a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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venerdì 27 maggio 2016

Le riforme, sfide indifferibili

Marco Filippeschi fa il punto sullo stato delle riforme degli enti locali. Pur tra battute d'arresto e qualche ripensamento, il processo deve andare avanti.

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martedì 24 maggio 2016

Cinghiali metropolitani


Prendendo spunto da un curioso fatto di cronaca, Andrea Pasetti prosegue le riflessioni sulle promesse mancate fatte ai cittadini in tema di città metropolitana, su quello che il nuovo ente doveva essere e su quello che in realtà è attualmente: una grande incompiuta, priva di mezzi e "snobbata" dalla classe politica che guarda altrove, mentre vengono a mancare i servizi più elementari e Genova sale all'onore delle cronache nazionali per l'Università di Scienze Politiche okkupata...ma invece che la pantera, questa volta ci sono i cinghiali.

di Andrea Pasetti*


Sgrunff! Sgrunff!
Una famiglia di allegri cinghialotti, che ha inopinatamente fatto irruzione nei giardini pubblici e nelle sistemazioni a verde dell’Università, scorrazzando liberamente nei quartieri del centro, ha creato nei giorni scorsi un certo scompiglio.
La vicenda, oltre ad aver dato spunto per articoli “di colore” nelle cronache locali anche grazie alle curiose reazioni di simpatia animalista che gli ungulati hanno suscitato, ci consente di fare qualche riflessione e di trarre qualche insegnamento in chiave metropolitana.
E già, perché i cinghiali sono certamente animali metropolitani: non conoscono i confini tra un Comune e l’altro, si aggirano liberamente sulle alture di tutta l’area metropolitana genovese e da anni si intrufolano con sempre maggiore frequenza nei campi, negli orti e nei giardini di molte comunità locali che oggi appartengono a tale vasta area urbana. La loro sgradita presenza sembra testimoniare la necessità di un coordinamento di scala sovra comunale, per il quale è stata proprio costituita la Città metropolitana.
Un singolo Comune, anche ben organizzato e dotato di mezzi e personale come il Comune di Genova, non avrebbe certo la possibilità di governare efficacemente il fenomeno, conoscerne le caratteristiche e le evoluzioni, introdurre misure per contenerlo e limitarlo senza urtare le sensibilità di una parte dei cittadini, ma anche senza consentire la produzione di danni su beni pubblici e privati, anche consistenti e in settori delicati come l’agricoltura.
Prendere di peso la famiglia di cinghiali dai giardini dell’Università e riportarla sui monti serve a poco: quanto tempo dovremo attendere perché la stessa famiglia o un altro gruppo o dieci o cento prendano la stessa strada, attirati dai facili bocconi disponibili nei quartieri bassi?
Soprattutto, pensiamo che nella stessa area metropolitana non ci siano uguali diritti e doveri per tutti i cittadini? Che di questo problema, come di altri che caratterizzano i nostri territori interni, come ad esempio il dissesto idrogeologico, se ne debba occupare qualcun altro?
Qualcuno risponderà che del problema se ne sta occupando la Regione ed è vero, visto che è stato emanato recentemente un apposito regolamento sulla base delle deleghe “riassorbite” dalle Province. Bisogna però osservare da una parte che la legge di recepimento di queste deleghe era stata fatta più di un anno fa e forse, in questa occasione, la macchina amministrativa regionale non ha brillato per rapidità di riflessi, e dall’altra che, per sua natura, l’Ente regionale è sempre portato ad affrontare le questioni sotto un profilo normativo e programmatorio.
Purtroppo i cinghiali sono bestie rozze e ignoranti e di leggi e regolamenti non sanno che farsene. Per affrontare seriamente il problema occorre organizzazione, collaborazione tra diversi Enti, condivisione tra comunità locali: ma per ottenere questo risultato occorre un progetto collettivo di uso del territorio che consideri le parti meno urbanizzate dell’area metropolitana come un prezioso complemento di quelle più densamente abitate, da curare e proteggere nello stesso modo in cui ci si occupa del proprio orto e del proprio giardino.
È troppo ambizioso questo obiettivo? È forse irraggiungibile quanto previsto dallo Statuto della Città metropolitana quando afferma tra i propri obiettivi quello “… dello sviluppo sostenibile, orientato al potenziamento e alla valorizzazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità pubblica, alla rigenerazione dei tessuti edificati, al potenziamento e alla riqualificazione dei servizi e degli spazi pubblici, alla costruzione della rete ecologica metropolitana, alla valorizzazione e tutela del sistema agricolo, dei suoli liberi e dei beni paesistici”?
Sappiamo purtroppo che la Città metropolitana è un Ente privo di mezzi, di risorse e forse anche di speranze per il proprio futuro, abbandonato dallo Stato che l’aveva voluto (forse solo per far digerire meglio l’abolizione delle Province) e osteggiato dagli altri Enti, in particolare dalla Regione.
Nonostante il ruolo costituzionale e le attribuzioni della legge costitutiva molti, in particolare appartenenti al cosiddetto establishment, pensano che le Città metropolitane siano Enti inutili e comunque il loro numero debba essere ridotto, facendo scempio in questo modo dell’impegno di chi ci lavora e soprattutto dei diritti che i cittadini metropolitani hanno tutti in uguale misura.
Il comportamento di costoro, che distruggono l’ordinamento voluto dalle leggi riproponendo vecchi schemi gerarchici e disfano il faticoso lavoro di chi cerca di coordinare le diverse esigenze delle comunità locali allo scopo di eliminare le disparità tra i cittadini, e di quelli che ridono e applaudono allo spettacolo di tale distruzione, non ricorda forse quello di altri, incolpevoli, soggetti citati nell’articolo?
Sgrunff! Sgrunff!
 
*Architetto, già Direttore dell'Urbanistica della Provincia di Genova e attualmente membro dell'INU Liguria

martedì 10 maggio 2016

Fatte le Città metropolitane, ora bisogna fare i cittadini metropolitani?

Andrea Pasetti, già direttore dell'Urbanistica della Provincia di Genova e rappresentante dell'INU Liguria,  risponde ad un articolo di Giangiacomo Schiavi apparso su Il Corriere della Sera sul tema della città metropolitana invitando ad una maggiore consapevolezza da parte dei media e dei cittadini rispetto ad un tema troppo spesso trattato con superficialità e scarsa considerazione: la città metropolitana resta un tema sconosciuto ai più, rischiando di trasformarsi nell'ennesima occasione mancata, in primis per i suoi cittadini.

di Andrea Pasetti


Strano come i giornali affrontano il tema delle Città metropolitane. Per essere precisi la maggior parte non lo affronta proprio; sembra ignorare che da più di un anno le Città metropolitane sono state istituite anche in Italia, dopo un’attesa di vent’anni, mettendosi al passo con le realtà europee più evolute.
I pochi giornalisti che osano affrontare l’argomento, come Giangiacomo Schiavi in un recente articolo sul “Corriere della sera” pubblicato su questo blog, confessano di non averci capito nulla e in effetti fanno una grande confusione omologando il nuovo Ente a Provincia, Comune o – addirittura – a Città/Stato.
Eppure, per dare un’informazione corretta, basterebbe poco: è sufficiente connettersi ai siti ufficiali delle Città metropolitane per capire che cosa sono e che cosa stanno facendo.
Magari troverebbero spunti per fare degli scoop straordinari: ad esempio che la Città metropolitana di Milano il giorno 11 aprile 2016 ha adottato il proprio Piano strategico e il prossimo giovedì 12 maggio si riunirà il Consiglio per la sua definitiva approvazione, oppure che la Città metropolitana di Genova ha approvato il 10 gennaio 2016 la Variante al Piano denominata Sistemi Territoriali Strategici, creando le basi per dare maggiore efficacia alla localizzazione dei fondi strutturali europei 2014 – 2020, che la Regione Liguria ha programmato senza tenere conto delle finalità e delle funzioni del nuovo Ente.
La disinformazione è totale: si continua a parlare delle Province ormai sostituite dai nuovi Enti metropolitani come se queste fossero ancora operanti e si ignorano i risultati del lavoro già effettuato a livello locale e nazionale anche grazie al contributo di soggetti come ANCI, INU e FORMEZ.
La cosa forse più sorprendente è la mancata reazione da parte dei cittadini metropolitani: la legge Del Rio non ha soltanto riformato l’ordinamento degli Enti locali (bene o male non è questo il punto). Affidando alle Città metropolitane compiti di: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee, la legge ha anche indicato nuovi diritti per i loro cittadini.
In quanto cittadino metropolitano, residente nelle zone più centrali e congestionate ovvero nelle aree più periferiche e scarsamente insediate, ai sensi della legge vigente ho il sacrosanto diritto di sapere quale sarà il futuro del mio territorio, di avere servizi più efficienti e a minor costo, di assicurare ai miei figli e nipoti contatti con le omologhe Città italiane ed europee per aprire nuove prospettive di conoscenza e lavoro.
Quando cominceremo a svegliarci dal nostro torpore? Quando capiremo che per uscire dal tunnel della crisi dobbiamo unire le forze, uscire dalle nostre piccole e insignificanti beghe quotidiane e trovare una dimensione di area vasta degna della nostra cittadinanza e in grado di risollevare le sorti del paese?
Segnalo,  come elemento positivo, che sono in corso meritevoli tentativi di formare “Comuni di vallata”, con la finalità non solo di avere a disposizione maggiori risorse, ma soprattutto di valorizzare le diversità e di far contare di più i diritti metropolitani dei residenti.

venerdì 9 ottobre 2015

Province: Emiliano, senza fondi impossibile gestione delle funzioni

(Regioni.it 2806 - 09/10/2015) “Il governo sa benissimo che non abbiamo le risorse per gestire tutte le materie non fondamentali che la Regione deve prendere dalle Province". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine della riunione della Commissione consiliare in cui si è discusso del disegno di legge che recepisce le misure della legge Delrio con cui si ridistribuiscono le funzioni delle ex Province.
 
“Con i fondi che gli rimangono - ha rilevato Emiliano - non è garantita neanche la gestione delle funzioni fondamentali che restano alle Province. Perché gli sono stati dimezzati i bilanci". Poi, ha aggiunto Emiliano, occorre capire "che fine devono fare le aziende partecipate dalle Province, che rischiano di dover licenziare a brevissimo, qualcuna lo ha già fatto, il personale. E una volta messe in liquidazione queste società non possono essere riattivate successivamente laddove dovessero arrivare risorse" dal governo. "Il terzo elemento molto urgente - per Emiliano - è quello delle polizie provinciali, che fine devono fare?". 

"Infine - ha proseguito - definire subito nella legge di stabilità le funzioni delle politiche attive del lavoro che passano alle Regioni e con quali risorse".
"Questi - ha concluso - sono gli elementi che il governo deve affrontare. Non glielo chiediamo noi. Sanno benissimo che senza questi elementi non possiamo procedere oltre nel percorso legislativo che la legge nazionale impone alle Regioni”.

lunedì 5 ottobre 2015

Una riforma schiacciata dal "tutti contro tutti"

Ad oggi il bilancio (anche in termini economici) della riforma degli enti locali lascia parecchio a desiderare, le intenzioni della legge sono mortificate dai risultati e dai tempi lunghissimi di attuazione, che minacciano seriamente una sua attuazione soddisfacente.

sabato 15 agosto 2015

La città metropolitana, ente strategico di sviluppo territoriale (e non una provincia 2.0)



di Sonia Zarino


Condizione fondamentale per il buon funzionamento delle neonate Città metropolitane è che si proceda alla riallocazione, tra i vari Enti, delle funzioni non fondamentali, e tuttavia molte sono le regioni che non hanno ancora provveduto ad adottare le leggi di loro competenza.


Sul sito Regioni.it è disponibile una tabella che sintetizza lo stato dell’arte delle leggi regionali e mostra come solo 15 regioni abbiano iniziato e in alcuni casi concluso l’iter normativo previsto. A metà luglio (data dell’ultimo aggiornamento) erano conclusi unicamente i procedimenti relativi a Toscana, Umbria, Calabria, Liguria e Marche.


In nessun caso risultano concretamente avviati i procedimenti necessari al trasferimento delle funzioni e del personale nonché delle corrispondenti risorse finanziarie.

Le città metropolitane e le province si trovano quindi ad operare in una sorta di “terra di mezzo” legislativa, la cui fluidità rende poco stabile il terreno normativo sul quale le Pubbliche Amministrazioni si trovano ad operare, così come estremamente difficile è la gestione tanto a breve quanto a lungo termine di enti non ancora del tutto delineati nelle loro competenze e relative dotazioni finanziarie.


Se da un lato, infatti, la “macchina” delle riforme ha modificato a livello nazionale il quadro relativo a regioni, province, città metropolitane e comuni, il livello locale non ha seguito con la stessa velocità il calendario previsto per la messa in atto delle conseguenti determinazioni, tanto che ad oggi è fortemente avvertito il pericolo di fallimento che la riforma stessa potrebbe incontrare. Fallimento causato, in primis, proprio per il grande ritardo e la poca convinzione con cui le regioni hanno affrontato il compito di legiferare per riattribuire le funzioni (e le risorse) a province e città metropolitane. 


Il DL 78/2015 è stato convertito in legge con molte modifiche il 28 luglio. Il nuovo testo ha introdotto fra l’altro l’obbligo per le Regioni di completare il riordino delle funzioni non fondamentali di province e città metropolitane entro il 30 ottobre, obbligandole in alternativa a trasferire agli stessi enti le risorse corrispondenti. E’ stato inoltre concessa per le città metropolitane la possibilità di redigere il bilancio solo per il 2015 e una riduzione delle sanzioni per gli enti locali che avranno sforato il Patto di stabilità.


Certo è che il processo di riforma non sembra avere quella fluidità che sarebbe necessaria per un passaggio senza intoppi da una forma ad un'altra dell’ordinamento complessivo degli Enti locali.


La natura e l'ambito di interesse della città metropolitana
Uno dei problemi che maggiormente si percepisce è la poca comprensione, negli stessi amministratori, delle reali implicazioni che, specie nel caso della città metropolitana, la creazione del nuovo ente comporta, e questo compromette non di poco, a nostro avviso, la riuscita della riforma stessa.

mercoledì 5 agosto 2015

Province, no al boicottaggio delle Regioni

Convertito il dl Enti Locali con il definitivo voto alla Camera. Previste sanzioni alle regioni che rallentano l'attribuzione delle funzioni alle province e città metropolitane.

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