a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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giovedì 13 agosto 2015

Città Metropolitana di Genova – Inu, firmato protocollo di collaborazione

13/08/2015

Un supporto per la formazione e la messa a punto del Piano Territoriale Generale e del Piano Strategico. Lo garantirà alla Città Metropolitana di Genova la sezione Liguria dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, come stabilito da un apposito protocollo appena siglato dall’ente e dall’associazione. 

Il protocollo, operativo da subito, non comporterà costi aggiuntivi per la Città Metropolitana di Genova. Garantirà l’affiancamento degli esperti dell’Inu in tutto il percorso di studio ed elaborazione dei due strumenti, la cui approvazione è resa obbligatoria dalla legge 56 del 2014, la cosiddetta Delrio, che dal primo gennaio scorso ha istituito le città metropolitane.
L’obiettivo è costruire un Piano Territoriale Generale e un Piano Strategico che siano funzionali a uno sviluppo armonico del territorio, e che dovranno dare indirizzi su temi come le infrastrutture, i servizi al cittadino (come il trasporto pubblico), i distretti produttivi, le politiche abitative, il coordinamento dei piani urbanistici dei Comuni e le relazioni tra la Città Metropolitana e gli altri enti, compresi nel suo territorio ma non solo.

lunedì 20 luglio 2015

Firmata la Carta di Reggio Calabria sulle Città metropolitane

Un vincolo di spesa del 20% da destinare alle politiche ambientali, la realizzazione di un grande parco metropolitano, piani di gestione dei centri storici e di tutti i beni culturali. Sono solo alcuni degli impegni che l’Istituto Nazionale di Urbanistica e l’Ordine provinciale degli architetti richiedono espressamente alle nascenti Città Metropolitane e alle istituzioni in generale con la “Carta di Reggio Calabria”. Il documento è stato siglato nella giornata sabato 18 luglio dalla presidente dell’Inu Silvia Viviani e dal presidente dell’Ordine provinciale degli architetti Paolo Malara, a conclusione del Festival delle Città Metropolitane, la tre giorni di approfondimenti e dibattiti che si è svolta nella città calabrese a partire dal 16 luglio e che ha visto gli esperti confrontarsi con i rappresentanti di Governo, Regione, Provincia e Comune. 

sabato 13 settembre 2014

CORSO DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE SULLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E STRATEGICA DELLA CITTA’ METROPOLITANA



Organizzato da INU Liguria e Ordine degli Architetti di Genova, sta per partire un corso che si propone di mettere a fuoco le tematiche inerenti il rapporto tra la professione dell'architetto e le novità introdotte dall'avvento della Città Metropolitana.

Nel contesto dell’imminente formazione della Città metropolitana di Genova, che comporterà rilevanti innovazioni sui processi di governo del territorio e conseguenti necessità di aggiornamento professionale, il Corso intende fornire ai partecipanti una conoscenza di base delle tematiche relative alla pianificazione di carattere metropolitano. Le attività formative, che prevedono il coinvolgimento attivo dei partecipanti, sono orientate allo sviluppo delle competenze pertinenti alla pianificazione territoriale di area vasta ed alla gestione dei processi attinenti lo sviluppo del territorio all’interno dell’area metropolitana che comportano l’acquisizione di competenze professionali ed amministrative.

PRIMO MODULO: analisi delle attribuzioni al nuovo Ente disposte dalla legge 56/2014 (legge Del Rio) e dalle proposte di modifica del titolo 5° della Costituzione; esperienze e iniziative in corso da parte di alcune Città metropolitane italiane, citando alcuni esempi di Città europee; lo stato dell’arte nella formazione della Città metropolitana genovese, con particolare riferimento ai temi del governo del territorio.

SECONDO MODULO: rapporto fra pianificazione strategica e pianificazione territoriale nella Città metropolitana e rapporti con la programmazione europea e le forme di promozione del territorio; contenuti della pianificazione dell’area metropolitana in relazione alle strategie ed agli obiettivi nazionali ed europei; aree insediate e non insediate, aree verdi, corridoi ecologici, modelli insediativi, mobilità e servizi; nuova impostazione della programmazione attraverso l’istituto degli Investimenti Territoriali Integrati.

TERZO MODULO: approfondimenti e proposte sul tema della nuova pianificazione di area vasta in esito al lavoro condotto con i partecipanti al Corso, con specifica focalizzazione sugli strumenti di pianificazione urbanistica che saranno messi a punto dalla Città metropolitana di Genova. Il seminario si conclude con un dibattito sulle prospettive della “Città metropolitana genovese”.


IL CORSO SI SVILUPPA IN TRE MODULI: 19 settembre, 3 e 17 ottobre 2014
Ore 13:00 – 18:00
DOCENTI: arch. A. Pasetti, Direttore Pianificazione Generale e di Bacino della Provincia di Genova; prof. F. Gastaldi, Professore associato di Urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia.
 

lunedì 18 agosto 2014

CAMBIARE VERSO AI POTERI LOCALI: IN QUALE DIREZIONE?

A valle dell'entrata in vigore della legge 56/2014, riproponiamo questo scambio di punti di vista intorno al tema della riorganizzazione degli Enti Locali che analizzava i principali punti problematici del disegno di legge allora in itinere. Sono quesiti che permangono, in gran parte, irrisolti, e che auspichiamo possano essere ancora affrontati nel prossimo futuro. Perchè la città metropolitana è un primo passo, a cui deve seguire un generale cambio di mentalità capace di superare particolarismi e resistenze campanilistiche.

di Valentino Ballabio e Ugo Targetti

A margine del convegno dell’INU sulla riforma della legge urbanistica regionale, tenutosi alla Triennale il 3 dicembre, sul contributo critico di Ugo Targetti si è prodotto un breve carteggio riguardo gli aspetti istituzionali connessi che – data la concomitanza con la discussione parlamentare in corso sul Disegno di legge cosiddetto “svuota-province” – può rivestire qualche interesse. A partire dal seguente passaggio:

“Non ultima ragione che induce alla revisione della legge urbanistica regionale è l’istituzione delle città metropolitane e l’eliminazione delle province, proposte dai due ultimi governi Monti e Letta. L’istituzione della città metropolitana è una riforma necessaria, utile soprattutto alla Lombardia, ma molto indebolita dall’impostazione del Governo (sistema elettivo di secondo livello, processo di formazione incerto, poteri indefiniti, impegno sine cura del sindaco metropolitano e degli amministratori, ecc). Per quanto riguarda le province il Ddl si accinge a svuotarne i poteri in previsione di eliminarle dalla Costituzione, lasciando il governo di livello intermedio nella più totale incertezza. È un grave errore. La prospettiva di riforma delle istituzioni utile alla organizzazione territoriale della nostra società dovrebbe andare esattamente nella direzione opposta, ovvero rafforzare le Province affidando a esse tutte le funzioni e le relazioni sovra e inter-comunali che sono sempre più consistenti. L’eliminazione delle province determinerà, in particolare nelle grandi regioni, un danno grave alla gestione del territorio e ne aumenterà la confusione e i costi.”

Ballabio a Targetti: “Apprezzo la tua analisi ma l’osservazione riguarda l’aspetto istituzionale, inscindibile da una riforma seria della legislazione urbanistica. In particolare per salvare come è giusto l’ente intermedio è necessario prevederne una radicale modifica. Città metropolitana: deve almeno estendersi all’area metropolitana; inammissibile la coincidenza con l’attuale provincia mutilata dalla scissione monzasco – brianzola. Inoltre non regge se Milano non procede a un energico decentramento e al superamento tendenziale del comune unico. Province: sono più difendibili se accorpate (vedi l’abortito decreto Monti) o perlomeno se rientrano le neo (Lodi, Lecco, Monza) per tornare all’eccellente criterio della raggiungibilità del capoluogo “con una giornata a cavallo”. Inoltre devono essere liberate dalle competenze gestionali (manutenzione di strade, scuole, ecc) per dedicarsi al governo strategico dell’area vasta con organi elettivi ma snelli (giunte di 3/4 assessori).”

Targetti a Ballabio: “Condivido tutte le tue considerazioni salvo l’ultima. Mi sto convincendo che se si vuole davvero introdurre semplificazione e ottenere contenimento della spesa pubblica il modello debba essere adattato alle dimensioni delle regioni (ci sono regioni meno popolose della provincia di Brescia) ma che per le grandi, come la Lombardia, il modello debba essere: la regione legifera, programma la spesa e gestisce poche cose essenziali. Città metropolitana e provincie pianificano e gestiscono tutte le funzioni sovra-comunali compresa la sanità, eliminando tutti gli altri organismi intermedi (ATO, consorzi, parchi non regionali, ASL, ecc.). I Comuni, unificando quelli piccoli, fanno tutto il resto. L’UPI ha calcolato per esempio che il passaggio delle scuole superiori ai comuni comporterà l’aumento da 100 centri di spesa a 1400, con evidente riduzione dei vantaggi di scala. Nel mio modello le Provincie vanno caricate di funzioni e naturalmente gli organi politici devono essere eletti direttamente. La spesa delle regioni è di 168 miliardi se risparmiassero l’1 per mille sarebbero coperti i costi “della politica” delle province. A questo punto credo di avere dieci sostenitori come i lettori del Manzoni.”

B. a T.: “Ragioniamo sul punto di dissenso. Credo infatti che le province siano salvabili solo differenziandone nettamente le funzioni rispetto ai comuni, riducendo dunque al minimo i compiti gestionali. L’UPI dovrebbe sapere che i 1400 centri di spesa relativi alle scuole superiori non sarebbero aggiunti bensì assorbiti dai Comuni (in genere medio – grandi) dove le stesse sono ubicate, già ampiamente dotati di servizi e uffici atti a gestire materne, elementari e medie inferiori. Il vetraio del mio paese non si capacita di dover sdoppiare commesse, appalti, contabilità, ecc. tra Comune e Provincia allorché lui si considera giustamente un unico “centro” di manutenzione (“sun semper mì”). L’economia di scala sarebbe inoltre assicurata se, oltre a dimezzare le Province, si potesse dimezzare al quadrato il numero dei Comuni (il 70% dei quali non supera i 5.000 abitanti). Otterresti allora delle entità sufficientemente consistenti (diciamo dai 30/40.000 almeno) per amministrare al meglio oltre alle funzioni correnti anche talune attualmente consortili o collegate. Le stesse ASL in origine erano USL ovvero i comuni singoli o associati, ricomprendenti anche gli ospedali di base, poi divenuti “aziende” in capo alla Regione (trasformatasi a sua volta da ente legislativo in ibrido mostro amministrativo!). Tutto questo in teoria, a beneficio dei benevoli dieci lettori, poiché la prassi politica e parlamentare dominante (vedi il pasticcio del Ddl governativo attualmente in discussione alla Camera!) va ovviamente da tutt’altra parte…”

T. a B.: “Ciò che mi/ci indigna è l’assenza di qualsiasi disegno riformatore completo e coerente; la parola d’ordine è “eliminare le province perché così vuole il popolo, poi si vedrà”. Se ragioniamo in termini di fattibilità politica, forse hai ragione tu: salviamo le funzioni preminenti delle provincie che sono: pianificazione del territorio, viabilità e trasporti, smaltimento dei rifiuti, ciclo delle acque, e poco altro e affidiamo il resto ai comuni, ma con un robusto accorpamento. Se invece ragioniamo liberamente in termini di architettura razionale del sistema può valere il modello da me sopra sintetizzato per quanto non piaccia ai “comunardi” che lo considerano erroneamente gerarchico e che ritengono che tutti i poteri reali debbano stare in capo ai comuni, indipendentemente dalle dimensioni. Se vogliamo semplificare la pubblica amministrazione ritengo vadano eliminati gli organismi intermedi settoriali, compresi i consorzi e le varie associazioni intercomunali; in passato hanno avuto un ruolo anche positivo, ma oggi sono diventati elementi di appesantimento del sistema. Pensiamo all’esempio che tu fai delle scuole superiori. Dovrebbero essere gestite dal comune sede della scuola, ma con convenzioni di gestione faticosa e soggette a continui ripensamenti “politici”. Meglio inoltre limitarsi a unificare i piccoli comuni fino a 1.000 o 2.000 abitanti, numerosi nelle regioni del Nord, che diventerà tra breve una necessità imprescindibile, mentre la proposta di unificare comuni di 5.000/10.000 abitanti o più incontrerà resistenze fortissime perché a quel livello si manifestano già interessi consistenti e politicamente pesanti.

Ci sono anche altre ipotesi di riorganizzazione amministrativa. Ad esempio la Società geografica italiana ha recentemente proposto, sulla base dell’analisi delle relazioni territoriali, di eliminare provincie e regioni e di organizzare il territorio nazionale in 36 sistemi urbani come unico livello territoriale di area vasta. L’idea di raddoppiare quasi i centri di produzione legislativa mi sgomenta un po’ ma la proposta è la riprova che avrebbero potuto essere sondate nuove ipotesi. Sono invece tuttora mancate, da parte di Governo e Parlamento, simulazioni dettagliate di modelli diversi, accompagnate da ipotesi organizzative articolate, stime dei costi, fasi di attuazione, ecc.”

B. a T.: “Condividendo con te da sempre i saggi richiami manzoniani vien da chiedersi se la politica riformista, ora che ha “sciacquato i panni in Arno”, riuscirà mai a imboccare un giusto verso?

venerdì 2 maggio 2014

L’INU (Istituto Nazionale per l'Urbanistica), sezione della Liguria, ha analizzato la proposta di revisione della Legge Urbanistica della Liguria (LR 36/97), facendo emergere non pochi elementi di criticità.



1.    La proposta di modifica non è frutto di un processo di partecipazione con le Istituzioni e le Organizzazioni della cultura urbanistica ligure

La revisione della LUR della Liguria (LR 36/97) si è resa necessaria per semplificarne i complicati meccanismi che ne hanno, di fatto, reso assai difficile la reale applicazione, tanto che sono pochi gli strumenti urbanistici rinnovati sulla base di tale legge.

Tale necessità, fortemente avallata anche dagli ordini professionali di riferimento, non è stata tuttavia occasione di un confronto pubblico con le categorie interessate, come sarebbe stato auspicabile. La proposta di modifica della LUR nasce avulsa da tale contesto, già definita nelle sue linee e quindi assai rigida rispetto a possibili proposte alternative.

La carenza di tale confronto, osserva l’INU Liguria, fa sì che i temi della semplificazione normativa in funzione di un rilancio della governance territoriale più efficace ed attenta a temi nuovi quali il consumo del suolo, i criteri unificati per le leggi regionali, ecc., non siano affrontati in modo esplicito. Questa carenza si riflette, come è logico, sul progetto di revisione che nasce troppo ripiegato su aspetti burocratico-amministrativi, ma privo di una più ampia visione culturale, sociale ed economica.  


2.  Possibili sovrapposizioni tra la nuova LUR e la riforma delle Autonomie Locali in corso per quel che riguarda l’attribuzione delle competenze ai soggetti dotati di poteri pianificatori

Il riordino degli Enti Locali è materia di discussione a livello nazionale ormai da diversi anni. Una importante novità è costituita dalla legge 7 aprile, n. 56 (Delrio) contenente disposizioni che interviene su Province, Città metropolitane e su unioni e fusioni di Comuni.

Circa le Province, il cui ruolo appare ridimensionato rispetto all’attuale (ed in attesa dell’eventuale loro soppressione per via costituzionale) il DDL offre, a dire dell’INU, un contributo poco organico. Lo stesso dicasi per il tema della Città metropolitana (che in Liguria ha particolare rilievo, data l’assoluta preminenza economica, politica e demografica del capoluogo rispetto all’intera Regione), e per quello della pianificazione urbanistica nelle Unioni di Comuni.

giovedì 26 settembre 2013

Urbanistica, polemica disciplinare e assenze politiche

L’Urbanistica attraversa una fase difficile, oggetto di disinteresse da parte della politica e dei media. Eppure è solo con l’Urbanistica che è possibile pianificare e promuovere uno sviluppo organico del territorio. La legge vigente, e che risale al ’42, non è più lo strumento adatto per le esigenze attuali ed appare sempre più impellente la necessità di una riforma.

mercoledì 25 settembre 2013

Urbanistica, politica e l’Inu



Oggi il tema del governo del territorio è completamente assente dall’agenda politica, assorbita totalmente dalle questioni istituzionali e della spesa pubblica. Anche il tema dell’area vasta interessa solo per l’abolizione delle province, mentre occorrerebbe una approfondita riflessione a partire da una altrettanto approfondita ricerca sulla struttura amministrativa in relazione alle diverse geografie, di natura ambientale, socioeconomica e di governo dei servizi, che quasi sempre superano gli attuali confini amministrativi e alle quali quasi sempre vengono date soluzioni non commisurate ai problemi che pongono.

venerdì 5 luglio 2013

Genova, città metropolitana: una occasione da non sprecare

La città metropolitana è ormai all’orizzonte, quali sono le reali prospettive per lo sviluppo territoriale dell’area vasta di Genova? Quali strumenti pianificatori possono essere utilizzati per dare concretezza alle esigenze di funzionamento della città metropolitana e risposte ai bisogni della popolazione che, di fatto, vive già una condizione metropolitana (si pensi ad esempio all’importanza del pendolarismo tra capoluogo e resto del territorio) ma che tuttavia soffre la mancanza di una efficiente ed efficace organizzazione dei servizi a livello territoriale, che restano invece frammentati in tante competenze amministrative tra loro scollegate e disomogenee, con evidenti diseconomie e sprechi di risorse non più tollerabili?
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A questi ed altri quesiti il convegno che si è svolto il giorno 25 giugno presso la Facoltà di Architettura di Genova ha dato alcune risposte e fatto il punto sullo stato dell’arte dell’iter della città metropolitana, che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno in corso.

mercoledì 20 marzo 2013

Prospettive per l'area vasta: incontro dell'INU a Firenze

Il 22 marzo, incontro organizzato dalla Commissione nazionale INU “Cooperazione e coordinamento territoriale” sul tema della pianificazione dell'area vasta.

di Luciano Tortoioli, Anna Mesolella*


Il quadro politico uscito dalle elezioni di febbraio non lascia sperare in una rapida soluzione dei numerosi problemi che riguardano il “governo del territorio” e che anche nella passata legislatura sono rimasti irrisolti.
Purtroppo la complessità della situazione economica, il crescente disagio sociale, la gravissima crisi occupazionale, uniti alle difficoltà evidenti della politica ad individuare soluzioni, imporranno ai primi punti dell’agenda di lavoro del prossimo Governo e del Parlamento tematiche ben diverse da quelle del pur indispensabile e urgente riordino della legislazione in materia di pianificazione territoriale, che  semplifichi radicalmente il contenuto ed il numero dei piani, ponga un limite all’occupazione di nuovo suolo, punti decisamente sulla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, si ispiri ai principi della salvaguardia e valorizzazione del paesaggio e dello sviluppo sostenibile.
La mancata conclusione del processo di riforma istituzionale, avviato con la legge 135/2012 incentrato sul nuovo ruolo delle province, sulle città metropolitane e sulle unioni dei comuni, non agevola certamente l’attività di pianificazione del territorio che comunque deve proseguire,  pur in condizioni di grande incertezza.