a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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martedì 4 agosto 2015

I migranti partono, meno nascite

Prosegue una tendenza già in atto da alcuni anni: la crisi economica provoca la partenza dei migranti residenti in Liguria e questo fenomeno si avverte in modo consistente nel calo delle nascite, a testimonanza del notevole contributo positivo proveniente da queste persone per contrastare lo storico, consistente calo naturale. Contributo che, a quanto pare, si sta attenuando.

La Liguria ha il record italiano: un pensionato ogni due lavoratori

L'invecchiamento della popolazione pone una serie di esigenze nuove, dato che occorre tarare in modo diverso i servizi offerti ad una popolazione non più produttiva e che abbisogna di un alto grado di assistenza. L'immigrazione in calo non riesce più a riequilibrare il depauperamento in termini di persone ma anche economico che si viene a creare, dato che solo una certa quota di cittadini in età lavorativa garantisce il gettito necessario a mantenere in equilibrio il sistema di welfare. Siamo già di fatto entrati nell'effetto Detroit?

domenica 22 marzo 2015

Andamento demografico in Italia: negativo il saldo naturale, positivo il saldo migratorio, ma in misura minore rispetto al passato. Aumenta l'emigrazione italiana.



Nel corso del 2014 l’ISTAT ha diffuso i dati sull’andamento demografico in Italia. Di seguito una sintesi dei risultati. E’ possibile scaricare qui il documento completo.

Al 31 dicembre 2013 risiedono in Italia 60.782.668 persone, di cui più di 4milioni e 900mila (8,1%) di cittadinanza straniera.
Il calcolo della popolazione è stato riavviato a partire dal censimento del 2011, sommando alla popolazione legale del 9 ottobre 2011 il movimento anagrafico del periodo 9 ottobre-31 dicembre 2011 e successivamente quello degli anni 2012 e 2013.
Nel corso del 2013 l'incremento reale della popolazione, dovuto alla dinamica naturale e a quella migratoria, registra una crescita molto modesta, pari ad appena 30mila unità (+0,1%).
A seguito del censimento della popolazione residente, i comuni hanno svolto le operazioni di revisione delle anagrafi. Queste hanno determinato, nel bilancio dell'anno 2013, un saldo dovuto alle rettifiche di +1.067.373 unità (di cui 370.194 stranieri), pari al 97,3% dell'incremento di popolazione totale del 2013, e al 69,3% di quello relativo alla popolazione straniera. Nel complesso, quindi, la popolazione iscritta in anagrafe ha registrato un incremento pari a 1.097.441 unità (+1,8%).
Il movimento naturale della popolazione ha fatto registrare un saldo negativo di circa 86 mila unità. In particolare, sono stati registrati quasi 20 mila nati e circa 12 mila morti in meno rispetto all'anno precedente. Anche i nati stranieri diminuiscono per la prima volta (-2.189) rispetto all'anno precedente, pur rappresentando il 15% del totale dei nati.
Il movimento migratorio con l'estero ha fatto registrare, nel 2013 , un saldo positivo pari a circa 182 mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Aumenta l'emigrazione italiana, diminuisce l'immigrazione straniera.
Il movimento migratorio, sia interno sia dall'estero, in calo rispetto al 2012, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

giovedì 19 febbraio 2015

Golfo Paradiso, crolla la popolazione

Caro affitti e pochi che possono permettersi di acquistare una casa sulle località costiere: questi fattori generano la "fuga" verso l'entroterra, dove gli alloggi costano meno, anche se a prezzo di qualche scomodità in più dovuta alla lontananza dei servizi pubblici (scuole, ospedali, ecc.) e alla necessità di spostamenti più lunghi.

sabato 22 marzo 2014

Aumento delle tasse locali e calo demografico: quale relazione? Il caso della provincia di Genova



Secondo quanto recentemente affermato dalla Corte dei Conti, la maggior quota dell'aumento della pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta al parallelo incremento delle tasse locali. Lungi dal realizzarsi, le promesse federaliste di maggiore efficienza e di minor costo dei servizi locali sono rimaste tali, e anzi la pressione fiscale è aumentata per compensare gli effetti della crisi economica che ha ridotto notevolmente gli introiti da tassazione indiretta.
Le tasse locali vengono inoltre applicate in modo diversificato accentuando, spesso, le sperequazioni tra cittadini, in particolar modo quelli economicamente più deboli.

Secondo i dati della Corte dei Conti, dal 1990 al 2012 "la forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, passata dal 38 al 44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle entrate locali. La quota di queste su quelle dell'intera pubblica amministrazione si è più che triplicata passando dal 5,5% al 15,9%" ha detto il presidente Raffaele Squitieri sentito dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo Fiscale. Nel percorso di attuazione del federalismo non è stato inoltre rispettato "un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva" previsto dalla legge delega. In altre parole, lo Stato centrale taglia i trasferimenti ma lascia invariato il prelievo di sua competenza; gli enti territoriali, per sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi, a volte anche più dell’occorrente.

Anche la Cgia di Mestre parla di “tradimento” del federalismo affermando che le tasse locali sono aumentate del 200% dal 1997.
I sindaci si giustificano dicendo che i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007 ad oggi "sono stati nettamente superiori all' incremento della fiscalità locale". Ed in effetti il taglio c’è stato, come conferma la stessa Corte dei Conti: 31 miliardi tra 2009 e 2012. 

L’analisi dei magistrati contabili mette in luce anche un importante aspetto della fiscalità locale, ossia la differenziazione dei tributi a livello locale, che spesso tende a penalizzare  “i territori con redditi più bassi ed economie in affanno" rendendone nel contempo ancora minore l’attrattività territoriale, che può indurre le attività economiche a localizzarsi altrove.

La tassazione locale nei Comuni della provincia di Genova

 


Il valore medio delle entrate tributarie comunali pro capite[1] è, nel 2011, pari a 730 euro circa. Abbiamo analizzato gli scostamenti da questo valore medio per cercare di capire la maggiore o minore incidenza, per abitante, della tassazione locale, e come si più vedere dalla cartografia a presentare i valori più elevati sono la maggior parte dei Comuni costieri e alcuni della zona montana.
Genova, il capoluogo, supera il valore medio con 845 euro di tasse locali pro capite, e lo stesso avviene per i Comuni del promontorio di Portofino e del Tigullio orientale. Anche la Val d’Aveto e la val Trebbia presentano Comuni con tassazione locale più elevata della media provinciale.


[1] Abitanti residenti nel Comune al 2011






Osservando la cartografia che rappresenta la variazione della popolazione residente tra 2001 e 2012 si riscontra una buona corrispondenza tra i Comuni che presentano valori di tassazione locale più elevati della media provinciale e perdita di residenti, anche se la coincidenza non è totale. Ricompaiono molti dei Comuni costieri già rilevati in precedenza (Genova, promontorio di Portofino, Tigullio orientale), così come le valli Trebbia e Aveto. 

Sorge abbastanza naturale il pensiero che sia l’aumento delle tasse locali a generare, seppure in parte, la tendenza a lasciare certi territori per andare a stabilirsi in zone dove la tassazione è più leggera.

Vi è anche tuttavia una differente lettura di questo fenomeno, e cioè che sia il calo demografico a determinare l’aumento delle tasse locali. Se infatti i bisogni locali restano sostanzialmente invariati dato che i costi fissi per i servizi tendono semmai a crescere (assistenza anziani, scuole, trasporti, ecc.), il calo demografico determina un minore gettito in termini di tasse locali che però viene ripartito sulla base, sempre più ristretta, dei soggetti contribuenti restanti sul territorio. Tale base si restringe anche per l’aumento dei soggetti incapienti (disoccupati e inoccupati) che a loro volta necessitano di servizi per i quali non possono contribuire.

Penso che una ulteriore indagine potrebbe meglio chiarire questo aspetto certo non secondario per valutare lo stato socio-economico del nostro territorio.

mercoledì 19 marzo 2014

Movimenti anagrafici nella provincia di Genova tra 2001 e 2012: un bilancio in negativo


L'analisi dei movimenti della popolazione, divisa nelle sue componenti naturale e migratoria, può dare molte informazioni interessanti sull'attrattività di un territorio, oltre che sulla evoluzione demografica delle classi di età e i probabili trend futuri.

scarica il documento completo 
 

1.      La popolazione residente 


Analizzando i dati Istat[1] sui movimenti anagrafici tra 2001 e 2012 la provincia di Genova evidenzia, nel suo complesso, un calo demografico di più di 25mila unità, pari a quasi il 3% della popolazione al 2001. 

La diminuzione non si è verificata in modo omogeneo sul territorio della provincia: si è riscontrata in alcuni Comuni costieri e in alcuni comuni dell’entroterra, particolarmente intensa in Val Trebbia e in Val d’Aveto, ma notevole anche nella zona della valle Stura. 

Il Comune di Genova, che da solo rappresenta più del 68% della popolazione residente nella provincia, registra nel periodo considerato un calo di oltre 27mila unità (-4,4%).

I dati delineano una situazione composita che vede territori, anche molto eterogenei tra loro, che perdono residenti mentre altri li attraggono.

Tra i territori che si rivelano maggiormente attrattivi vi sono la Val Fontanabuona, la Val Graveglia e la Val Petronio, che registrano aumenti anche oltre il 20% (Mezzanego). Sono aree di retro costa che però risultano collegate ai centri maggiori da una efficiente rete viaria e dove i valori fondiari e le locazioni sono decisamente più convenienti rispetto alle località rivierasche. Anche questo trend positivo si è notevolmente affievolito negli ultimi anni, come testimoniano i dati post-censimento 2011 che evidenziano, nel 2012, una perdita di residenti anche in gran parte dei territori che avevano dimostrato una migliore tenuta. Possiamo quindi concludere che la situazione demografica della provincia appare piuttosto critica.


2.      Variazione del saldo naturale della popolazione
L’andamento del saldo naturale, nel periodo 2001-2012, è decisamente negativo. La sola eccezione è rappresentata dal Comune di Casarza Ligure, dove il valore medio dei saldi naturali, in percentuale sulla popolazione residente nel periodo considerato registra un +0,02% . Decisamente prossima allo zero, si dirà, tuttavia è il solo caso in cui la variazione è mediamente positiva.

Più negativa che altrove appare la situazione in Val Trebbia e in alcune zone della Val Scrivia, ma quasi ovunque si nota come le variazioni del saldo naturale siano mediamente negative in tutta la Provincia.

Genova in particolare presenta una variazione media di -0,61% rispetto alla popolazione residente, come quasi tutti i Comuni costieri.

 

3.      Variazione del saldo migratorio
La dinamica dell’immigrazione (interna ed esterna) ha conosciuto, negli ultimi anni, una considerevole frenata rispetto al periodo complessivo 2001 – 2012, segnalando anche sotto questo aspetto una perdita di competitività. Indubbiamente la crisi del settore edilizio e del manifatturiero ha influenzato di molto questa dinamica (soprattutto per gli stranieri), mentre altri comparti quali la cura alle persone (anziani) e l’artigianato (ditte individuali) mostrano una certa “resilienza” alle difficoltà congiunturali.

Dal punto di vista della localizzazione si nota come le variazioni dei saldi positivi di maggiore entità sono localizzate nei Comuni del primo entroterra (Val Fontanabuona, bassa Val Scrivia, bassa Val Trebbia, Valle Sturla, Val Graveglia, alta Valle Petronio), che corrispondono alle località che, pur essendo relativamente vicine e ben collegate con i centri costieri, dove si trovano per la maggior parte ubicati i posti di lavoro, offrono locazioni e prezzi di vendita sensibilmente inferiori rispetto a quelli presenti sulla costa.

Negli ultimi tempi si confermano e in qualche caso si accentuano fenomeni di emigrazione dalle zone più interne o che presentano un accesso più difficoltoso ai servizi (ad esempio Val d’Aveto e, sulla costa, Portofino).




Conclusione
La popolazione nella Provincia di Genova nel periodo 2001 – 2012 si caratterizza per una complessiva diminuzione, dovuta in primis al saldo naturale che è stabilmente negativo. La componente migratoria ha costituito, specie nella prima metà del periodo, un elemento importante di riequilibrio demografico che ha mitigato il calo dovuto alla componente naturale. Negli ultimi anni si assiste ad una complessiva perdita di attrattività del territorio provinciale, e si avvertono i segnali di una nuova tendenza all’emigrazione verso areali economici che offrono maggiori opportunità.

La struttura demografica della provincia risulta, nel complesso, molto sbilanciata: nel 2011 solo il 15,5% della popolazione ha meno di 20 anni (18% nel Nord-Ovest), il 50%  ha da 20 a 60 anni (53,3% nel Nord-Ovest) e il 34,5% ha più di 60 anni (28,7% nel Nord-Ovest -dati Censimento 2011).



[1] Movimento e calcolo della popolazione residente annuale
 

venerdì 14 marzo 2014

Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta



Abbiamo già analizzato in un precedente articolo[1] alcuni dati macro-economici che mostrano, piuttosto inequivocabilmente, la perdita di attrattività che il territorio sta attraversando specie negli ultimi anni. In questo articolo affronteremo l’analisi delle cause di questo fenomeno, e la conseguente proposta di provvedimenti atti ad invertire la rotta, per tornare sulla via dello sviluppo e della crescita.


Non uno sviluppo ed una crescita “pur che sia”, è bene precisarlo sin da ora: la fragilità del nostro territorio ed, insieme, il suo altissimo valore devono essere il punto di partenza per questa che definirei una vera e propria rinascita: economica, sociale e culturale.


Ecco, si dirà, le solite frasi fatte, i soliti bei discorsi ambientalisti per anime belle ma poco avvezze a ragionare di economia: niente affatto, e queste poche righe si propongono di dimostrare come il rispetto dell’ambiente e la sua corretta valorizzazione siano uno dei tasselli fondamentali per il rilancio economico della regione metropolitana genovese. 


Il calo demografico: causa o effetto della crisi?

Indubbiamente il calo dell’occupazione che si è registrato negli ultimi anni e il parallelo aumento degli inattivi ha avuto un effetti rilevante sull’evoluzione della popolazione.

La diminuzione di occasioni lavorative ha spinto molti giovani (spesso con alti livelli di formazione e di professionalità) ad emigrare verso altre regioni e nazioni, dove hanno fondato nuove famiglie e trasferito i propri interessi economici. 

sabato 8 marzo 2014

La Provincia di Genova e l’attrattività territoriale: una missione impossibile?

Quotidianamente i giornali parlano del declino e della crisi economica che caratterizzano la Liguria e la provincia di Genova: il calo demografico è un chiaro sintomo della perdita di attrattività di un territorio che, tuttavia, possiede non poche potenzialità. Come fare per valorizzarle e far ripartire l'attrattività territoriale e, quindi, rimettere l'economia locale sulla via dello sviluppo? Proviamo, per prima cosa, ad analizzare i dati per inquadrare il problema.


Dire che un territorio deve essere attrattivo può risultare una ovvietà, tuttavia ci si potrebbe domandare: attrattivo, certo, ma per chi? Scopriremmo così che l’attrattività di un’area può variare, anche considerevolmente, se chi la valuta è un privato ivi residente, oppure un turista, o ancora un lavoratore pendolare, un imprenditore, uno studente straniero, e così via.

L’attrattività è, in generale, la capacità di ogni territorio di attrarre a sé persone e attività (turismo, residenzialità, attività economiche, capitali, imprese, centri di formazione e cultura). Tale capacità è in relazione con un altro fattore, il benessere, che rappresenta la capacità di ogni territorio di garantire qualità della vita per chi ci abita e ci lavora. L’attrattività è un fattore fondamentale anche per sviluppare quella che si chiama la competitività di un territorio, ed è la capacità di produrre efficaci e sostenibili performance economiche, ambientali e sociali.

Potremmo sintetizzare che un territorio è tanto più competitivo quanto più è attrattivo ed in grado di garantire benessere: i tre aspetti sono altamente interrelati.   


L’andamento della popolazione nella provincia di Genova

Un primo misuratore dell’attrattività territoriale è la variazione della popolazione residente, esaminata nelle due componenti: saldo naturale e saldo migratorio. Il saldo naturale misura, in un certo senso, la tendenza di una popolazione a diminuire o ad aumentare in funzione di dinamiche “interne” al territorio. Ad esempio, una popolazione con un alto indice di vecchiaia (come è appunto il caso della provincia di Genova) vedrà in generale una prevalenza dei decessi sulle nascite, quindi saldi naturali negativi. Il saldo negativo della popolazione può indicare anche una scarsa propensione ad avere dei figli (condizioni economiche negative, difficoltà di accesso ai servizi, ecc.). Il saldo migratorio indica, più direttamente, l’attrattività di un territorio (offerta di opportunità di lavoro, di formazione, di attività culturali, turismo, ecc.) poiché misura spostamenti fisici di persone da un luogo verso un altro. 

giovedì 13 febbraio 2014

sabato 4 gennaio 2014

Tigullio in pieno inverno demografico

Tutti i comuni del Tigullio vedono nei primi 7 mesi del 2013 un saldo naturale negativo, ossia la prevalenza dei decessi sulle nascite. Solo grazie all'immigrazione si registrano saldi positivi.



vedere in proposito anche l'articolo: 

giovedì 26 dicembre 2013

Genova: Università, studenti in fuga

Genova, metropoli “debole”, ma può farcela diventando sempre più “smart”



Il rapporto ESPON ATLAS del 2006 definisce Genova una "metropoli debole", e i recenti dati su demografia, economia e istruzione confermano purtroppo questo trend, che non è però irreversibile, se si adottano gli strumenti giusti. A cominciare dallo sviluppo di una strategia di sviluppo sempre più "smart".

In questo nostro tempo, caratterizzato da una elevata complessità e rapidità degli scambi e dei mutamenti,  sono molti ed importanti i temi sociali, economici ed ambientali che si possono affrontare solo ad un livello metropolitano.
Si pensi, ad esempio, alla necessità di ripensare le strutture urbane in via di rigenerazione e di trasformazione limitando al contempo l’uso del suolo, o a come rendere efficiente la mobilità delle persone e delle merci, e ancora alla necessità dell’adeguamento dei servizi urbani alle trasformazioni demografiche e sociali, allo sviluppo sostenibile di un territorio, alla necessità di contenere i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di gas serra, alla necessità di ripensare lo sviluppo urbano e territoriale in termini di competitività giocata sulle competenze e sull’innovazione tecnologica piuttosto che sul livellamento verso il basso dei livelli di vita e di occupazione.


mercoledì 25 dicembre 2013

Genova, popolazione ancora in calo: meno nascite e più emigrazione. E anche l'economia ha il segno negativo, eccezion fatta per il settore turistico.

Sul portale http://statistica.comune.genova.it è pubblicato il terzo numero del 2013 del Notiziario Statistico del Comune di Genova, che riporta i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno in corso, prossimo alla conclusione.

L'andamento demografico dei primi nove mesi del 2013 è caratterizzato da una diminuzione sia delle nascite (-8,8 per cento rispetto agli stessi mesi del 2012), sia dei decessi (-1,3 per cento). Il saldo naturale si mantiene negativo con un peggioramento, poiché passa da -2.878 unità del periodo gennaio-settembre 2012 a -3.090 unità dello stesso periodo del 2013.
I dati relativi al movimento migratorio segnalano una diminuzione delle immigrazioni (-18,3 per cento) e un aumento delle emigrazioni (+10,1 per cento). Il saldo migratorio è negativo: passa da +1.611 unità dei primi nove mesi del 2012 a -1.301 unità dei primi nove mesi del 2013. 
 
In base al movimento ed al calcolo della popolazione residente, il numero degli abitanti del Comune di Genova al 30 settembre 2013 risultava pari a 598.828 unità, con un aumento, rispetto ai 583.388 abitanti registrati al 30 settembre 2012, di 15.440 unità, pari a +2,6 per cento.

giovedì 12 settembre 2013

Costa ed entroterra del territorio genovese: un comune declino?

Un’analisi della variazione della densità demografica di un’area in un dato periodo può dare interessanti informazioni circa le dinamiche demografiche, che sono dovute sia ai movimenti naturali (nascite, decessi) sia a quelli migratori, che a loro volta sono influenzati dai fattori geografici (accessibilità ai servizi ed alle infrastrutture) e da quelli economici (mercato del lavoro, presenza di aziende).

La densità di popolazione è espressa come rapporto tra il numero di persone che risiedono in una determinata area e la superficie dell’area stessa[1].

Analizzando i dati Istat relativi al periodo 2000 – 2009 si evidenzia un trend di crescita della densità di popolazione in Liguria quantificabile in un +2,23%. Nello stesso periodo, la crescita nazionale della densità demografica si è attestata su un +5,60%, più del doppio del dato ligure.