a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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martedì 17 febbraio 2015
giovedì 20 novembre 2014
Periferie: rivoluzioni in corso? Intervista a Roger Keil
Articolo del dossier Suburban Revolution. Periferie al centro, lavori in corso
di Chiara Buongiovanni
di Chiara Buongiovanni
In questo tempo “caldo” per le smart city, viene in mente un’impressione un po’ ardita. “Tutte le città intelligenti si somigliano; ogni periferia è invece creativa a modo suo”.
Per dei versi, la nostra percezione un po’ questa: le periferie
avanzano e prendono il palco nel discorso sulla smart city, non solo con
i loro problemi e le loro istanze, ma anche con la loro predisposizione
a generare innovazione sociale genuinamente originale e forse una nuova
coscienza politica. Ne abbiamo parlato con Roger Keil,
professore di scienze politiche alla York University, in Canada.
Coordinatore di un gruppo di ricerca internazionale sulle periferie,
Roger ha coniato il nome “Suburban Revolution” perché dice “più andiamo
avanti, più ci rendiamo conto che quella che Lefevbre ha definito
negli anni ’70 la “urban revolution” è in realtà una rivoluzione suburbana per proporzioni, temi e istanze”. E’
da loro che abbiamo mutuato il titolo del nostro primo appuntamento
sulle periferie a Smart City Exhibition ed è con Roger che apriamo il
nostro lavoro di approfondimento. Ecco la sintesi di una skype call
Roma – Toronto, per aprire oggi il nostro lavoro sulle periferie.
Chi parla?
Sono Roger Keil, sono professore di Scienze politiche alla York University di Toronto dove coordino il gruppo di ricerca internazionale Global Suburbanism. Governance, Land and Infrastructure in the 21st Century”.
Sono Roger Keil, sono professore di Scienze politiche alla York University di Toronto dove coordino il gruppo di ricerca internazionale Global Suburbanism. Governance, Land and Infrastructure in the 21st Century”.
Nella vostra ricerca ipotizzate che stiamo attraversando una
“Rivoluzione suburbana”. Cosa significa questo per la realtà europea?
Quello che da tempo chiamiamo Urban Revolution (rivoluzione urbana) è in realtà una rivoluzione suburbana. Più andiamo avanti e più ce ne rendiamo conto e sarà ancora più evidente per le prossime generazioni. La stragrande maggioranza della popolazione vive nelle periferie. Parliamo di “Revolution” per mantenere l’enfasi molto presente nei discorsi legati alla dimensione urbana: dalla “rivoluzione urbana” al secolo urbano”. In realtà le dinamiche urbane dal Medio Evo in poi sono dinamiche piuttosto “evolutive” e in contesti come quello europeo stiamo assistendo a dinamiche contrarie: persone che piuttosto si allontanano dalla città, tanto che c’è chi parla di “fine dell’urbanizzazione”. Ma è anche vero che si tratta di un processo rivoluzionario per altre zone del mondo: dalla Cina all’India alla stessa Europa dell’est dopo la caduta del Muro. Si tratta di un processo che ha interessato soprattutto l’ultima generazione ed è rivoluzionario nel senso che sta cambiando tutto: il modo in cui la gente vive, la struttura economica, le struttura spaziale e delle relazioni, l’utilizzo della terra e delle risorse. E questo è qualcosa che possiamo osservare pressoché dovunque.
Quello che da tempo chiamiamo Urban Revolution (rivoluzione urbana) è in realtà una rivoluzione suburbana. Più andiamo avanti e più ce ne rendiamo conto e sarà ancora più evidente per le prossime generazioni. La stragrande maggioranza della popolazione vive nelle periferie. Parliamo di “Revolution” per mantenere l’enfasi molto presente nei discorsi legati alla dimensione urbana: dalla “rivoluzione urbana” al secolo urbano”. In realtà le dinamiche urbane dal Medio Evo in poi sono dinamiche piuttosto “evolutive” e in contesti come quello europeo stiamo assistendo a dinamiche contrarie: persone che piuttosto si allontanano dalla città, tanto che c’è chi parla di “fine dell’urbanizzazione”. Ma è anche vero che si tratta di un processo rivoluzionario per altre zone del mondo: dalla Cina all’India alla stessa Europa dell’est dopo la caduta del Muro. Si tratta di un processo che ha interessato soprattutto l’ultima generazione ed è rivoluzionario nel senso che sta cambiando tutto: il modo in cui la gente vive, la struttura economica, le struttura spaziale e delle relazioni, l’utilizzo della terra e delle risorse. E questo è qualcosa che possiamo osservare pressoché dovunque.
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domenica 9 novembre 2014
Genova Città Metropolitana: per tornare grande occorre che sappia valorizzare il suo capitale umano adottando comportamenti innovativi
Abbiamo visto in un precedente articolo come Genova si posizioni a metà classifica tra le città metropolitane
“smart” secondo la ricerca ICity Rate 2014 di FORUM PA.
Uno dei sei settori chiave
considerati dalla ricerca è quello che analizza l’economia della città. Genova
si pone complessivamente al sesto posto tra le dieci città metropolitane.
I fattori “standard” che misurano
le performance economiche e, in generale, la competitività della città, sono la
produttività, il tasso di imprenditorialità, la qualità del lavoro, la presenza
di imprese di grandi dimensioni, l’accesso al credito e il valore delle
esportazioni prodotto.
I fattori “smart” che misurano
l’innovazione sono la diffusione dell’innovazione produttiva, la concentrazione
di addetti a ricerca e sviluppo, il numero di brevetti, il livello di
connessione alla Rete, l’adozione di comportamenti innovativi e il grado di
relazioni internazionali.
Analizzando questi fattori si può avere una idea delle
azioni da portare avanti per cercare di migliorare il gap di Genova nei
confronto delle città che attualmente occupano i primi posti in classifica.
Tra i fattori “standard” che
misurano le performance economiche Genova si colloca al primo posto per quel
che riguarda la disponibilità di personale qualificato. Questo è un indicatore
significativo e potenzialmente positivo, che però non appare adeguatamente
valorizzato dal sistema economico, che tende a non assorbire tale personale
qualificato.
Molti sono i giovani che partono per l’estero, e ciò costituisce
indubbiamente un depauperamento del capitale umano di cui l’economia dovrebbe
invece trarre grande beneficio. Al capo opposto della scala, Genova è al
penultimo posto per accesso al credito, e ciò costituisce indubbiamente un
forte freno all’imprenditorialità locale. Per ciò che concerne gli altri
fattori “standard” (Produttività, tasso di imprenditorialità, presenza di
imprese di grandi dimensioni, valore delle esportazioni di prodotto) Genova si
colloca intorno alla metà della classifica.
Analizzando i fattori “smart” che
come ricorderemo misurano la propensione della città all’innovazione nel campo
economico, Genova risulta essere tra le realtà del nord meno dinamiche, non posizionandosi
mai oltre la metà della classifica. Genova appare nel complesso poco incline ad
adottare comportamenti innovativi e questo fattore complessivamente costituisce
una grave minaccia perché potrebbe far ulteriormente calare il rating
di Genova relegandola definitivamente ad una posizione secondaria
tra le città metropolitane.
E’ su questi fattori che occorre
agire più urgentemente per invertire questa pericolosa tendenza all’immobilismo
e alla stagnazione, che si tradurrà presto in perdita ulteriore di
competitività e conseguente perdita di posti di lavoro.
In conclusione, Genova pur
potendo contare su un ottimo capitale umano, con alti livelli di istruzione e
di preparazione, tende a non utilizzarlo adeguatamente preferendo ripetere
schemi comportamentali ormai obsoleti che però le fanno perdere competitività
nei confronti delle città metropolitane che hanno da tempo raccolto la sfida del
cambiamento volgendola a proprio vantaggio.
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sabato 1 novembre 2014
Genova chiude la classifica delle città metropolitane più smart del Nord Italia (e Roma la supera).
Milano, Bologna e Firenze sono le
città metropolitane più “intelligenti”: sono i risultati della ricerca “ICity
Rate 2014 – La classifica delle città intelligenti italiane, seconda edizione”
– Ottobre 2014, realizzata da FORUM PA, che utilizza indici parametrici
elaborati a livello internazionale per misurare le performance delle maggiori
città italiane nel campo dell’innovazione e della competitività.
Questa metodologia è quella
giudicata più efficace per valutare il dinamismo sociale ed economico delle
compagini urbane, che sempre più nel futuro si comporteranno come dei grandi
magneti il cui successo dipenderà in larga misura dalla loro capacità di
calamitare popolazione, innovazione, sviluppo economico. Fine modulo
Il presente articolo si propone,
partendo dalla ricerca di Forum PA, di effettuare un focus sulle Città
metropolitane che si preparano ad entrare in gioco, dal 1° gennaio 2015, come
nuove entità politico-amministrative.
giovedì 30 ottobre 2014
Cogliere le opportunità di sviluppo economico: Come possono le città scoprire nuovi percorsi di crescita?
di Willem van Winden
e Luís de Carvalho
21 Ottobre 2014
Le città europee
si trovano ad affrontare un'economia
in rapida evoluzione. La crisi ha distrutto posti di lavoro tanto nei servizi quanto
nelle industrie manifatturiere, e ha rivelato la fragilità
del settore dei servizi finanziari. Calano le offerte di lavoro,
alcune aziende diventano obsolete, ma allo stesso tempo, nuove aree di crescita stanno emergendo.
In questo dinamico panorama economico, alcune delle domande che il Workstream URBACT "nuove
economie urbane" esplora sono: qual è il campo
d'azione per le città che
intendano orientare la loro economia? Dovrebbero le città "sedersi e aspettare" le modifiche che le riguarderanno, o c'è spazio per una politica
urbana proattiva e pronta a cogliere
le opportunità emergenti? Se è così,
cosa rientra nel loro campo d'azione? Come agire in modo sostenibile/integrato?
E' ormai chiaro che molti strumenti "tradizionali" per rilanciare l'economia urbana sono diventati antiquati o non sono efficaci. Ricette quali gli investimenti in grandi progetti di riferimento (nuovi musei, grandi stadi), generosi incentivi fiscali, o incentivi per nuovi impianti industriali (spesso a fondo perduto per attrarre imprese ed investimenti dall'estero) non sono molto efficaci. Le città dovrebbero piuttosto puntare sulla valorizzazione delle qualità e delle risorse esistenti al loro interno, spingendo le imprese e i cittadini ad innovare, e ad impegnarsi nella scoperta di promettenti nuove specializzazioni. La politica economica locale non dovrebbe partire da zero, ma dovrebbe piuttosto trovare il modo intelligente di coniugare le tradizioni locali con nuove opportunità di crescita. Questa è anche la filosofia dietro la "specializzazione intelligente", un concetto di politica dell'innovazione recente per realizzare l'agenda Europa 2020.
giovedì 23 ottobre 2014
È Milano la città più smart d’Italia. Sul podio con Bologna e Firenze
pubblicato sul sito www.icitylab.it
Sono Milano, Bologna e Firenze le città più smart d’Italia: lo dicono i risultati di ICity Rate 2014, presentati a Smart City Exhibition, la manifestazione europea sulle tematiche dell’innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti in programma fino a domani a Bologna. (Genova si piazza al 18° posto in questa classifica, ndr).
Realizzato da FORUM PA per Smart City Exhibition, il rapporto ICity Rate 2014 stila la classifica delle città smart, analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 72 indicatori statistici
– che vanno dal valore aggiunto per unità di lavoro ai followers
twitter delle amministrazioni comunali – per descrivere la situazione in
sei dimensioni: economy, living, environment, people, mobility e governance,
secondo uno schema consolidato nelle analisi internazionali delle smart
cities.
Rispetto alle edizioni precedenti, ai tradizionali indicatori
“standard” sono state affiancate una serie di variabili “smart”, più
direttamente collegate alle dinamiche di innovazione tecnologica e
sociale.
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domenica 5 ottobre 2014
domenica 14 settembre 2014
Torino: Dieci progetti per cambiare il futuro. E la città sarà bilingue
L'obiettivo è attrarre aziende estere e creare nuovi saperi. Il piano presentato da Fassino al forum di Cernobbio: "Torino dovrà diventare una piccola Svizzera, sarà creata un'agenzia a questo scopo" . Di questo argomento avevamo trattato anche noi, in riferimento al territorio di Genova e provincia, nell'articolo Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta, e ci fa piacere riscontrare molte analogie con quanto si vorrebbe fare a Torino.
di GABRIELE GUCCIONE
pubblicato su La Repubblica Torino l'8 settembre 2014
Una città dove ogni turista,
studente, ingegnere o ricercatore straniero possa sentirsi a casa.
Sentirsi rispondere in inglese a qualunque domanda, per strada, o sul
posto di lavoro. Come se Torino fosse un punto sulla cartina della
Finlandia. Sembra un sogno. Ma l'idea di una città bilingue, e per
questo più capace di attrarre investitori stranieri, è diventata un
progetto. Uno di quelli messi a punto dal nuovo piano strategico che il
"pensatoio" presieduto dall'ex sindaco Valentino Castellani e diretto da
Anna Prat stanno finendo di scrivere e che ha l'ambizione di puntare al
traguardo del 2025.
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mercoledì 12 marzo 2014
La Liguria ai vertici nazionali per laureati e innovazione
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sabato 1 febbraio 2014
La rivoluzione delle città metropolitane passa per i distretti dell’innovazione
di Francesca Battistoni
In che modo i contesti urbani possono contribuire allo sviluppo economico di un territorio e di un intero sistema Paese? Secondo i tre studiosi Bruce Katz, Jennifer Bradley e Julie Wagner nella misura in cui sono in grado di costruire reti ravvicinate di relazioni tra soggetti produttivi, mondo della ricerca, istituzioni e “facilitatori dell’innovazione" all’interno di un contesto vivibile, e ben infrastrutturato. Il loro libro The Metro Revolution: How Cities and Metros are Fixing our Broken Politics and Economy prova infatti a mettere in relazione i recenti cambiamenti economici con il nuovo ruolo assunto dalle città. Un processo che tocca nel profondo anche il nostro Paese e che le nostre metropoli devono dimostrare di essere in grado di innescare o assecondare.
Una confluenza di cambiamenti economici, demografici e culturali sta modificando la geografia spaziale dell'innovazione. Molti poli d’innovazione su scala regionale legati quasi esclusivamente ai parchi industriali manifestano una evidente sofferenza, mentre la città e lo sviluppo tecnologico urban-oriented sta crescendo. Molti casi a livello mondiale rilevano che i modelli distrettuali centrati sulla città metropolitana sono il cuore dello sviluppo.
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