di differente scala, finalizzata a declinare puntualmente le nuove funzioni da assegnare alla Città metropolitana.
Il tutto senza perdere di vista che i cittadini sono i destinatari e beneficiari finali di una innovazione istituzionale che deve avere al più presto delle ricadute tangibili sulla loro vita quotidiana.
Siamo chiamati a mettere in moto un processo di trasformazione e di innovazione istituzionale particolarmente  complicato ; ciò avverrà  necessariamente  per fasi e atti progressivi, ma l’importante è che ora questo processo  si è messo in moto
E’ mia intenzione fissare per il giorno 6 luglio  la data per l’elezione dei  24 componenti della Conferenza Statutaria  che, così come previsto dalla legge,  sarà incaricata della  redazione di una proposta di statuto della città metropolitana di Milano. Naturalmente seguiranno tutte le altre tappe previste per legge   per portare   il 1 gennaio 2015  città metropolitana ad essere operativa operare con il proprio statuto e i propri organi, tuttavia  proprio in relazione al complesso e  ampio lavoro che ci attende  in questi  7 mesi mi preme sottolineare  alcuni passaggi  che ritengo indispensabili  per rendere fruttuoso ed efficace questo lavoro.
  • In primo luogo  credo sia  necessario convocare(subito o non appena saranno insediati i nuovi 70 sindaci?) la conferenza dei sindaci  di tutti i 134 comuni dell’area milanese    per condividere  il percorso della legge  e le sfide per la città metropolitana di Milano.
  • Altrettanto fondamentale sarà  l’attivazione di un tavolo Politico  con Regione Lombardia  per  affrontare le molte  implicazioni  che l’attuale legislazione regionale  ha  rispetto alle funzioni attribuite alla città metropolitana.  In tal senso mi attiverò al più presto con il Presidente Maroni
  • Sul fronte nazionale esistono una serie di questioni   dirimenti, come quella del finanziamento delle città metropolitane, che andranno affrontate con il Governo;   Chiederò al presidente Anci  Fassino  e al coordinatore dei sindaci metropolitani  Orsoni di attivarsi in tal senso.   Così come mi attiverò con i parlamentari  milanesi  e lombardi  per condividere  e sollecitare il  percorso  per porre ed affrontare le  questioni che richiedono  un intervento di tipo legislativo.
  • Più operativamente alla scala locale dovremo invece  attivare al più presto  un tavolo tecnico che veda il coinvolgimento  dei dirigenti comunali e provinciali   che sia di supporto  sia alla conferenza statutaria che alla conferenza metropolitana che andremo ad eleggere entro il 30 settembre, per  affrontare le complesse questioni di natura organizzativa  che deriveranno  dal passaggio  della provincia  al nuovo ente.
Da ultimo   tengo a sottolineare un aspetto che ritengo fondamentale nel percorso istitutivo della città metropolitana di Milano:   sono  profondamente convinto infatti che per   vincere   la sfida che abbiamo di fronte oltre  a definire una nuova ripartizione di funzioni e competenze , alla necessità  di mettere in campo  nuove forme  di  negoziazione/concertazione istituzionale , oltre a  riaffermare  la cultura della   cooperazione intercomunale,  abbiamo  soprattutto bisogno  di lavorare congiuntamente alla configurazione degli scenari e alla  definizione   degli  obiettivi strategici  di trasformazione della comunità metropolitana  milanese  nei prossimi decenni
Tutto ciò troverà  definizione  nel Piano Strategico  metropolitano che andremo ad elaborare ed approvare una volta istituita la città metropolitana;  ma anche in questo caso dobbiamo partire  al più presto  coinvolgendo da subito nel  processo istitutivo della città metropolitana  le forze economiche culturali, sociali che rappresentano il vero punto di forza  dell’area milanese.
Per questo  accanto  ai passaggi che ho già indicato,  la mia proposta è quella di  dar vita  all’istituzione  di un  Tavolo metropolitano per lo sviluppo  che  accompagni   da subito  lavori della Conferenza statutaria  e sia di riferimento per il consiglio metropolitano e la conferenza dei sindaci per quanto riguarda  i temi   dello sviluppo economico e sociale .
- See more at: http://www.milanocittametropolitana.org/elezioni-consiglio-statutario/#sthash.1b3hvcb7.dpuf
Con l’approvazione della legge 56   le città metropolitane sono una realtà.

L’esperienza accumulata (sono trascorsi oltre due decenni dall’approvazione della L. 142/90 e oltre un decennio dall’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione), dimostra però  che non basta una legge  per fare nascere istituzioni evolute e buone pratiche di governo metropolitano.

E’ necessario accompagnare le previsioni di legge con un’idea attiva di governo, che pratichi in forma partecipata il processo di costruzione della nuova istituzione, valorizzando le diverse identità e le diverse progettualità che compongono l’area metropolitana.

Il processo istitutivo deve infatti partire  dalla piena  disponibilità ad un’azione comune per affrontare e risolvere i problemi reali dell’area metropolitana.

Oggi che la legge è stata approvata, anche in relazione al serrato cronoprogramma previsto, occorre mettere al lavoro un “nucleo propulsore“, costituito in primo luogo da Sindaci e da altri rappresentanti istituzionali, Provincia compresa, senza dimenticare il possibile ruolo dei protagonisti della vita economica, sociale  e culturale del territorio milanese non strettamente istituzionali, in grado di avviare le molteplici azioni necessarie per praticare il processo istitutivo della Città metropolitana di Milano.

sabato 29 marzo 2014

La tassazione locale nella Provincia di Genova: un aumento cospicuo tra 2007 e 2012

In base ai dati forniti dalla CGIA di Mestre il volume delle tasse locali in Italia tra il 1997 e la fine del 2013 ha conosciuto un aumento del  200 % circa (pari, in termini assoluti, a +72,8 miliardi di euro), con un gettito che nel 2013 ha sfiorato i 109,2 miliardi di euro.
Secondo il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi tale aumento è dovuto al decentramento fiscale avviato con la legge Bassanini e che aveva quale scopo trasferire parte della tassazione centrale a livello di enti locali. E’ per questo che sono state introdotte tasse quali l’Ici, l’Irap, le addizionali Irpef comunali e regionali, che hanno fatto aumentare notevolmente il gettito della tassazione locale. 

Le tasse locali, si disse, serviranno a coprire le funzioni trasferite dallo Stato agli Enti Locali. In parallelo, avrebbe dovuto diminuire il gettito verso lo Stato centrale, cosa che però non è mai avvenuta, così le tasse locali si sono sommate a quelle versate allo Stato centrale.
Negli ultimi anni poi, la crisi economica ha causato il drastico ridimensionamento dei trasferimenti dallo Stato verso gli Enti Locali, che hanno dovuto aumentare le imposte locali per poter garantire gli stessi livelli di servizio ai cittadini.

Già nel 2010 la stessa CGIA quantificava per il Comune di Genova 1377 euro pro capite di tasse locali (470 comunali, 80 euro provinciali, 827 regionali), su un dato nazionale di circa 1230 pro capite. Il dato era inoltre previsto in aumento, come si è poi effettivamente riscontrato, tanto che già nel 2011 la sola tassazione nel Comune di Genova era salita a oltre 840 euro pro capite, e nel 2012 siamo oltre i 1000 euro. 

Abbiamo già analizzato in un precedente articolo le relazioni tra aumento delle tasse locali e andamento demografico negativo, quello che colpisce è la rapidità degli aumenti delle tasse locali che si sono verificati in pochi anni, specialmente a partire dal 2011. 


Esaminando i dati dei certificati consuntivi dei Comuni (disponibili sul sito del Ministero dell’Interno) si ha una interessante fotografia del territorio che evidenzia dove la pressione pro capite dei tributi locali è maggiore.


Il Comune che evidenzia il maggiore incremento tra 2077 e 2012 è anche quello con meno abitanti: in base ai dati forniti Rondanina presenta un incremento pro capite di oltre 800%. Seguono Favale di Malvaro (+307,5%) e Montebruno (+153,6%). Anche i comuni di Rezzoaglio, Cogoleto, Orero, Lorsica e Gorreto segnano aumenti oltre il 100%.
Genova è anch’essa tra i Comuni che hanno più che raddoppiato, nel periodo, le tasse locali pro-capite, segnando un +128,3%.
Di due Comuni, Rovegno e Ne, non sono ancora resi disponibili i dati al 2012, ragion per cui la variazione è calcolata tra 2007 e 2011.


Il dato conferma altre analisi già condotte in passato (e disponibili su questo sito) ovvero che la pressione fiscale da tassazione locale è più alta nei comuni “ad alta intensità di servizi” (capoluogo, centri costieri) e nei comuni più interni e con meno abitanti. Una fascia di comuni intermedi tra costa ed entroterra presenta valori considerevolmente inferiori rispetto al primo gruppo di Comuni.
E’ interessante notare come in questa fascia di Comuni si sia registrato, nell’ultimo decennio, una buona tenuta della popolazione residente, dovuta in buona parte a fenomeni di immigrazione da altri Comuni.

mercoledì 19 marzo 2014

Movimenti anagrafici nella provincia di Genova tra 2001 e 2012: un bilancio in negativo


L'analisi dei movimenti della popolazione, divisa nelle sue componenti naturale e migratoria, può dare molte informazioni interessanti sull'attrattività di un territorio, oltre che sulla evoluzione demografica delle classi di età e i probabili trend futuri.

scarica il documento completo 
 

1.      La popolazione residente 


Analizzando i dati Istat[1] sui movimenti anagrafici tra 2001 e 2012 la provincia di Genova evidenzia, nel suo complesso, un calo demografico di più di 25mila unità, pari a quasi il 3% della popolazione al 2001. 

La diminuzione non si è verificata in modo omogeneo sul territorio della provincia: si è riscontrata in alcuni Comuni costieri e in alcuni comuni dell’entroterra, particolarmente intensa in Val Trebbia e in Val d’Aveto, ma notevole anche nella zona della valle Stura. 

Il Comune di Genova, che da solo rappresenta più del 68% della popolazione residente nella provincia, registra nel periodo considerato un calo di oltre 27mila unità (-4,4%).

I dati delineano una situazione composita che vede territori, anche molto eterogenei tra loro, che perdono residenti mentre altri li attraggono.

Tra i territori che si rivelano maggiormente attrattivi vi sono la Val Fontanabuona, la Val Graveglia e la Val Petronio, che registrano aumenti anche oltre il 20% (Mezzanego). Sono aree di retro costa che però risultano collegate ai centri maggiori da una efficiente rete viaria e dove i valori fondiari e le locazioni sono decisamente più convenienti rispetto alle località rivierasche. Anche questo trend positivo si è notevolmente affievolito negli ultimi anni, come testimoniano i dati post-censimento 2011 che evidenziano, nel 2012, una perdita di residenti anche in gran parte dei territori che avevano dimostrato una migliore tenuta. Possiamo quindi concludere che la situazione demografica della provincia appare piuttosto critica.


2.      Variazione del saldo naturale della popolazione
L’andamento del saldo naturale, nel periodo 2001-2012, è decisamente negativo. La sola eccezione è rappresentata dal Comune di Casarza Ligure, dove il valore medio dei saldi naturali, in percentuale sulla popolazione residente nel periodo considerato registra un +0,02% . Decisamente prossima allo zero, si dirà, tuttavia è il solo caso in cui la variazione è mediamente positiva.

Più negativa che altrove appare la situazione in Val Trebbia e in alcune zone della Val Scrivia, ma quasi ovunque si nota come le variazioni del saldo naturale siano mediamente negative in tutta la Provincia.

Genova in particolare presenta una variazione media di -0,61% rispetto alla popolazione residente, come quasi tutti i Comuni costieri.

 

3.      Variazione del saldo migratorio
La dinamica dell’immigrazione (interna ed esterna) ha conosciuto, negli ultimi anni, una considerevole frenata rispetto al periodo complessivo 2001 – 2012, segnalando anche sotto questo aspetto una perdita di competitività. Indubbiamente la crisi del settore edilizio e del manifatturiero ha influenzato di molto questa dinamica (soprattutto per gli stranieri), mentre altri comparti quali la cura alle persone (anziani) e l’artigianato (ditte individuali) mostrano una certa “resilienza” alle difficoltà congiunturali.

Dal punto di vista della localizzazione si nota come le variazioni dei saldi positivi di maggiore entità sono localizzate nei Comuni del primo entroterra (Val Fontanabuona, bassa Val Scrivia, bassa Val Trebbia, Valle Sturla, Val Graveglia, alta Valle Petronio), che corrispondono alle località che, pur essendo relativamente vicine e ben collegate con i centri costieri, dove si trovano per la maggior parte ubicati i posti di lavoro, offrono locazioni e prezzi di vendita sensibilmente inferiori rispetto a quelli presenti sulla costa.

Negli ultimi tempi si confermano e in qualche caso si accentuano fenomeni di emigrazione dalle zone più interne o che presentano un accesso più difficoltoso ai servizi (ad esempio Val d’Aveto e, sulla costa, Portofino).




Conclusione
La popolazione nella Provincia di Genova nel periodo 2001 – 2012 si caratterizza per una complessiva diminuzione, dovuta in primis al saldo naturale che è stabilmente negativo. La componente migratoria ha costituito, specie nella prima metà del periodo, un elemento importante di riequilibrio demografico che ha mitigato il calo dovuto alla componente naturale. Negli ultimi anni si assiste ad una complessiva perdita di attrattività del territorio provinciale, e si avvertono i segnali di una nuova tendenza all’emigrazione verso areali economici che offrono maggiori opportunità.

La struttura demografica della provincia risulta, nel complesso, molto sbilanciata: nel 2011 solo il 15,5% della popolazione ha meno di 20 anni (18% nel Nord-Ovest), il 50%  ha da 20 a 60 anni (53,3% nel Nord-Ovest) e il 34,5% ha più di 60 anni (28,7% nel Nord-Ovest -dati Censimento 2011).



[1] Movimento e calcolo della popolazione residente annuale
 

lunedì 3 febbraio 2014

Provincia di Genova: Comuni piccoli, spese pubbliche alte.

La struttura della finanza pubblica dei Comuni italiani evidenzia[1] che esistono notevoli differenze tra gli enti in termine di entrate e spese pro-capite.

Questo avviene per diverse ragioni, per cui non è facile estrapolare i fattori che permettono di distinguere con assoluta chiarezza, ad esempio, quali costi e benefici giustifichino livelli di spesa tanto differenti tra un Comune e l'altro e come tali spese si traducano effettivamente in servizi di qualità erogati ai cittadini.

Una ipotesi di lavoro, indubbiamente semplificativa, ma che permette di avviare un confronto e che trova riscontro in autorevoli trattazioni[2], è quella che considera quali variabili di riferimento la dimensione demografica e la spesa corrente pro-capite dei Comuni.

Analizzando la spesa corrente pro-capite del Comuni italiani al 2010, si osserva che il valore medio è di circa 877 euro[3].

I Comuni della Liguria presentano una spesa media corrente pro-capite di 1126 euro, che risulta essere la più elevata tra le regioni a statuto ordinario.

martedì 16 aprile 2013

Costa, Autorità Portuale di Venezia: a tutti conviene fare parte dell'area metropolitana

Ecco come Paolo Costa, in un articolo di qualche tempo fa, giudica i Comuni che manifestano dubbi sull'opportunità di fare parte della città metropolitana di Venezia. Secondo il presidente dell’Autorità portuale lagunare, il nuovo ente costituisce una opportunità da non perdere e per contare di più a livello internazionale.

da La Nuova di Venezia
 
«Il dibattito nei Comuni è nato sbagliato. Non è vero che solo Venezia ci guadagna. L’unione fa contare tutti molto di più, altrimenti da soli valgono zero». Lo dice Paolo Costa, oggi presidente dell’Autorità portuale, che da sindaco di Venezia diede vita al progetto delle municipalità e che al tema della città metropolitana lavora da decenni. «Da così tanti anni che è meglio se non lo dico sennò sembro vecchio», dice sorridendo. Mentre in giro per la provincia il dibattito verte sul peso di Venezia rispetto ai piccoli Comuni, tra laguna e terraferma di città metropolitana si parla come di una vera opportunità. Lo dice la politica, lo dicono Confindustria e i sindacati. Con un dibattito avanzato. Costa concorda: «Abbiamo iniziato in questo territorio a parlarne dagli anni Settanta. Quarant’anni dopo è tempo di attuarla, arriviamo tardi e ci arriviamo solo costretti da una legge. Per pensare con serenità al futuro dei nostri figli è essenziale la città metropolitana, è il vero motore per la crescita», spiega Costa. «Occorre legare le funzioni urbane tra Venezia e Padova. Solo così eviteremo pessimi risvegli. Quindi, si deve andare avanti subito con chi è d’accordo. Gli altri facciano come credono: sbaglieranno e si pentiranno».

lunedì 18 marzo 2013

Una proposta per l’assetto del territorio della città metropolitana di Genova

L’Arch. Andrea Pasetti, Direttore Pianificazione Generale e di Bacino della Provincia di Genova, ripercorre le tappe del percorso verso la costituzione della Città Metropolitana di Genova, evidenziando come esso vada integrato fortemente con il tema della pianificazione territoriale di area vasta che ha trovato espressione, fino ad oggi, a livello provinciale. Proprio nel momento in cui le città metropolitane paiono prendere corpo, la pianificazione di area vasta si rivela in tutta la sua attualità e adeguatezza nel saper dare delle risposte a temi complessi, nell'organizzazione dei servizi ma anche nelle scelte insediative di realtà che aspirano ad una dimensione finalmente internazionale. Nel contempo, il Piano di area vasta semplifica l’esercizio della pianificazione da parte delle singole realtà comunali ricomponendo eventuali conflittualità in un disegno più vasto e condiviso di sviluppo territoriale. Da questo punto di vista il progetto del nuovo PTCp fornisce contenuti che possono costituire per i Comuni della Città metropolitana la base interpretativa del nuovo piano di area vasta che potrebbe, così, vedere la luce quasi in concomitanza con la nascita della nuova entità territoriale. 


di Andrea Pasetti
La Città metropolitana e il Piano di area vasta

Il dibattito sulla formazione delle Città metropolitane in Italia si è spesso soffermato sugli aspetti istituzionali del nuovo soggetto che, pur essendo compreso al titolo quinto della Costituzione tra gli Enti che formano la nostra Repubblica e nonostante diversi tentativi di attivazione, l’ultimo avviato con la legge del 7 agosto 2012, n. 135 e con le successive disposizioni applicative, non ha ancora visto la luce.

Occorre registrare, anche nell’attuazione di queste misure di miglioramento dell’assetto istituzionale, un ritardo politico e culturale rispetto alla maggioranza degli altri Stati europei, che si rivela non solo a livello nazionale: si deve infatti constatare che il confronto sui requisiti del nuovo soggetto istituzionale in Italia ha creato spesso tensioni nelle relazioni tra Comuni, Province e Regioni coinvolte dal processo avviato.


A fronte di questi ritardi bisogna però riconoscere i segnali positivi che provengono dal dibattito tra gli addetti ai lavori, che resta vivo e intenso, come testimonia il sito che ospita questo contributo, e bisogna anche ammettere che negli ultimi tempi si stanno intravvedendo condizioni più favorevoli per la costituzione del nuovo soggetto.

 Per quanto riguarda la situazione di Genova, in particolare, si deve rimarcare che dal settembre 2012 sono in corso i lavori della Conferenza Metropolitana, che sta elaborando, con grande impegno e con la condivisione della maggior parte dei 67 Comuni coinvolti, lo statuto ed i regolamenti della Città metropolitana, che sono prossimi alla loro definitiva messa a punto. Grazie a questo impegno si può traguardare ad una possibile svolta nel processo di riorganizzazione dell’architettura istituzionale, uscendo dal guado in cui sono rimasti molti Enti, ed in particolare le Province.

giovedì 14 marzo 2013

L'Assessore ai Trasporti del Comune di Genova: serve una regia per tutto il TPL

L'Assessore Dagnino "sposa" l'idea dell'Agenzia per il trasporto pubblico dell'area metropolitana di Genova.
Non un ennesimo carrozzone, ma un approccio integrato al tema della governance della mobilità nelle grandi aree urbane. Dal momento che da anni andiamo proponendo questo modello, non possiamo che concordare e plaudere a questo nuovo orientamento.
Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, ho postato in particolare questo articolo: http://areametropolitanagenova.blogspot.it/2013/02/un-modello-di-governance-del-trasporto.html#more