a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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lunedì 25 aprile 2016

Città Metropolitana di Genova:10 idee per il nuovo piano metropolitano



Così come prevede la legge Delrio[1], le città metropolitane sono chiamate, sui temi di loro competenza, a fornire una visione strategica dello sviluppo territoriale, e naturalmente la pianificazione costituisce uno dei principali strumenti per orientare correttamente tale sviluppo. La città metropolitana di Genova, che nasce dall’ex Provincia, sta da tempo riflettendo sui temi dell’area vasta e lavorando alla bozza di Piano Territoriale Generale, riprendendo per questo molti degli aspetti già analizzati nel progetto di Piano Territoriale che, causa la soppressione della Provincia, è entrato in vigore nel periodo del commissariamento dell’Ente.



L’entrata in vigore della Città metropolitana ha dato un nuovo impulso alla elaborazione dei temi che la caratterizzano, e sulla scorta delle analisi precedentemente condotte sono state prodotte delle Linee Guida che si propongono di orientare le scelte del redigendo Piano Territoriale Generale, il quale deve contenere indicazioni strategiche inerenti lo sviluppo socio-economico della Città metropolitana: la cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; la promozione e la gestione  integrata  dei  servizi,  delle infrastrutture e delle  reti  di  comunicazione  di  interesse  della città metropolitana; la cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello,  ivi  comprese  quelle  con  le  città  e  le  aree metropolitane europee.



Sono compiti più specifici rispetto a quelli del piano territoriale provinciale, che si poneva ad un livello intermedio tra quello regionale e quello comunale: questo nuovo piano ha una diversa natura poiché si occupa solo di alcuni aspetti, definiti strategici, e su di essi la città metropolitana deve concentrarsi per conseguire i suoi particolari obiettivi.



Il piano territoriale metropolitano, inoltre, deve definire i propri obiettivi in accordo con le indicazioni dello Statuto e perseguire l’obiettivo dello sviluppo sostenibile e del contenimento del consumo di suolo[2].



Le 10 idee per il Piano[3]:

1. L’area metropolitana di Genova è la “porta dell’Europa”. Il Piano come strumento per rafforzare il ruolo della CM di Genova nella rete delle città metropolitane italiane e delle grandi città europee.



2. Un “progetto di territorio” unitario e condiviso. Il Piano deve rafforzare il senso di appartenenza alla comunità metropolitana. Regole semplici e norme omogenee.



3. Gli ambiti territoriali sono il luogo della rappresentatività e della concertazione dei Comuni singoli e associati.



4. I “Sistemi strategici” sono territori connotati da problematiche complesse e intersettoriali da affrontare con “progetti integrati” e rappresentano una priorità per il rilancio dell’area metropolitana.



5. Il suolo è una risorsa preziosa e irriproducibile da valorizzare e tramandare alle generazioni future. Il piano rafforza la città costruita e favorisce la rigenerazione urbana.



6. La sicurezza del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico come pre-condizione per le scelte del piano. Il piano è lo strumento per favorire l’integrazione fra le componenti ambientali – morfologiche, naturalistiche, idrogeologiche - e le componenti territoriali attraverso indirizzi per la pianificazione urbanistica.



7. Il rilancio economico sostenibile. Un piano “forte” a sostegno delle attività produttive di area vasta, in sinergia con la rete delle associazioni di categoria delle città metropolitane, in una logica di partnership pubblico-privato: istituzioni, imprenditoria, università e terzo settore.



8. Le reti infrastrutturali fisiche e virtuali sono determinanti per lo sviluppo economico, le relazioni, la coesione sociale del territorio metropolitano.



9. La funzionalità della rete ecologica metropolitana e delle reti dei servizi pubblici, dei beni culturali, storici, paesaggistici ed ambientali sono il fondamento per innalzare la qualità della vita e l’attrattività del territorio metropolitano.



10. Le “zone omogenee” sono gli strumenti per organizzare e gestire in modo efficiente i servizi territoriali. Il Piano definisce i criteri per l’individuazione di tali zone omogenee.





[1] pianificazione territoriale generale metropolitana (comma 44, lett b, art. 1 unico della legge 56/14) e pianificazione territoriale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell´ambiente, per gli aspetti di competenza (comma 85, lett a, art. 1 unico della legge 56/14).


[2] Statuto CMG, Art, 10 comma 2: “Il piano territoriale metropolitano persegue l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, orientato al potenziamento e alla valorizzazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità pubblica, alla rigenerazione dei tessuti edificati, al potenziamento e alla riqualificazione dei servizi e degli spazi pubblici, alla costruzione della rete ecologica metropolitana, alla valorizzazione e tutela del sistema agricolo, dei suoli liberi e dei beni paesistici. In particolare, il piano territoriale metropolitano, in linea con le indicazioni comunitarie, considera il suolo una risorsa finita e irriproducibile; in base a tale principio orienta le proprie politiche territoriali.”



[3] Approvate il 22 aprile 2015 dal Consiglio Metropolitano



venerdì 11 marzo 2016

sabato 6 dicembre 2014

Città Metropolitana e pianificazione del territorio

di Francesco Gastaldi e Sonia Zarino

Con la legge 56/2014 (detta legge Delrio) la Città Metropolitana, realtà istituzionale di cui si discuteva da almeno venticinque anni, è diventata realtà e dal 1 gennaio 2015 subentrerà, con funzioni anche nuove e diverse, alle dieci relative province, comportando rilevanti innovazioni sui processi di governo del territorio. Il testo normativo individua le funzioni fondamentali del nuovo ente di area vasta che dovrà occuparsi di sviluppo economico, promozione e gestione integrata dei servizi, infrastrutture, reti di comunicazione e le relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle a livello europeo. La Città Metropolitana si occuperà inoltre di mobilità e viabilità e dovrà assicurare la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano.

Le Regioni dovevano già a luglio decidere quali funzioni delegare alle città metropolitane e tuttavia, per il momento, l’accordo si è trovato solo per quelle di tipo amministrativo. Per tutto il resto le Regioni si sono impegnate unicamente ad “adottare le iniziative legislative di propria competenza” entro la fine del 2014. Un impegno in verità assai vago che lascia intendere, in filigrana, il dualismo che si è venuto a creare tra le regioni e i nuovi enti metropolitani che, specie in alcuni casi, hanno un peso assai elevato nelle dinamiche politiche e socio-economiche degli ambiti regionali di appartenenza.

In attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione – delle relative norme di attuazione e fermo restando la competenza regionale (articoli 114 e 117) – le Città Metropolitane  saranno governate, secondo la legge 56/2014, dal sindaco, il consiglio e la conferenza metropolitana. Non è prevista la costituzione della giunta, ma è data la facoltà al sindaco di nominare un vicesindaco e uno o più consiglieri delegati. Il consiglio, l’organo d’indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto (attualmente in fase di redazione) e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.

Proprio le risorse appaiono il nodo attualmente più intricato in quanto le Città Metropolitane, a fronte di un aumento del numero di competenze “pesanti”, ereditano quelle delle province, che da alcuni anni sono oggetto di pesante decurtazione. Posto che le Città Metropolitane per funzionare necessitano di risorse proporzionate alle funzioni che esse saranno chiamate a svolgere, l’utilizzo dei fondi europei tramite i PON (Piani Operativi Nazionali) si pone così come una importante scelta strategica: lo stanziamento previsto è di quasi 600 milioni di euro tra il 2014 e il 2020, ma riguarda solamente progetti  inerenti l’agenda digitale, la mobilità e sostenibilità urbana e l’inclusione sociale.

Verso il Piano Territoriale Metropolitano

Il nuovo ente si occuperà di “pianificazione territoriale generale”, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni ricompresi nell’area. A tale attribuzione si affianca la “pianificazione territoriale di coordinamento”, nonché la “tutela e valorizzazione dell’ambiente” ereditata dalla Provincia; un ruolo di coordinamento tra i diversi temi e soprattutto tra i differenti piani, possibilmente con un impegno concreto di razionalizzazione e semplificazione. Il termine “pianificazione generale” sembra far riferimento alla possibilità di previsioni di carattere prescrittivo e cogente, selezionando progetti e azioni rilevanti di scala vasta e lasciando così alla strumentazione urbanistica “tradizionale” compiti regolativi di livello comunale/locale.
 
In un quadro di leggi urbanistiche e di governo del territorio in cui, ad eccezione della regione Piemonte, le Città Metropolitane non esistono, e fatte salve le leggi regionali che dovrebbero specificare in dettaglio compiti e ruoli delle singole realtà istituzionali, il Piano Territoriale Metropolitano (PTM) sarà quindi chiamato a svolgere tre principali funzioni: strategica, di coordinamento e prescrittiva, con efficacia prevalente per ambiti e temi selezionati cercando forme di condivisione e raccordo con i comuni.

Riassumendo si può dire che il PTM potrebbe quindi avere alcune caratteristiche del piano territoriale di coordinamento provinciale e avere una valenza di piano strutturale per quel che riguarda l’assetto complessivo del territorio – non incidente però sui diritti edificatori -  oltre una valenza attuativa per alcune funzioni strategiche (infrastrutture e sistemi di livello metropolitano) da gestire tramite accordi di programma con gli enti locali interessati. In attesa che siano le leggi urbanistiche regionali a definire le prerogative del PTM, saranno gli Statuti attualmente in corso di elaborazione a farsi carico di tale definizione, dopo di che si aprirà la fase di elaborazione che potrebbe, verosimilmente, avvalersi delle elaborazioni già prodotte dalle province in sede di piani territoriali di coordinamento.

sabato 25 ottobre 2014

La missione della città metropolitana

Interessanti riflessioni sul futuro delle città metropolitane: i prossimi appuntamenti che attendono i nuovi enti, dallo Statuto alla pianificazione strategica.

di Ugo Targetti - pubblicato su www.arcipelagomilano.org

Il 28 settembre scorso sono stati eletti gli organi di governo della Città Metropolitana (CM) di Milano. Il dibattito sulla missione della nuova istituzione sta coinvolgendo solo addetti e “vecchi fans”; assai meno la società e la politica milanesi che hanno sempre avuto difficoltà a coglierne la rilevanza. Effetto anche dell’elezione di secondo grado che escludendo i cittadini dal voto, coinvolge solo amministratori comunali e partiti. Ora i nuovi amministratori metropolitani devono redigere e approvare lo Statuto che dovrebbe fissare natura e missione della CM, nonché poteri e principi organizzativi.

Sulla natura del nuovo ente, le partizioni territoriali, il sistema elettorale e la rappresentanza democratica, diversi autori hanno già scritto su ArcipelagoMilano (V. Ballabio, G. Consonni, R. Camagni e altri). Comunque la maggioranza delle forze politiche ritiene che lo Statuto debba prevedere l’elezione diretta del sindaco e del Consiglio metropolitano.

Ma lo Statuto dovrà definire anche la missione della CM, indicarne il ruolo specifico e gli obbiettivi concreti: accrescere la competitività dell’area metropolitana; migliorare la qualità dell’abitare, in particolare nelle periferie; migliorare le condizioni dell’ambiente; ricomporre il paesaggio destrutturato, ecc. Per raggiungere tali obbiettivi il ruolo della CM dovrebbe essere prevalentemente orientato al governo del territorio, cioè alla componente fisica del sistema metropolitano. A tale riguardo gli atti che la CM deve assumere in un prossimo futuro sono tre.

domenica 16 marzo 2014

Passi avanti verso la legge di costituzione delle Città metropolitane

Nonostante le difficoltà, il DDL Delrio attualmente all'esame del Senato procede nel suo iter, e il 1 gennaio 2015 è la nuova data di entrata a regime delle città metropolitane. Oggi più che mai è necessario uno sforzo congiunto da parte di tutti gli enti territoriali per cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti europei che, per il periodo 2014-2020, avranno come obiettivo privilegiato proprio le aree metropolitane.

di Andrea Pasetti*

Il 13 marzo scorso, alle ore 11, è scaduto il termine per la presentazione, presso la prima Commissione Affari Costituzionali del Senato, di sub emendamenti al testo del DDL 1212 (legge Del Rio), con gli emendamenti già recepiti dal Relatore, relativo alla nuova disciplina sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni.



Si sta quindi concludendo il lavoro della Commissione e, come affermato dal sottosegretario Pizzetti nella riunione della Commissione del 11 marzo, sembra che “sia possibile approvare quanto prima il provvedimento, a cui il Governo attribuisce particolare importanza”.



Il lavoro svolto dalla Commissione del Senato ha prodotto un testo del DDL che, pur confermando l’impostazione originale della versione già approvata dalla Camera, introduce alcuni miglioramenti e precisa soprattutto le tappe del percorso che porterà alla piena e definitiva funzionalità della Città metropolitana alla scadenza del 1 gennaio 2015.


domenica 2 febbraio 2014

La cooperazione intercomunale nella legge Delrio. Grandi speranze e attese deluse

di Paolo Dallasta e Serena Righini   23 Gennaio 2014
pubblicato su Eddyburg

Una critica serrata della proposta governativa sulla nuova organizzazione dei poteri locali: l'ottica miope e avara della "spendig review" ha indotto a eludere un problema essenziale per il corretto funzionamento del territorio, ossia la redistribuzione delle funzioni tra i vari enti amministrativi. 

La recente approvazione alla Camera del disegno di legge 1542 del 20/08/2013 in materia di Città Metropolitane, Province, Unioni e Fusioni dei Comuni è il quarto tentativo in tre anni volto a riformare il sistema degli enti locali. Il dibattito attorno alla nuova legge è purtroppo stato monopolizzato dal tema della spending review, che ha messo in secondo piano la necessità, non più eludibile, di attuare una seria revisione dell’intera architettura istituzionale italiana, nella quale funzioni e competenze spesso si sovrappongono. Si è enfatizzato il tema mediatico del risparmio di risorse pubbliche e di poltrone politiche, sorvolando invece sulla redistribuzione delle funzioni che si potrebbe realizzare con il nuovo assetto istituzionale.

La proposta legislativa si basa, essenzialmente, su tre pilastri:
- istituzione delle Città Metropolitane;
- ridefinizione delle Province, trasformate in enti di secondo livello con progressivo svuotamento di funzioni a favore delle Città Metropolitane o dei Consorzi di Comuni;
- disciplina in materia di unioni e fusioni per i piccoli Comuni.

mercoledì 15 gennaio 2014

L’area metropolitana genovese si candida per gli Investimenti Territoriali Integrati nella programmazione dei fondi 2014 - 2020

di Andrea Pasetti*

L’elemento di novità che sarà prossimamente introdotto nell’ordinamento degli Enti locali con la costituzione delle Città metropolitane trova già oggi un immediato riscontro operativo nell’ambito della formazione dei programmi per la localizzazione dei fondi strutturali 2014 – 2020.

In questi giorni infatti, registrato il conseguimento del target di spesa del precedente periodo di programmazione 2007 – 2013, che ha raggiunto il 52,7% delle risorse programmate, evitando quindi la paventata perdita di risorse, si stanno definendo gli orientamenti per il nuovo ciclo.

Si devono qui rimarcare due osservazioni: la prima riguarda l’evidente scarsa efficienza dell’attuale sistema di attuazione dei programmi che riesce solo con fatica a superare la soglia minima del 48,5% della spesa; la seconda è il cronico ritardo italiano nel definire la programmazione operativa dei fondi strutturali, che per il periodo 2014 – 2020 è appena iniziata nel nostro Paese mentre gli Stati europei più virtuosi hanno impostato già da tempo i loro quadri operativi.

mercoledì 25 settembre 2013

Urbanistica, politica e l’Inu



Oggi il tema del governo del territorio è completamente assente dall’agenda politica, assorbita totalmente dalle questioni istituzionali e della spesa pubblica. Anche il tema dell’area vasta interessa solo per l’abolizione delle province, mentre occorrerebbe una approfondita riflessione a partire da una altrettanto approfondita ricerca sulla struttura amministrativa in relazione alle diverse geografie, di natura ambientale, socioeconomica e di governo dei servizi, che quasi sempre superano gli attuali confini amministrativi e alle quali quasi sempre vengono date soluzioni non commisurate ai problemi che pongono.

domenica 1 settembre 2013

Nuovo PTR: quale visione strategica per il rilancio della Liguria?


In quale modo il Piano Territoriale Regionale in itinere pone le basi per il futuro sviluppo socio-economico della Liguria?
Un documento dell’Ordine degli Architetti di Imperia analizza la bozza del PTR evidenziandone le criticità e i nodi ancora irrisolti.


La Liguria si presenta attualmente come un territorio che, pur avendo molte potenzialità dovute essenzialmente alla sua favorevole posizione climatica e paesaggistica, oltre che geografica configurandosi quale “porta” marittima del Nord Europa, presenta tuttavia da diversi anni i segnali inconfondibili del declino, tra cui: popolazione in calo e sempre più anziana, valore aggiunto che si va riducendo, livello di disoccupazione più alto rispetto alla media del Nord-Ovest, un numero significativo di attività che chiudono.

Il nuovo Piano Territoriale Regionale, attualmente in itinere, pone a base delle sue scelte l’esigenza di arrestare il consumo di suolo, proponendo per le aree extraurbane una visione basata sostanzialmente su un utilizzo agricolo del territorio.

Ora, se questa visione è condivisibile per quel che riguarda l’esigenza di salvaguardare e tutelare la qualità ambientale e paesistica della Liguria, che deve costituire il substrato e la condizione di fondo per il suo sviluppo economico, l’agricoltura (che, pur configurandosi quale fenomeno estremamente positivo per il presidio del territorio, in Liguria molto raramente va oltre la sussistenza o, al più, il prodotto di nicchia) non appare sufficiente per interpretare l’idea di rilancio economico necessario a invertire l’andamento negativo del quadro socio-economico della regione.

La salvaguardia del territorio nel suo complesso, intesa come ricerca della qualità dell’ambiente e dei tessuti insediati, deve costituire indubbiamente il presupposto, la condizione per uno sviluppo socio-economico sostenibile e qualificato, ma da sola non garantisce il superamento delle attuali criticità.

Il PTR dovrebbe avere il compito di individuare quelle filiere che su tale substrato possono innestarsi avviando rapporti di reciproca valorizzazione: il turismo ambientale e culturale, certo, ma anche la ricerca, l’hi-tech, le manifatture e l’artigianato compatibili ambientalmente con il territorio che dovrà essere sempre più interconnesso ed integrato, offrendo le stesse opportunità di vita tanto a chi abita le zone costiere quanto a chi presidia l’entroterra.

Nuove attività capaci di dare lavoro a giovani qualificati ed in grado di generare alto valore aggiunto vanno individuate, e quindi invogliate ad insediarsi nella nostra regione mediante opportuni meccanismi di incentivazione che ne facilitino la localizzazione semplificando, in primis, i passaggi burocratici.

Il declino della nostra regione può essere fermato solo avviando un patto tra generazioni che veda nello sviluppo sostenibile e nella rigenerazione economica di lungo periodo la chiave per risolvere l’attuale dicotomia tra l’esplosione del fabbisogno di spesa sociale dovuta alla crescita del numero di anziani e la progressiva riduzione di giovani attivi in grado di portare quel valore aggiunto necessario a mantenere, e possibilmente espandere, il livello di welfare in termini di sanità, assistenza, garanzia dei diritti.   


Scarica il documento in .doc


venerdì 5 luglio 2013

Genova, città metropolitana: una occasione da non sprecare

La città metropolitana è ormai all’orizzonte, quali sono le reali prospettive per lo sviluppo territoriale dell’area vasta di Genova? Quali strumenti pianificatori possono essere utilizzati per dare concretezza alle esigenze di funzionamento della città metropolitana e risposte ai bisogni della popolazione che, di fatto, vive già una condizione metropolitana (si pensi ad esempio all’importanza del pendolarismo tra capoluogo e resto del territorio) ma che tuttavia soffre la mancanza di una efficiente ed efficace organizzazione dei servizi a livello territoriale, che restano invece frammentati in tante competenze amministrative tra loro scollegate e disomogenee, con evidenti diseconomie e sprechi di risorse non più tollerabili?
foto gallery
A questi ed altri quesiti il convegno che si è svolto il giorno 25 giugno presso la Facoltà di Architettura di Genova ha dato alcune risposte e fatto il punto sullo stato dell’arte dell’iter della città metropolitana, che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno in corso.

lunedì 24 giugno 2013

Molti piani, poco spazio

Pianificazione territoriale in Liguria: c'è il rischio di sovrapposizione istituzionale
di Gabriele Cascino, Assessore all'Urbanistica della Regione Liguria

pubblicato su Genova Impresa (giugno 2013)

venerdì 3 maggio 2013

L’istituzione delle Città Metropolitane: l’ennesima occasione mancata per rifondare le politiche di sviluppo territoriale

Secondo questo interessante e documentato articolo, i decreti legge 95 e 188 del 2012 oltre a non essere migliorativi delle leggi precedenti, riportano il dibattito indietro di almeno 40 anni, e rappresentano un vero e proprio colpo di spugna alla stagione di studi sulle aree urbane e metropolitane, che, dai pionieristici lavori di Cafiero e Busca (1970) per lo SVIMEZ, giunge fino ai giorni nostri, riportando la questione ad una pedissequa riperimetrazione di confini comunali.

di: Fabiano Compagnucci, Università IUAV di Venezia, Dipartimento di progettazione e pianificazione in ambienti complessi 


pubblicato su EyesReg, Vol.3, N.2 – Marzo 2013.

Se fra gli anni ’80 e gli anni ’90 la pianificazione in Europa si è concentrata soprattutto sui progetti di riqualificazione e trasformazione degli spazi urbani, con la fine degli anni ’90 la dimensione territoriale delle politiche pubbliche diventa centrale e, con essa, l’attenzione nei confronti delle regioni e delle città.

lunedì 15 aprile 2013

Nordest, una metropoli preterintenzionale

Abbiamo recentemente parlato di sprawl, come di una possibile degenerazione del fenomeno di espansione dell'area urbana: un caso emblematico lo troviamo in Veneto, trasformatosi su vaste aree in una sorta di “nebulosa insediativa” (D. Luciani) caotica e, appunto "inconsapevole", con gravi ripercussioni sull'organizzazione dei servizi e della mobilità. Avere ben presenti questi fenomeni serve ad orientare il discorso sulle aree metropolitane per evitare gli errori dovuti alla mancanza di visione "territoriale" dello sviluppo e della pianificazione.

Dall’incubo di un policentrismo andato a male al sogno di un sistema a rete: le due varianti del campanile
di Francesco Jori

venerdì 5 aprile 2013

Dall’area metropolitana allo sprawl urbano: la disarticolazione del territorio - parte 1a

Riproduciamo qui una interessante ricerca che affronta il tema delle definizioni di area urbana e di area metropolitana. Dopo una iniziale riflessione sul fenomeno dell'espansione urbana, e dei suoi esiti in termini di area metropolitana oppure di sprawl quale negazione del fenomeno urbano stesso, la ricerca si volge ad analizzare l'area metropolitana di Napoli.

Parte 1a 

di Giuseppe Mazzeo
pubblicato su TeMA Vol 2 - No 4 - dicembre 2009 - pagg. 7-20
scarica qui il documento completo in .pdf 

L’espansione della città
Il paper affronta il fenomeno dell’espansione urbana analizzando due concetti, quello di area metropolitana e quello di sprawl.
Il primo, erede della tradizione razionale e positivista dello sviluppo, avrebbe dovuto portare a metropoli ordinate ed efficienti; il secondo, figlio dell’individualismo capitalistico e dell’indifferenza nei confronti dell’ambiente, modella la città estesa come uno dei simboli del processo di appropriazione illimitata dello spazio.
In mezzo vi è il breve periodo dell’ultima crisi urbana, a cavallo degli anni ’70 e ’80; da questa crisi la città è uscita agendo verso tre direzioni principali: la prima è stata l’espulsione di funzioni ritenute non primarie; la seconda è stata la riappropriazione di ambiti urbani in stato di abbandono e la loro trasformazione in distretti di elevata qualità; la terza è stata la ricerca di nuovi significati, di nuove prospettive e di conseguenti azioni di marketing che sembrano essere divenute fondamentali per ogni politica urbana.
È interessante osservare in questo processo che quelle che vengono considerate come azioni positive sono fisicamente localizzate in quadranti urbani diversi da quelle ritenute negative: quando si parla di riqualificazione della città si ha a che fare con aree urbane centrali o semicentrali, così come quando si parla di azioni sull’immagine della città.

domenica 24 marzo 2013

La proposta della Provincia di Genova: Costruiamo insieme il Piano della città metropolitana


La città metropolitana di Genova non può essere una mera "espressione amministrativa" e per rappresentare davvero le istanze dei territori che la compongono si deve dotare, al più presto, di una visione progettuale che ne delinei e ne guidi i futuri sviluppi socio-economici. La Provincia di Genova, che ha da poco completato il processo di revisione del Piano Territoriale di Coordinamento, propone che tale Piano sia la base per definire i contenuti del futuro Piano della città metropolitana.

Dal PTCp 2020 al nuovo PTGcm

La Provincia di Genova, nel suo ruolo di promotore della formazione della Città metropolitana, indirizza ai Comuni e agli altri soggetti interessati la “Proposta per l’assetto del Territorio della Città Metropolitana di Genova”, per avviare un percorso condiviso per la formazione del Piano territoriale generale per l’area metropolitana.
Il percorso assume come punto di partenza il progetto di variante al Piano Territoriale di Coordinamento provinciale, denominato PTCp 2020.