In un recente documento l’UPI
(Unione delle Province Italiane) fa il punto sullo stato della legge 56/2014 e
rileva preoccupanti criticità nel suo stato di attuazione.
di Sonia Zarino
Vi è, secondo l’UPI, un evidente
disallineamento tra la legislazione regionale, che doveva riattribuire le
funzioni non essenziali delle Province e
delle Città metropolitane, e la legge di Stabilità che, sottraendo alle
stesse risorse in una misura ritenuta eccessiva, blocca di fatto l’effettiva attuazione della
riforma.
In effetti, se da un lato i nuovi
enti sono di fatto operativi, e in grado quindi di svolgere i compiti a loro
affidati dalla L. 56, nelle more degli adempimenti previsti da parte delle Regioni essi devono
continuare a svolgere tutti i compiti delle “vecchie” province. Tale onere si
traduce quindi nella necessità di fare fronte a spese di cui non si hanno di
fatto le necessarie coperture economiche: si pensi solo che la prevista legge
di Stabilità 2015 taglia al bilancio delle Province un miliardo nel 2015, 2
miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017.
Ad oggi, la sola parte pienamente
attuata della riforma delle province riguarda il cambio degli organi
amministrativi, costituiti da sindaci e consiglieri provenienti dai comuni
dell’Città metropolitana e non più eletti direttamente dai cittadini.