a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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venerdì 14 marzo 2014

Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta



Abbiamo già analizzato in un precedente articolo[1] alcuni dati macro-economici che mostrano, piuttosto inequivocabilmente, la perdita di attrattività che il territorio sta attraversando specie negli ultimi anni. In questo articolo affronteremo l’analisi delle cause di questo fenomeno, e la conseguente proposta di provvedimenti atti ad invertire la rotta, per tornare sulla via dello sviluppo e della crescita.


Non uno sviluppo ed una crescita “pur che sia”, è bene precisarlo sin da ora: la fragilità del nostro territorio ed, insieme, il suo altissimo valore devono essere il punto di partenza per questa che definirei una vera e propria rinascita: economica, sociale e culturale.


Ecco, si dirà, le solite frasi fatte, i soliti bei discorsi ambientalisti per anime belle ma poco avvezze a ragionare di economia: niente affatto, e queste poche righe si propongono di dimostrare come il rispetto dell’ambiente e la sua corretta valorizzazione siano uno dei tasselli fondamentali per il rilancio economico della regione metropolitana genovese. 


Il calo demografico: causa o effetto della crisi?

Indubbiamente il calo dell’occupazione che si è registrato negli ultimi anni e il parallelo aumento degli inattivi ha avuto un effetti rilevante sull’evoluzione della popolazione.

La diminuzione di occasioni lavorative ha spinto molti giovani (spesso con alti livelli di formazione e di professionalità) ad emigrare verso altre regioni e nazioni, dove hanno fondato nuove famiglie e trasferito i propri interessi economici. 

lunedì 1 aprile 2013

Il paradosso delle aree urbane: una sfida per l’economia e per uno sviluppo sostenibile a livello nazionale e mondiale

Luci e ombre caratterizzano le aree metropolitane presenti nel mondo: alti livelli di PIL pro-capite e di produttività, crescita economica dinamica, maggiori occasioni di lavoro e di promozione sociale si accompagnano, a volte, ad alti costi sociali quali diseguaglianze accentuate, sacche di disoccupazione, scarsa qualità delle dotazioni infrastrutturali.
Un interessante documento dell'OCSE ci illustra queste problematiche suggerendo anche alcune chiavi interpretative e possibili linee di azione.

Riassunto in italiano del documento OCSE : Competitive Cities in the Global Economy (2006)

parte 1 

L’accelerazione dell’urbanizzazione ha rafforzato il peso delle grandi città o delle aree metropolitane. Oggi, più della metà (53%) della popolazione totale dei paesi OCSE vive nelle aree urbane. La zona OCSE annovera 78 aree metropolitane di 1,5 milione di abitanti od oltre, che tendono a concentrare una notevole parte delle attività economiche nazionali. Ad esempio, Budapest, Seoul, Copenaghen, Dublino, Helsinki, Randstad-Holland e Bruxelles concentrano quasi la metà del PIL nazionale nelle aree metropolitane, mentre Oslo, Auckland, Praga, Londra, Stoccolma, Tokyo e Parigi registrano un PIL che rappresenta circa un terzo di quello nazionale. 

Fatto ancora più saliente: la maggior parte delle aree metropolitane attesta un PIL pro capite superiore alla media nazionale (del 78% contro il 66%) e una più alta produttività della manodopera (del 78% contro il 65%). Inoltre, molte aree metropolitane hanno un tasso di crescita economica più rapido rispetto al proprio paese.