a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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giovedì 20 novembre 2014

Periferie: rivoluzioni in corso? Intervista a Roger Keil

Articolo del dossier Suburban Revolution. Periferie al centro, lavori in corso
di Chiara Buongiovanni

In questo tempo “caldo” per le smart city, viene in mente un’impressione un po’ ardita. “Tutte le città intelligenti si somigliano;  ogni periferia  è invece creativa a modo suo”. Per dei versi, la nostra percezione un po’ questa: le periferie avanzano e prendono il palco nel discorso sulla smart city, non solo con i loro problemi e le loro istanze, ma anche con la loro predisposizione a generare innovazione sociale genuinamente originale e forse una nuova coscienza politica. Ne abbiamo parlato con Roger Keil, professore di scienze politiche alla York University, in Canada. Coordinatore di un gruppo di ricerca internazionale sulle periferie, Roger ha coniato il nome “Suburban Revolution”  perché dice “più andiamo avanti,  più ci rendiamo conto che quella che Lefevbre ha definito negli anni ’70 la “urban revolution” è in realtà una rivoluzione suburbana per proporzioni,  temi e istanze”. E’ da loro che abbiamo mutuato il titolo del nostro primo appuntamento sulle periferie a Smart City Exhibition ed è con Roger che apriamo il nostro lavoro di approfondimento.  Ecco la sintesi di una skype call Roma – Toronto, per aprire oggi il nostro lavoro sulle periferie.

Chi parla?
Sono Roger Keil, sono professore di Scienze politiche alla York University di Toronto dove coordino il gruppo di ricerca internazionale Global Suburbanism. Governance, Land and Infrastructure in the 21st Century”.

Nella vostra ricerca ipotizzate che stiamo attraversando una “Rivoluzione suburbana”. Cosa significa questo per la realtà europea?
Quello che da tempo chiamiamo Urban Revolution (rivoluzione urbana) è in realtà una rivoluzione suburbana. Più andiamo avanti e più ce ne rendiamo conto e sarà ancora più evidente per le prossime generazioni. La stragrande maggioranza della popolazione vive nelle periferie. Parliamo di “Revolution” per mantenere l’enfasi molto presente nei discorsi legati alla dimensione urbana: dalla “rivoluzione urbana” al secolo urbano”. In realtà le dinamiche urbane dal Medio Evo in poi sono dinamiche piuttosto “evolutive” e  in contesti come quello europeo stiamo assistendo a dinamiche contrarie: persone che piuttosto si allontanano dalla città, tanto che c’è chi parla di “fine dell’urbanizzazione”. Ma è anche vero che si tratta di un processo rivoluzionario per altre zone del mondo: dalla Cina all’India alla stessa Europa dell’est dopo la caduta del Muro. Si tratta di un processo che ha interessato soprattutto l’ultima generazione ed è rivoluzionario nel senso che sta cambiando tutto: il modo in cui la gente vive, la struttura economica, le struttura spaziale e delle relazioni, l’utilizzo della terra e delle risorse. E questo è qualcosa che possiamo osservare pressoché dovunque.

domenica 9 novembre 2014

Genova Città Metropolitana: per tornare grande occorre che sappia valorizzare il suo capitale umano adottando comportamenti innovativi



Abbiamo visto in un precedente articolo come Genova si posizioni a metà classifica tra le città metropolitane “smart” secondo la ricerca ICity Rate 2014 di FORUM PA.

Uno dei sei settori chiave considerati dalla ricerca è quello che analizza l’economia della città. Genova si pone complessivamente al sesto posto tra le dieci città metropolitane.

I fattori “standard” che misurano le performance economiche e, in generale, la competitività della città, sono la produttività, il tasso di imprenditorialità, la qualità del lavoro, la presenza di imprese di grandi dimensioni, l’accesso al credito e il valore delle esportazioni prodotto.
 
I fattori “smart” che misurano l’innovazione sono la diffusione dell’innovazione produttiva, la concentrazione di addetti a ricerca e sviluppo, il numero di brevetti, il livello di connessione alla Rete, l’adozione di comportamenti innovativi e il grado di relazioni internazionali.

Analizzando questi fattori si può avere una idea delle azioni da portare avanti per cercare di migliorare il gap di Genova nei confronto delle città che attualmente occupano i primi posti in classifica.



Tra i fattori “standard” che misurano le performance economiche Genova si colloca al primo posto per quel che riguarda la disponibilità di personale qualificato. Questo è un indicatore significativo e potenzialmente positivo, che però non appare adeguatamente valorizzato dal sistema economico, che tende a non assorbire tale personale qualificato.

Molti sono i giovani che partono per l’estero, e ciò costituisce indubbiamente un depauperamento del capitale umano di cui l’economia dovrebbe invece trarre grande beneficio. Al capo opposto della scala, Genova è al penultimo posto per accesso al credito, e ciò costituisce indubbiamente un forte freno all’imprenditorialità locale. Per ciò che concerne gli altri fattori “standard” (Produttività, tasso di imprenditorialità, presenza di imprese di grandi dimensioni, valore delle esportazioni di prodotto) Genova si colloca intorno alla metà della classifica.


Analizzando i fattori “smart” che come ricorderemo misurano la propensione della città all’innovazione nel campo economico, Genova risulta essere tra le realtà del nord meno dinamiche, non posizionandosi mai oltre la metà della classifica. Genova appare nel complesso poco incline ad adottare comportamenti innovativi e questo fattore complessivamente costituisce una grave minaccia perché potrebbe far ulteriormente calare il rating di Genova relegandola definitivamente ad una posizione secondaria tra le città metropolitane.


E’ su questi fattori che occorre agire più urgentemente per invertire questa pericolosa tendenza all’immobilismo e alla stagnazione, che si tradurrà presto in perdita ulteriore di competitività e conseguente perdita di posti di lavoro. 


In conclusione, Genova pur potendo contare su un ottimo capitale umano, con alti livelli di istruzione e di preparazione, tende a non utilizzarlo adeguatamente preferendo ripetere schemi comportamentali ormai obsoleti che però le fanno perdere competitività nei confronti delle città metropolitane che hanno da tempo raccolto la sfida del cambiamento volgendola a proprio vantaggio.

sabato 1 novembre 2014

Genova chiude la classifica delle città metropolitane più smart del Nord Italia (e Roma la supera).


Milano, Bologna e Firenze sono le città metropolitane più “intelligenti”: sono i risultati della ricerca “ICity Rate 2014 – La classifica delle città intelligenti italiane, seconda edizione” – Ottobre 2014, realizzata da FORUM PA, che utilizza indici parametrici elaborati a livello internazionale per misurare le performance delle maggiori città italiane nel campo dell’innovazione e della competitività.

Questa metodologia è quella giudicata più efficace per valutare il dinamismo sociale ed economico delle compagini urbane, che sempre più nel futuro si comporteranno come dei grandi magneti il cui successo dipenderà in larga misura dalla loro capacità di calamitare popolazione, innovazione, sviluppo economico. Fine modulo

Il presente articolo si propone, partendo dalla ricerca di Forum PA, di effettuare un focus sulle Città metropolitane che si preparano ad entrare in gioco, dal 1° gennaio 2015, come nuove entità politico-amministrative.

giovedì 30 ottobre 2014

Cogliere le opportunità di sviluppo economico: Come possono le città scoprire nuovi percorsi di crescita?



di Willem van Winden e Luís de Carvalho

21 Ottobre 2014

Le città europee si trovano ad affrontare un'economia in rapida evoluzione. La crisi ha distrutto posti di lavoro tanto nei servizi quanto nelle industrie manifatturiere, e ha rivelato la fragilità del settore dei servizi finanziari. Calano le offerte di lavoro, alcune aziende diventano obsolete, ma allo stesso tempo, nuove aree di crescita stanno emergendo.
In questo dinamico panorama economico, alcune delle domande che il Workstream URBACT "nuove economie urbane" esplora sono: qual è il campo d'azione per le città che intendano orientare la loro economia? Dovrebbero le città "sedersi e aspettare" le modifiche che le riguarderanno, o c'è spazio per una politica urbana proattiva e pronta a cogliere le opportunità emergenti? Se è così, cosa rientra nel loro campo d'azione? Come agire in modo sostenibile/integrato?

E' ormai chiaro che molti strumenti "tradizionali" per rilanciare l'economia urbana sono diventati antiquati o non sono efficaci. Ricette quali gli investimenti in grandi progetti di riferimento (nuovi musei, grandi stadi), generosi incentivi fiscali, o incentivi per nuovi impianti industriali (spesso a fondo perduto per attrarre imprese ed investimenti dall'estero) non sono molto efficaci. Le città dovrebbero piuttosto puntare sulla valorizzazione delle qualità e delle risorse esistenti al loro interno, spingendo le imprese e i cittadini ad innovare, e ad impegnarsi nella scoperta di promettenti nuove specializzazioni. La politica economica locale non dovrebbe partire da zero, ma dovrebbe piuttosto trovare il modo intelligente di coniugare le tradizioni locali con nuove opportunità di crescita. Questa è anche la filosofia dietro la "specializzazione intelligente", un concetto di politica dell'innovazione recente per realizzare l'agenda Europa 2020.

giovedì 23 ottobre 2014

È Milano la città più smart d’Italia. Sul podio con Bologna e Firenze

pubblicato sul sito www.icitylab.it

Sono Milano, Bologna e Firenze le città più smart d’Italia: lo dicono i risultati di ICity Rate 2014, presentati a Smart City Exhibition, la manifestazione europea sulle tematiche dell’innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti in programma fino a domani a Bologna. (Genova si piazza al 18° posto in questa classifica, ndr).

Realizzato da FORUM PA per Smart City Exhibition, il rapporto ICity Rate 2014 stila la classifica delle città smart, analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 72 indicatori statistici – che vanno dal valore aggiunto per unità di lavoro ai followers twitter delle amministrazioni comunali – per descrivere la situazione in sei dimensioni: economy, living, environment, people, mobility e governance, secondo uno schema consolidato nelle analisi internazionali delle smart cities. 
Rispetto alle edizioni precedenti, ai tradizionali indicatori “standard” sono state affiancate una serie di  variabili “smart”, più direttamente collegate alle dinamiche di innovazione tecnologica e sociale.


domenica 14 settembre 2014

Torino: Dieci progetti per cambiare il futuro. E la città sarà bilingue

L'obiettivo è attrarre aziende estere e creare nuovi saperi. Il piano presentato da Fassino al forum di Cernobbio: "Torino dovrà diventare una piccola Svizzera, sarà creata un'agenzia a questo scopo" . Di questo argomento avevamo trattato anche noi, in riferimento al territorio di Genova e provincia, nell'articolo Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta, e ci fa piacere riscontrare molte analogie con quanto si vorrebbe fare a Torino.

di GABRIELE GUCCIONE
pubblicato su La Repubblica Torino l'8 settembre 2014

Una città dove ogni turista, studente, ingegnere o ricercatore straniero possa sentirsi a casa. Sentirsi rispondere in inglese a qualunque domanda, per strada, o sul posto di lavoro. Come se Torino fosse un punto sulla cartina della Finlandia. Sembra un sogno. Ma l'idea di una città bilingue, e per questo più capace di attrarre investitori stranieri, è diventata un progetto. Uno di quelli messi a punto dal nuovo piano strategico che il "pensatoio" presieduto dall'ex sindaco Valentino Castellani e diretto da Anna Prat stanno finendo di scrivere e che ha l'ambizione di puntare al traguardo del 2025.

sabato 1 febbraio 2014

La rivoluzione delle città metropolitane passa per i distretti dell’innovazione

di Francesca Battistoni

In che modo i contesti urbani possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo i tre studiosi Bruce Katz, Jennifer Bradley e Julie Wagner nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione" all’interno di un contesto vivibile, e ben infrastrutturato. Il loro libro The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Un processo che tocca nel profondo anche il nostro Paese e che le nostre metropoli devono dimostrare di essere in grado di innescare o assecondare.

Una confluenza di cambiamenti economici, demografici e culturali sta modificando la geografia spaziale dell'innovazione. Molti poli d’innovazione su scala regionale legati quasi esclusivamente ai parchi industriali manifestano una evidente sofferenza, mentre la città e lo sviluppo tecnologico urban-oriented sta crescendo. Molti casi a livello mondiale rilevano che i modelli distrettuali centrati sulla città metropolitana sono il cuore dello sviluppo.