a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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mercoledì 26 ottobre 2016

Austin, Texas – Genova, Nord Ovest Italia

Un reportage da Austin, Texas, che ci invita a riflettere sulla nostra realtà locale, senza che ciò debba stupirci: come Calvino fa dire da Marco Polo a Kublai Kan: "Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia."
di Andrea Pasetti

Grattacieli a downtown

Immagino la faccia incuriosita dei lettori di questo articolo che si stanno chiedendo cosa mai abbia spinto l’autore, fin dal titolo, ad accostare realtà che sembrano inaccostabili: Austin, la capitale dello Stato federale del Texas – the Lone Star State, negli USA, e Genova, la città e l’area metropolitana dove viviamo.
Perché mai Austin, una città nata nel 1839, adagiata su una pianura appena increspata da basse colline, che non si specchia nel mare ma in una grossa pozza d’acqua che hanno deciso di chiamare lago, dove si immagina ancora andassero ad abbeverarsi le mandrie governate da prodi cow boys, è stata scelta come pietra di paragone con la nostra città?
E poi quello strano riferimento al Nord Ovest dell’Italia dove mai vorrà andare a parare? Vuole forse segnalare che in una dimensione globale la nostra “ligurietta” non ha chances e che occorre necessariamente collocarsi in una situazione macroregionale?
Tutto parte da un viaggio e dalla suggestione di uscire dalle rotte abituali per esplorare nuovi mondi, come tanti anni fa fece Cristoforo Colombo, grande concittadino che possiamo definire metropolitano non solo per il suo atteggiamento da autentico pioniere delle relazioni globali, ma anche perché, unico uomo al mondo, è stato dato alla luce in più luoghi: non solo Genova, ma anche – chiedete a chi abita lì! – Cogoleto, Terrarossa Moconesi e Cuccaro Monferrato; insomma tutte le zone dell’area metropolitana genovese sono rappresentate: centro, levante, ponente e persino l’entroterra alessandrino in previsione di futuri sviluppi territoriali. Più cittadino metropolitano di così …!
Quindi, cari lettori, volete immaginare di fare un viaggio – lampo e scoprire se questa realtà urbana ha qualcosa di interessante per noi cittadini metropolitani genovesi?
Anche Austin, come Genova, è una città metropolitana: la città conta 931 mila abitanti circa e l’area metropolitana supera di poco i due milioni. A differenza di Genova, Austin è in costante crescita demografica; fino all’ultimo decennio del secolo scorso la popolazione austiniana era inferiore a quella genovese, ma già nell’anno 2000 la superava, con più di 670 mila abitanti contro i circa 650 mila di Genova.
Per quanto riguarda l’economia, il contesto è ovviamente del tutto diverso: agricoltura, petrolio, industria aerospaziale, ICT sono i settori trainanti. Tuttavia forse non tutti sanno che in Texas sono altre le città dove si concentrano i settori tradizionali, mentre Austin è soprattutto sede di grandi servizi (pubblica amministrazione, università, ospedali, ecc.), ma anche il luogo dove si è sviluppato un grande distretto industriale conoscuito come “Silicon Hills”, che compete ormai con la celebre “Silicon Valley” californiana nella produzione di hardware, software e semiconduttori, e che ha fatto diventare l’area metropolitana di Austin uno dei più grandi centri al mondo nell’ high tech.
Volendo fare un paragone con Genova è come se da noi il grande sogno dei pianificatori di realizzare un distretto di alta tecnologia (prima Campi, poi Erzelli, …) si fosse effettivamente avverato, e questi insediamenti fossero diventati un solido motore di sviluppo, attraendo investimenti, risorse, intelligenze da tutto il pianeta.
Per chi pensa a Genova come porta dell’Europa sul Mediterraneo, come gateway city tra economie e culture diverse, il paragone con Austin può fornire qualche ulteriore suggestione.
Austin non è sul mare ma, in un certo senso, è anch’essa una gateway city, una porta tra l’economia più ricca al mondo e il centro e sud America. In particolare il Texas è Stato di confine con il Messico e, al di là delle barriere, sia quelle esistenti sia quelle che qualcuno vorrebbe ulteriormente innalzare, la comunità messicana è molto presente ad Austin.
Se giri per Austin trovi molti luoghi dove la cultura messicana esprime i suoi valori: non solo centri culturali, musei, scuole, asili, centri servizi, ma anche ristoranti, locali con musica dal vivo, nomi di importanti arterie stradali a downtown, che dimostrano che cosa in concreto significa il contatto tra culture diverse, che coinvolge certamente interessi economici, ma soprattutto occasioni di scambio di stili di vita, di lingue, di suoni, di sapori.
La mobilità a Austin si basa principalmente su un’imponente rete di strade ed autostrade che attraversa e connette l’intera area metropolitana; spesso ai lati delle highways si trovano strade di servizio urbano che mediano i flussi di traffico di transito con  quelli di penetrazione verso i quartieri residenziali, i distretti produttivi ed i centri commerciali: qui lo spazio non manca e le risorse per le infrastrutture neppure e tutto il sistema, in effetti, sembra funzionare. Tuttavia, se si vanno a leggere gli obiettivi dell’autorità pubblica in merito alla mobilità, si scopre che le priorità sono quelle di non sviluppare ulteriormente questa rete ma di incentivare il trasporto pubblico, limitando ulteriore consumo di suolo.
State highway 130

Per chi si occupa di pianificazione territoriale e strategica la consultazione della pagina http://www.austintexas.gov/department/draft-long-range-cip-strategic-plan nel sito ufficiale della Città di Austin è fortemente raccomandabile. Non si tratta ovviamente di “copiare” strategie e obiettivi, sia perché i contesti sono radicalmente diversi, sia soprattutto perché ogni città metropolitana nel mondo ha un suo proprio inconfondibile carattere che la rende attrattiva rispetto alle altre e quindi i progetti per il futuro di queste città devono nascere come espressione di questa diversità; la lettura dei piani di Austin è interessante per due motivi. Il primo riguarda il metodo con il quale sono stati predisposti: una larga partecipazione di tutte le forze sociali, economiche e culturali ed il coinvolgimento di tutte le organizzazioni che erogano servizi collettivi. Il secondo è la capacità di affrontare tutti i temi che riguardano la vita quotidiana delle persone inserendoli in una prospettiva di medio – lungo periodo.
Si tratta insomma di un progetto collettivo per il territorio metropolitano dotato nello stesso tempo dei requisiti di concretezza per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare e di visione del futuro per quanto riguarda gli obiettivi essenziali. Una visione ottimistica, coinvolgente e quindi distante dal mugugno inconcludente e autoreferenziale che spesso accompagna i nostri ragionamenti sulla realtà genovese e, in questo senso, forse, è una lezione da imparare.
Un ultimo consiglio per chi volesse andare a verificare di persona lo stato e le prospettive di questa città: Austin è una città con una buona dotazione di spazi verdi ed i parchi urbani e periurbani sono molto frequentati da una popolazione tendenzialmente più sportiva e salutista che nel resto del Texas; anche a downtown, fra i grattacieli, è presente un’area verde, un grande prato, dove vi consiglio di passare al sabato mattina.
Ai margini del prato troverete, incredibilmente, una serie di banchetti che vendono prodotti agricoli locali e sul prato organizzazioni non profit curano la realizzazione di giochi collettivi per i bambini. Questa capacità di vivere gli spazi urbani e di realizzare occasioni di incontro e di gioco collettivo mi sembra sia una cifra interpretativa dell’intera realtà metropolitana di Austin.
Mercatino a downtown


Bene, il nostro viaggio è finito ed è ora di tornare a casa: vogliamo provare tutti insieme a costruire un nuovo progetto per Genova metropolitana, che ci faccia uscire dal declino e dia qualche speranza alle giovani generazioni, invogliandole a rimanere e crescere restando ben collegati con l’Europa e il mondo intero?

mercoledì 24 agosto 2016

Centro e periferia: una riflessione di Andrea Pasetti



Andrea Pasetti prendendo spunto da un precedente articolo propone alcuni temi di stretta attualità: l'interdipendenza tra la grande città e il suo territorio (area vasta) e il concetto di "contaminazione" che potremmo anche tradurre con "mescolanza": di culture, di punti di vista, di opportunità di vita.

di Andrea Pasetti *

L’articolo su “Centro” e “Periferia” della città è molto stimolante perché ci obbliga ad uscire dalla nostra pigrizia intellettuale che ci impedisce di considerare i fenomeni urbani nella loro vera natura, ed a guardare all’attuale realtà urbana secondo nuove prospettive.
Da troppo tempo l’urbanistica è vista come un insieme di regolette per realizzare singole operazioni edilizie e non come il progetto generale della città e questa miopia ci impedisce non solo di comprendere il modo in cui le diverse parti della città si relazionano tra di loro, ma anche di capire quale futuro stiamo costruendo per noi e per le generazioni future.
Per proseguire il filo dei ragionamenti proposti da Sonia Zarino, propongo due ulteriori spunti.
Il primo riguarda il concetto di interdipendenza: città e area vasta che ad essa fa riferimento vivono insieme e condividono buone e cattive sorti.
Nelle città antiche, dove la “periferia” coincideva con la cinta muraria, un ricco contado faceva ricca anche la città; nel caso di Genova, proiettata sul mare più che su un entroterra montano, il contado era in gran parte costituito dai collegamenti marittimi con i ricchi porti del Mediterraneo.
La regola vale anche oggi: una città o un singolo Comune che pensino di bastare a sé stessi senza curarsi di chi sta intorno a loro o che perseguano il malvagio obiettivo di scaricare sui propri vicini le negatività che non si riescono a risolvere in casa, sono destinati inevitabilmente al declino.
Un esempio positivo di integrazione tra area densamente insediata e area vasta di riferimento è Stuttgart, dove convivono mirabilmente residenza, industria, spazi verdi, cultura, agricoltura, infrastrutture e servizi in un’area metropolitana allo stesso tempo integrata e diversificata.
Il secondo spunto di riflessione riguarda il concetto di contaminazione: centro e periferia sono false rappresentazioni della realtà che servono soprattutto a erigere muri e a difendere privilegi.
Privilegi di chi abita “in centro” (ma c’è sempre qualcuno che abita più in centro di me) che non vuole confondersi con chi abita "nelle periferie” (ma c’è sempre qualcuno che abita in periferie peggiori della mia).
Ebbene la storia ci insegna che la vita si genera solo se ci lasciamo “contaminare” dagli altri, pur rimanendo profondamente noi stessi. Nelle grandi aree urbane l’integrazione sociale, ma anche la creazione di reti di servizi e di opportunità estese all’intera area vasta, sono la condizione essenziale per dare vita al sistema e attrarre nuovi cittadini.
Tra gli esempi che si possono citare ci sono certamente Londra, considerata la città più cosmopolita al mondo e Stockholm, che da parecchi anni sta conducendo politiche di armonizzazione nella sua area metropolitana.

*rappresentante dell'INU Liguria

martedì 10 maggio 2016

Fatte le Città metropolitane, ora bisogna fare i cittadini metropolitani?

Andrea Pasetti, già direttore dell'Urbanistica della Provincia di Genova e rappresentante dell'INU Liguria,  risponde ad un articolo di Giangiacomo Schiavi apparso su Il Corriere della Sera sul tema della città metropolitana invitando ad una maggiore consapevolezza da parte dei media e dei cittadini rispetto ad un tema troppo spesso trattato con superficialità e scarsa considerazione: la città metropolitana resta un tema sconosciuto ai più, rischiando di trasformarsi nell'ennesima occasione mancata, in primis per i suoi cittadini.

di Andrea Pasetti


Strano come i giornali affrontano il tema delle Città metropolitane. Per essere precisi la maggior parte non lo affronta proprio; sembra ignorare che da più di un anno le Città metropolitane sono state istituite anche in Italia, dopo un’attesa di vent’anni, mettendosi al passo con le realtà europee più evolute.
I pochi giornalisti che osano affrontare l’argomento, come Giangiacomo Schiavi in un recente articolo sul “Corriere della sera” pubblicato su questo blog, confessano di non averci capito nulla e in effetti fanno una grande confusione omologando il nuovo Ente a Provincia, Comune o – addirittura – a Città/Stato.
Eppure, per dare un’informazione corretta, basterebbe poco: è sufficiente connettersi ai siti ufficiali delle Città metropolitane per capire che cosa sono e che cosa stanno facendo.
Magari troverebbero spunti per fare degli scoop straordinari: ad esempio che la Città metropolitana di Milano il giorno 11 aprile 2016 ha adottato il proprio Piano strategico e il prossimo giovedì 12 maggio si riunirà il Consiglio per la sua definitiva approvazione, oppure che la Città metropolitana di Genova ha approvato il 10 gennaio 2016 la Variante al Piano denominata Sistemi Territoriali Strategici, creando le basi per dare maggiore efficacia alla localizzazione dei fondi strutturali europei 2014 – 2020, che la Regione Liguria ha programmato senza tenere conto delle finalità e delle funzioni del nuovo Ente.
La disinformazione è totale: si continua a parlare delle Province ormai sostituite dai nuovi Enti metropolitani come se queste fossero ancora operanti e si ignorano i risultati del lavoro già effettuato a livello locale e nazionale anche grazie al contributo di soggetti come ANCI, INU e FORMEZ.
La cosa forse più sorprendente è la mancata reazione da parte dei cittadini metropolitani: la legge Del Rio non ha soltanto riformato l’ordinamento degli Enti locali (bene o male non è questo il punto). Affidando alle Città metropolitane compiti di: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee, la legge ha anche indicato nuovi diritti per i loro cittadini.
In quanto cittadino metropolitano, residente nelle zone più centrali e congestionate ovvero nelle aree più periferiche e scarsamente insediate, ai sensi della legge vigente ho il sacrosanto diritto di sapere quale sarà il futuro del mio territorio, di avere servizi più efficienti e a minor costo, di assicurare ai miei figli e nipoti contatti con le omologhe Città italiane ed europee per aprire nuove prospettive di conoscenza e lavoro.
Quando cominceremo a svegliarci dal nostro torpore? Quando capiremo che per uscire dal tunnel della crisi dobbiamo unire le forze, uscire dalle nostre piccole e insignificanti beghe quotidiane e trovare una dimensione di area vasta degna della nostra cittadinanza e in grado di risollevare le sorti del paese?
Segnalo,  come elemento positivo, che sono in corso meritevoli tentativi di formare “Comuni di vallata”, con la finalità non solo di avere a disposizione maggiori risorse, ma soprattutto di valorizzare le diversità e di far contare di più i diritti metropolitani dei residenti.

venerdì 25 marzo 2016

Entella, un polo strategico nell’area metropolitana genovese

Spesso i comuni, per seguire particolarismi e campanilismi, rischiano di perdere di vista l'occasione che potrebbe costituire il fare parte a pieno titolo di una città metropolitana, mentre i problemi irrisolti si trascinano e minacciano un possibile sviluppo alternativo, relegando i territori ad una definitiva marginalità.

di Andrea Pasetti*

Nella piana del fiume Entella la Città metropolitana di Genova si gioca molto del proprio futuro.
Forse a qualcuno questa affermazione sembra eccessiva? Qualcun altro pensa che sono i cittadini ed i Comuni dell’Entella a doversi occupare dei loro problemi, senza “interferenze esterne”?
La realtà è che la dimensione metropolitana offre straordinarie opportunità di sviluppo ma deve esprimere ancora le sue potenzialità e resta quindi ai margini del dibattito politico e delle notizie dei media. I cittadini e le comunità locali che ne fanno parte, sia nelle aree più urbanizzate del Capoluogo e della fascia costiera, sia nelle valli interne e sui rilievi montani, continuano a pensarsi come entità separate e assistono, sempre più sgomenti, al progressivo decadimento sociale ed economico. Dobbiamo rapidamente renderci conto che l’unica possibilità per uscire dal declino è compiere un salto di scala che ci faccia partecipare ai processi di sviluppo di livello europeo.
Veniamo quindi all’area dell’Entella; cinque Comuni metropolitani: Chiavari, Lavagna, Cogorno, Carasco e Leivi condividono problemi e opportunità nello stesso pezzo di territorio e sono da tempo alla ricerca di soluzioni e prospettive d’azione che mettano tutti d’accordo.

domenica 17 gennaio 2016

Buon compleanno, Città metropolitana!



Primo bilancio con (poche) luci e (troppe) ombre sulle città metropolitane che hanno ad oggi largamente disatteso le giuste aspettative tanto dei cittadini quanto di coloro che vi operano ogni giorno, dibattendosi tra mille difficoltà e ristrettezze. L'arch. Andrea Pasetti, già dirigente dell'urbanistica della Provincia di Genova e oggi referente dell'INU per la Liguria in materia di città metropolitana, fa il punto della situazione.

di Andrea Pasetti


Il primo di gennaio 2016 le Città metropolitane italiane hanno compiuto un anno.  

In realtà per alcune (Reggio Calabria e le Città delle Regioni a statuto speciale) la formale istituzione deve ancora avvenire, altre hanno trascorso un periodo più o meno lungo “in incubatrice”, non essendosi ancora ben formata l’ossatura (lo Statuto) e le connessioni che ne regolano le funzioni vitali (le relazioni con le Regioni sulle funzioni delegate e la correlata destinazione del personale non addetto alle funzioni fondamentali, i rapporti tra i Comuni dell’area metropolitana, la designazione dei Consiglieri delegati, ecc.).  

La Città metropolitana di Genova al momento della sua nascita poteva vantare un “indice di Apgar” migliore rispetto ad altre, ed ha iniziato subito a svolgere le proprie attività sia a livello politico, con un intenso lavoro dell’Assemblea, del Consiglio, dei Consiglieri delegati e del Sindaco metropolitano, sia a livello tecnico con la predisposizione di documenti, atti, proposte deliberative che attengono alle funzioni fondamentali dell’area metropolitana: la pianificazione strategica e territoriale, l’organizzazione dei servizi sovracomunali, l’esercizio delle deleghe ancora attive.  

E poi? Come è cresciuto questo nuovo Ente, sul quale si concentravano le attese di chi sperava in un radicale rinnovamento delle Autonomie locali, e di chi credeva che il nuovo arrivato avrebbe non solo fornito ai cittadini migliori servizi con minori costi, ma soprattutto dato un decisivo stimolo allo sviluppo economico ed al riassetto territoriale dell’intero Paese?  Purtroppo – inutile nascondercelo - il bilancio del primo anno di vita delle Città metropolitane italiane non è positivo, per diversi motivi che proviamo a evidenziare.  Il problema minore sono i pochi risultati concreti ottenuti: nessuna persona dotata di buon senso poteva aspettarsi concrete realizzazioni da parte di Enti appena costituiti, i cui Amministratori sono di secondo livello (cioè devono affrontare tutte le complessità del nuovo soggetto pubblico continuando a svolgere le medesime attività di prima per i propri diretti elettori), e sono chiamati a svolgere gravose incombenze per l’area metropolitana a titolo gratuito.

martedì 28 ottobre 2014

A chi interessa la città metropolitana?


Sono molto interessanti i risultati emersi dall'analisi dei questionari realizzati in occasione del corso sulle città metropolitane e dedicato a architetti e urbanisti che si è svolto nei giorni scorsi a Genova: essi rivelano una visione tutto sommato positiva del nuovo ente, che per il 42,86% porterà effetti benefici per la loro attività.

di Andrea Pasetti*

Il tema “Città metropolitana” decisamente non sfonda sui media e sugli organi di stampa. Quando se ne parla, gli argomenti riguardano soprattutto i movimenti dei vari attori interessati per posizionarsi sulla scacchiera politica dei poteri locali, ma raramente si affrontano le questioni che riguardano il futuro di questi nuovi Enti, pensati come motore della ripresa economica del nostro Paese attraverso la programmazione e la gestione del territorio.

Ma i cittadini metropolitani, le categorie professionali, gli operatori economici e culturali che cosa ne pensano? Che informazioni hanno? Percepiscono la nuova Città metropolitana come un’opportunità o come una minaccia?


In attesa di un’inchiesta più sistematica, alcune interessanti indicazioni provengono dai partecipanti ad un Corso di formazione professionale organizzato dalla Sezione ligure dell’INU – Istituto Nazionale di Urbanistica – in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Genova, che si è svolto tra il 19 settembre e il 17 ottobre, sul tema della pianificazione territoriale e strategica della Città metropolitana.

mercoledì 15 gennaio 2014

L’area metropolitana genovese si candida per gli Investimenti Territoriali Integrati nella programmazione dei fondi 2014 - 2020

di Andrea Pasetti*

L’elemento di novità che sarà prossimamente introdotto nell’ordinamento degli Enti locali con la costituzione delle Città metropolitane trova già oggi un immediato riscontro operativo nell’ambito della formazione dei programmi per la localizzazione dei fondi strutturali 2014 – 2020.

In questi giorni infatti, registrato il conseguimento del target di spesa del precedente periodo di programmazione 2007 – 2013, che ha raggiunto il 52,7% delle risorse programmate, evitando quindi la paventata perdita di risorse, si stanno definendo gli orientamenti per il nuovo ciclo.

Si devono qui rimarcare due osservazioni: la prima riguarda l’evidente scarsa efficienza dell’attuale sistema di attuazione dei programmi che riesce solo con fatica a superare la soglia minima del 48,5% della spesa; la seconda è il cronico ritardo italiano nel definire la programmazione operativa dei fondi strutturali, che per il periodo 2014 – 2020 è appena iniziata nel nostro Paese mentre gli Stati europei più virtuosi hanno impostato già da tempo i loro quadri operativi.

mercoledì 20 novembre 2013

Sondaggio: La maggioranza non vuole l’abolizione delle Province ma la loro trasformazione



di Andrea Pasetti

Per sostenere il processo di riforma degli apparati pubblici, nei mesi scorsi il Governo aveva lanciato una consultazione pubblica attraverso il sito www.partecipa.gov.it.



Sono stati da poco pubblicati gli esiti di tale iniziativa, che è risultata “la consultazione pubblica più partecipata d’Europa, con più di 200 mila risposte”. I dati sono stati validati dall’ISTAT e sono stati controllati da un autorevole Comitato Scientifico composto da Francesco Profumo, ex Ministro dell’Istruzione, Emanuele Baldacci, Capo Dipartimento ISTAT, Luca De Biase, Presidente Fondazione Ahref, e da esperti di qualità dell’informazione.



Tra i temi sottoposti alla consultazione era presente quello della riforma delle Autonomie Locali, particolarmente interessante in questa fase in cui è in discussione il disegno di legge del Ministro Del Rio, che prevede tra l’altro la costituzione delle Città metropolitane che dovrebbero sostituire le corrispondenti Province.



Ci sono delle sorprese in merito al quesito sull’abolizione o meno delle Province.



Nelle risposte al questionario breve, al quale hanno validamente risposto 131.676 persone, la scelta di “semplificare, abolendo le Province” è stata fatta solo dal 42,1% dei partecipanti, mentre il 46,1% ritiene di dover “accorpare gli Enti, riorganizzando le funzioni” e l’8,7% intende “mantenere l’attuale struttura”. Non prevale quindi l’idea dell’abolizione, ma quella del mantenimento e della riorganizzazione.



Oltre al questionario breve, la consultazione prevedeva anche un questionario di approfondimento: a questo hanno risposto 71.385 persone, cioè circa la metà del questionario breve; in questo caso l’orientamento delle risposte è risultato più favorevole alla soppressione ed al corrispondente trasferimento delle funzioni esercitate dalle Province, per il 50,8% alle Regioni, per l’11,8% a Ente intermedio (Città metropolitane? “nuove” Province? Unioni dei Comuni?), per il 9,2% a Ente intermedio facoltativo.



Nella Sintesi dei dati, pubblicata con grande evidenza, si enfatizzano i risultati del questionario di approfondimento come se fossero quelli più significativi: però, se la matematica non è un’opinione, risulta che il 54,8% delle risposte al questionario breve, cioè 72.158 sono per mantenere o riorganizzare le Province, mentre il 71,8% delle risposte al questionario di approfondimento, cioè 51.254 sono per sopprimerle (ma di queste quasi 15.000 sono a favore del trasferimento di funzioni a “Ente intermedio”) e questo dato è addirittura inferiore al 42,1% delle risposte a favore della soppressione del primo questionario.



Insomma, nonostante la sintesi un po’ fuorviante pubblicata sul sito governativo, risulta chiaro che la maggioranza delle risposte non è certo a favore della soppressione delle Province, ma prevale l’idea di una loro riorganizzazione e di un trasferimento di funzioni ad un Ente intermedio.



Ritengo che questi risultati confermino anche per la realtà genovese l’esigenza di procedere finalmente alla costituzione della nuova area metropolitana, intesa non come un “allargamento” del Comune capoluogo a spese dei Comuni più piccoli, ma come una “alleanza” tra tutte le comunità locali che vivono e lavorano sul nostro territorio per vincere le sfide dello sviluppo socio economico e della riqualificazione e protezione dell’ambiente, e per sentirsi davvero cittadini europei.

venerdì 5 luglio 2013

Genova, città metropolitana: una occasione da non sprecare

La città metropolitana è ormai all’orizzonte, quali sono le reali prospettive per lo sviluppo territoriale dell’area vasta di Genova? Quali strumenti pianificatori possono essere utilizzati per dare concretezza alle esigenze di funzionamento della città metropolitana e risposte ai bisogni della popolazione che, di fatto, vive già una condizione metropolitana (si pensi ad esempio all’importanza del pendolarismo tra capoluogo e resto del territorio) ma che tuttavia soffre la mancanza di una efficiente ed efficace organizzazione dei servizi a livello territoriale, che restano invece frammentati in tante competenze amministrative tra loro scollegate e disomogenee, con evidenti diseconomie e sprechi di risorse non più tollerabili?
foto gallery
A questi ed altri quesiti il convegno che si è svolto il giorno 25 giugno presso la Facoltà di Architettura di Genova ha dato alcune risposte e fatto il punto sullo stato dell’arte dell’iter della città metropolitana, che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno in corso.

lunedì 18 marzo 2013

Una proposta per l’assetto del territorio della città metropolitana di Genova

L’Arch. Andrea Pasetti, Direttore Pianificazione Generale e di Bacino della Provincia di Genova, ripercorre le tappe del percorso verso la costituzione della Città Metropolitana di Genova, evidenziando come esso vada integrato fortemente con il tema della pianificazione territoriale di area vasta che ha trovato espressione, fino ad oggi, a livello provinciale. Proprio nel momento in cui le città metropolitane paiono prendere corpo, la pianificazione di area vasta si rivela in tutta la sua attualità e adeguatezza nel saper dare delle risposte a temi complessi, nell'organizzazione dei servizi ma anche nelle scelte insediative di realtà che aspirano ad una dimensione finalmente internazionale. Nel contempo, il Piano di area vasta semplifica l’esercizio della pianificazione da parte delle singole realtà comunali ricomponendo eventuali conflittualità in un disegno più vasto e condiviso di sviluppo territoriale. Da questo punto di vista il progetto del nuovo PTCp fornisce contenuti che possono costituire per i Comuni della Città metropolitana la base interpretativa del nuovo piano di area vasta che potrebbe, così, vedere la luce quasi in concomitanza con la nascita della nuova entità territoriale. 


di Andrea Pasetti
La Città metropolitana e il Piano di area vasta

Il dibattito sulla formazione delle Città metropolitane in Italia si è spesso soffermato sugli aspetti istituzionali del nuovo soggetto che, pur essendo compreso al titolo quinto della Costituzione tra gli Enti che formano la nostra Repubblica e nonostante diversi tentativi di attivazione, l’ultimo avviato con la legge del 7 agosto 2012, n. 135 e con le successive disposizioni applicative, non ha ancora visto la luce.

Occorre registrare, anche nell’attuazione di queste misure di miglioramento dell’assetto istituzionale, un ritardo politico e culturale rispetto alla maggioranza degli altri Stati europei, che si rivela non solo a livello nazionale: si deve infatti constatare che il confronto sui requisiti del nuovo soggetto istituzionale in Italia ha creato spesso tensioni nelle relazioni tra Comuni, Province e Regioni coinvolte dal processo avviato.


A fronte di questi ritardi bisogna però riconoscere i segnali positivi che provengono dal dibattito tra gli addetti ai lavori, che resta vivo e intenso, come testimonia il sito che ospita questo contributo, e bisogna anche ammettere che negli ultimi tempi si stanno intravvedendo condizioni più favorevoli per la costituzione del nuovo soggetto.

 Per quanto riguarda la situazione di Genova, in particolare, si deve rimarcare che dal settembre 2012 sono in corso i lavori della Conferenza Metropolitana, che sta elaborando, con grande impegno e con la condivisione della maggior parte dei 67 Comuni coinvolti, lo statuto ed i regolamenti della Città metropolitana, che sono prossimi alla loro definitiva messa a punto. Grazie a questo impegno si può traguardare ad una possibile svolta nel processo di riorganizzazione dell’architettura istituzionale, uscendo dal guado in cui sono rimasti molti Enti, ed in particolare le Province.