La proposta del sindaco Brugnaro.
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a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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martedì 1 settembre 2015
lunedì 27 aprile 2015
Federalismo a ritroso per 1,6 miliardi di tasse provinciali
Tasse delle Province: la metà va allo Stato, come ad esempio le imposte locali sull'auto.
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venerdì 14 novembre 2014
URBANISTICA: PICCOLI COMUNI E ONERI DI URBANIZZAZIONE
Il tema della "sovranità" dei singoli comuni, specie se molto piccoli, è uno di quelli assai delicati perchè viene a toccare uno degli assiomi insiti nel tessuto molto frammentario che costituisce il nostro territorio. Eppure, se si mette da parte il ben noto campanilismo, si potrebbe invece considerare quanto un utilizzo meno parcellizzato del territorio e quanto una pianificazione avente vedute un po' più ampie avrebbe ripercussioni positive sulla riduzione del consumo di suolo originando una pianificazione urbanistica di qualità più elavata.
pubblicato su ArcipelagoMilano
di Vittore Soldo*
Il suolo rappresenta il substrato, l’elemento di base, sul quale si
manifestano la maggior parte dei processi di insediamento, sviluppo e
crescita di una comunità. L’urbanistica è lo strumento grazie al quale
questi processi collettivi trovano una sintesi e danno una forma nuova
al paesaggio su cui esercitano la propria azione, rendendo il contesto
territoriale su cui si manifesta, funzionale alle facilitazioni della
comunità che lo insedia.
La
missione di una materia così importante e complessa come l’urbanistica
dovrebbe essere la seguente: elaborare e risolvere la complessità di
creare o rigenerare il tessuto urbano, riuscendo a mantenere in
equilibrio il contesto ambientale e la comunità che vi si innesta, anche
e soprattutto in funzione di contingenze di carattere economico,
produttivo e sociale.
Nel corso del tempo l’urbanistica si è manifestata assecondando le
esigenze e i fenomeni sociali (flussi migratori, abbandono delle
campagne, industrializzazione, deindustrializzazione). Negli ultimi
anni, questa materia è stata per buona parte subordinata a processi
esclusivamente speculativi.
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sabato 22 marzo 2014
Aumento delle tasse locali e calo demografico: quale relazione? Il caso della provincia di Genova
Secondo quanto recentemente affermato dalla Corte dei Conti, la
maggior quota dell'aumento della pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta
al parallelo incremento delle tasse locali. Lungi dal realizzarsi, le promesse
federaliste di maggiore efficienza e di minor costo dei servizi locali sono
rimaste tali, e anzi la pressione fiscale è aumentata per compensare gli
effetti della crisi economica che ha ridotto notevolmente gli introiti da tassazione
indiretta.
Le tasse locali vengono inoltre applicate in modo diversificato
accentuando, spesso, le sperequazioni tra cittadini, in particolar modo quelli
economicamente più deboli.
Secondo i dati della Corte dei
Conti, dal 1990 al 2012 "la forza trainante sulla pressione fiscale
complessiva, passata dal 38 al 44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle
entrate locali. La quota di queste su quelle dell'intera pubblica amministrazione
si è più che triplicata passando dal 5,5% al 15,9%" ha detto il presidente
Raffaele Squitieri sentito dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo
Fiscale. Nel percorso di attuazione del federalismo non è stato inoltre rispettato
"un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva" previsto
dalla legge delega. In altre parole, lo Stato centrale taglia i trasferimenti
ma lascia invariato il prelievo di sua competenza; gli enti territoriali, per
sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi,
a volte anche più dell’occorrente.
Anche la Cgia di Mestre parla di “tradimento”
del federalismo affermando che le tasse locali sono aumentate del 200% dal
1997.
I sindaci si giustificano dicendo
che i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007 ad oggi "sono
stati nettamente superiori all' incremento della fiscalità locale". Ed in
effetti il taglio c’è stato, come conferma la stessa Corte dei Conti: 31
miliardi tra 2009 e 2012.
L’analisi dei magistrati
contabili mette in luce anche un importante aspetto della fiscalità locale,
ossia la differenziazione dei tributi a livello locale, che spesso tende a
penalizzare “i territori con redditi più
bassi ed economie in affanno" rendendone nel contempo ancora minore
l’attrattività territoriale, che può indurre le attività economiche a localizzarsi
altrove.
La tassazione locale nei Comuni della provincia di Genova
Il valore medio delle entrate
tributarie comunali pro capite[1]
è, nel 2011, pari a 730 euro circa. Abbiamo analizzato gli scostamenti da
questo valore medio per cercare di capire la maggiore o minore incidenza, per
abitante, della tassazione locale, e come si più vedere dalla cartografia a
presentare i valori più elevati sono la maggior parte dei Comuni costieri e
alcuni della zona montana.
Genova, il capoluogo, supera il
valore medio con 845 euro di tasse locali pro capite, e lo stesso avviene per i
Comuni del promontorio di Portofino e del Tigullio orientale. Anche la Val
d’Aveto e la val Trebbia presentano Comuni con tassazione locale più elevata
della media provinciale.
Osservando la cartografia che
rappresenta la variazione della popolazione residente tra 2001 e 2012 si
riscontra una buona corrispondenza tra i Comuni che presentano valori di
tassazione locale più elevati della media provinciale e perdita di residenti,
anche se la coincidenza non è totale. Ricompaiono molti dei Comuni costieri già
rilevati in precedenza (Genova, promontorio di Portofino, Tigullio orientale),
così come le valli Trebbia e Aveto.
Sorge abbastanza naturale il
pensiero che sia l’aumento delle tasse locali a generare, seppure in parte, la
tendenza a lasciare certi territori per andare a stabilirsi in zone dove la
tassazione è più leggera.
Vi è anche tuttavia una
differente lettura di questo fenomeno, e cioè che sia il calo demografico a
determinare l’aumento delle tasse locali. Se infatti i bisogni locali restano
sostanzialmente invariati dato che i costi fissi per i servizi tendono semmai a
crescere (assistenza anziani, scuole, trasporti, ecc.), il calo demografico
determina un minore gettito in termini di tasse locali che però viene ripartito
sulla base, sempre più ristretta, dei soggetti contribuenti restanti sul
territorio. Tale base si restringe anche per l’aumento dei soggetti incapienti
(disoccupati e inoccupati) che a loro volta necessitano di servizi per i quali
non possono contribuire.
Penso che una ulteriore indagine
potrebbe meglio chiarire questo aspetto certo non secondario per valutare lo
stato socio-economico del nostro territorio.
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