a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
Visualizzazione post con etichetta DDL Del Rio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DDL Del Rio. Mostra tutti i post

lunedì 15 settembre 2014

Le Province? Ora devono fare l'inventario

Secondo quanto stabilito dal Decreto Attuativo della legge Del Rio sulla riforma degli Enti Locali, entro 15 giorni dalla sua data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, le province sono tenute a effettuare una mappatura dei beni e delle risorse connesse a tutte le funzioni, fondamentali e non, alla data di entrata in vigore della Legge, salvo per quanto riguarda i beni e le partecipazioni in enti e società (per i quali prevale il termine di cui al successivo art. 5 del presente decreto), compresi i rapporti attivi e passivi. Tale mappatura dev'essere comunicata alla Regione e al rispettivo Osservatorio, che verifica la coerenza della ricognizione con i criteri del decreto e ne valida i contenuti entro i successivi 15 giorni trasmettendo tempestivamente all’Osservatorio centrale i documenti relativi.
In caso di incongruenze l’Osservatorio regionale individua e propone alle province interessate soluzioni per rendere conforme la ricognizione ai criteri previsti dal presente decreto. In caso di mancata ricognizione o qualora persistano le incongruenze segnalate, la Regione assume le relative determinazioni.
In esito all’attribuzione delle funzioni oggetto di redistribuzione le amministrazioni interessate concordano il trasferimento dei beni e delle risorse, ivi comprese le risorse assegnate dallo Stato in conto capitale o interessi.
Il personale vede garantiti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nonché quelli a tempo determinato in corso fino alla scadenza per essi prevista.

Ddl Delrio, il testo del decreto attuativo che riforma le Province

Ok al Dpcm: le prossime tappe e il destino dei dipendenti

La riforma delle Province arriva allo stadio conclusivo. Ieri è arrivato il via libera della Conferenza unificata dell’accordo tra Stato, Regioni e Autonomie e, parallelamente, è arrivato l’ok al decreto attuativo collegato che realizzerà le disposizioni del ddl Delrio.
Anche se due mesi in ritardo rispetto al calendario inizialmente prefissato in stesura del disegno di legge, si avvia dunque a compimento la chiacchieratissima, e altrettanto contestata, riforma delle province italiane, erroneamente indicata, talvolta, come quella di “abolizione”.
In realtà, le province rimangono esattamente al loro posto, senza modificare il proprio raggio territoriale e, in buona parte, anche i propri organici. Cambieranno nome in “enti di area vasta” ma, al di là di questo, a modificare, infatti, saranno specialmente alcune funzioni, così come la composizione e la formazione dei consigli provinciali, che saranno eletti dai sindaci e da consiglieri comunali.
Sicuramente, di portata storica l’introduzione delle Città metropolitane, che andranno a sostituire le amminisitrazioni provinciali nelle zone dei maggiori centri urbani: in questo caso, a presiedere sarà il sindaco della città con più abitanti.

I nuovi obblighi versi i dipendenti
Entro il 31 dicembre prossimo, toccherà alle Regioni prendere il timone della riforma e procedere alla redistribuzione delle funzioni demandate. Ciò, ovviamente, comporterà delle conseguenze anche per i dipendenti delle strutture coinvolte nel riordino.
Innanzitutto, andranno evidenziate le direzioni e le risorse che saranno coinvolte negli spostamenti relativi all’attuazione della riforma, quindi entro due settimane dall’uscita del Dpcm in Gazzetta saranno le province a dover stilare una “mappatura dei beni e delle risorse connesse a tutte le funzioni, fondamentali e non”. 
In seguito, ai nascituri enti di area vasta saranno cedute le responsabilità in fatto di pianificazione territoriale, sull’assistenza agli enti locali, e la promozione delle pari opportunità nel mondo del lavoro.  Le altre attività di cui saranno spogliate le province, finiranno in capo a Comuni o Regioni.

In ogni caso, ogni spostamento dei lavoratori sarà collegato a un accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali e, contestualmente, al riconoscimento del trattamento fondamentale e accessorio, così come previsto dai contratti attualmente in vigore che non saranno ritoccati anche nei termini temporali.

 

venerdì 1 agosto 2014

lunedì 23 giugno 2014

I timori dei piccoli trovano risposta nella individuazione delle aree omogenee

Una possibile articolazione della legge Del Rio prevede l'individuazione di zone omogenee all'interno delle città metropolitane. Perchè non pensare al Tigullio come ad una possibile zona omogenea da valorizzare all'interno del progetto più ampio della città metropolitana di Genova? Non per creare un antagonismo, ma per valorizzare le peculiarità e le sinergie con il capoluogo e moltiplicare le occasioni di crescita economica e sociale.

giovedì 27 marzo 2014

Province e Città Metropolitane, sì del Senato alla fiducia. Il ddl adesso torna alla Camera

Pubblicato su Il Corriere della Sera - 26 marzo 2014

Passo in avanti del governo sulla riforma delle Province: con 160 sì e 133 no il governo incassa al Senato la fiducia che ha posto sul disegno di legge sulle Province. Il provvedimento torna ora alla Camera in terza lettura, un passaggio che dovrebbe essere solo formale, anche perché il ddl scade il 7 aprile. Tra le novità contenute nel testo l’istituzione di dieci Città metropolitane, il trasferimento di alcune delle funzioni delle Province a Comuni e Regioni, la trasformazione degli organi provinciali in enti di secondo grado. Le Province già commissariate continueranno ad esserlo e quelle in scadenza saranno prorogate fino al 31 dicembre 2014, spostando al 1° gennaio 2015 il momento in cui le nuove Città metropolitane entreranno a pieno regime. Un passaggio obbligato in attesa che i due rami del Parlamento partoriscano la riforma del Titolo V della Costituzione cancellando definitivamente l’istituzione delle Province.
Cosa prevede
Si tratta, in realtà, di un maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl originale che rivisita i compiti delle province in vista del loro superamento, e istituisce le città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e, dopo il superamento del commissariamento del Comune, Reggio Calabria) a partire dal prossimo primo gennaio. In attesa della riforma del Titolo V della Costituzione, e della definitiva abolizione, gli organi provinciali non saranno più eletti dai cittadini. 
 
Le reazioni favorevoli
Immediate le reazioni. Luigi Zanda, presidente del Gruppo Pd al Senato, ha detto che il ddl Delrio «è il primo tassello di un complesso di riforme istituzionali che comprende anche le modifiche al titolo V della Costituzione, la fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato, la nuova legge elettorale e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti votata qualche settimana fa». «Sono estremamente soddisfatta per l’approvazione da parte del Senato del ddl Delrio», ha commentato la ministra per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta. Stessa lunghezza d’onda per Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato: «Oggi il governo assume un’iniziativa seria e il compito del Senato e della politica non può che essere quello di assecondare il processo di riforme». Lo stesso Graziano Delrio, padre del Ddl, ha plaudito su Twitter: «Un Paese più semplice e capace di dare risposte». E poi più tardi ha spiegato che il disegno di legge è «un passo che offre più opportunità con le Città metropolitane e che aiuterà i Comuni a lavorare meglio insieme». Secondo Delrio, queste sono solo le premesse per una nuova riorganizzazione dello Stato» perché «le Città metropolitane diventeranno il luogo della competizione economica con le altre grandi aree europee e luogo di coordinamento efficace dei servizi pubblici. Le Province restano per ora solamente come agenzie di servizio ai Comuni e non più con funzioni duplicate per una pubblica amministrazione più efficiente e più semplice».
I contrari
Nel Partito democratico va controcorrente Laura Puppato, che ritiene che il provvedimento abbia «più luci che ombre perché inizia a riformare il sistema delle autonomie, la nuova architettura del territorio e dà risposte ai cittadini». Duro il senatore di Forza Italia Lucio Malan: «Il farneticante ddl Delrio non abolisce le Province, non riduce i livelli di Governo, ma aumenta la burocrazia, i costi e, per la prima volta nella Storia della Repubblica, impone a milioni di cittadini governi locali non eletti da loro, né dai loro rappresentanti». E il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto, raggiunto da Radio 24, ha aggiunto: «Per non mandare al voto le province ci sono tanti sistemi, questo è il peggiore. È una sorta di succedaneo della grande riforma costituzionale che invece, secondo me, deve essere una priorità». Ma quello che preoccupa di più il governo è la fiducia un po’ risicata ottenuta sulla riforma delle Province, che ha confermato il rischio di defezioni capaci di logorare il tessuto della maggioranza: alcuni senatori dei Popolari per l’Italia (il gruppo dell’ex ministro Mauro) hanno votato contro il provvedimento.
L’annuncio della fiducia e le proteste
Era stato il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ad annunciare poco prima delle 11.30, tra le polemiche e le proteste dell'opposizione, l’intenzione di mettere il voto di fiducia sul ddl Delrio. La seduta è stata sospesa, tra le polemiche e le proteste dell'opposizione, per consentire la riunione della Conferenza dei capigruppo per definire i tempi di voto. Sul voto pendeva inoltre la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato, attesa al Senato e indispensabile per andare avanti nelle votazioni. La presidente dei senatori di Sel, Loredana De Petris , aveva commentato: «Quello che sta avvenendo è surreale: prima votiamo le norme transitorie e poi, non si sa come e quando, faremo il provvedimento-madre». Ma l'obiettivo dell'esecutivo di Matteo Renzi è quello di far approvare la legge in tempi rapidissimi, per evitare che all'election day del 25 maggio, quando si voterà per il Parlamento europeo e per il rinnovo delle amministrazioni di oltre 4.000 comuni (tra cui Firenze), gli elettori ricevano al seggio anche le schede per le province (in palio ce ne sarebbero oltre 50).

domenica 16 marzo 2014

Passi avanti verso la legge di costituzione delle Città metropolitane

Nonostante le difficoltà, il DDL Delrio attualmente all'esame del Senato procede nel suo iter, e il 1 gennaio 2015 è la nuova data di entrata a regime delle città metropolitane. Oggi più che mai è necessario uno sforzo congiunto da parte di tutti gli enti territoriali per cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti europei che, per il periodo 2014-2020, avranno come obiettivo privilegiato proprio le aree metropolitane.

di Andrea Pasetti*

Il 13 marzo scorso, alle ore 11, è scaduto il termine per la presentazione, presso la prima Commissione Affari Costituzionali del Senato, di sub emendamenti al testo del DDL 1212 (legge Del Rio), con gli emendamenti già recepiti dal Relatore, relativo alla nuova disciplina sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni.



Si sta quindi concludendo il lavoro della Commissione e, come affermato dal sottosegretario Pizzetti nella riunione della Commissione del 11 marzo, sembra che “sia possibile approvare quanto prima il provvedimento, a cui il Governo attribuisce particolare importanza”.



Il lavoro svolto dalla Commissione del Senato ha prodotto un testo del DDL che, pur confermando l’impostazione originale della versione già approvata dalla Camera, introduce alcuni miglioramenti e precisa soprattutto le tappe del percorso che porterà alla piena e definitiva funzionalità della Città metropolitana alla scadenza del 1 gennaio 2015.


mercoledì 26 febbraio 2014

En attendant le Città metropolitane

di Walter Tortorella*
pubblicato il 24/02/2014 su ForumPA.it

Contrariamente a quanto sta succedendo nel resto del monto in Italia le città metropolitane pur avendo valenza costituzionale non esistono né come soggetti economico-territoriali né come soggetti politico-amministrativi. A 23 anni dalla loro introduzione nell’ordinamento italiano, quindi, si preparano ad essere riformate (dal disegno di legge Delrio) senza essere mai esistite. Presentiamo un’analisi di Walter Tortorella che si sofferma sugli aspetti problematici e pericolosi di questa prossima svolta. Occasione è l’uscita del volume “Città metropolitane. La lunga attesa” scritto con Massimo Allulli[i]. 

La competizione economica internazionale si misura sempre più sulla capacità dei grandi centri urbani di essere motori di sviluppo e da tempo, i sistemi territoriali cresciuti attorno alle grandi realtà urbane hanno guadagnato terreno come attori economici globali. Diversi studi, da quelli della Banca Mondiale a quelli dell’Ocse, seppure con un grado di analisi opinabile, tendono ad evidenziare come oggi una quarantina di città-regione rappresentino circa il 40% dell'economia mondiale. Sul piano dell’innovazione e della produzione, la competitività degli stati, e quindi delle aree continentali, dipenderà sempre più dalle reti – formali e informali - delle grandi aree metropolitane e dalla loro tendenza a superare addirittura i confini statuali.

Il livello urbano, insomma, sembrerebbe reagire meglio del livello nazionale alle attuali sfide della globalizzazione. Guardando all’Europa le principali città-regione - al netto di Londra e Parigi - come Barcellona, Lione, Francoforte, Stoccarda, Amsterdam, Copenaghen, Stoccolma si sono, da tempo, avviate verso forme di governo metropolitano all’interno di un’architettura istituzionale nazionale. Non è un caso che per il prossimo periodo di programmazione dei fondi comunitari 2014-2020 la Commissione Europea - con la proposta di riserva regolamentare del 5% delle risorse FESR per le aree urbane - abbia dato grande enfasi al ruolo delle città nella gestione diretta delle risorse.

In Italia, invece, le città metropolitane pur avendo valenza costituzionale (vale ricordare che ad oggi non ne è stata formalmente istituita alcuna) non esistono né come soggetti economico-territoriali né come soggetti politico-amministrativi. Al contrario esistono come “realtà funzionali”, ovvero fluidi bacini di utenza per lo più intercomunali – si pensi alla mobilità per lavoro, istruzione, servizi sanitari, leisure, ecc. - senza alcuna delimitazione amministrativa rispetto a spazi territoriali conclusi. 

martedì 4 febbraio 2014

D.d.l. Delrio, nuova bocciatura dalla Corte dei conti

da La Gazzetta degli Enti Locali
del 22/01/2014

Bocciate anche le città metropolitane. D.d.l. complesso, costi certi, pochi risparmi
Nuova sonora bocciatura della Corte dei conti sulla riforma delle province contenuta nel discusso d.d.l. Delrio. A distanza di alcun mesi dal primo, negativo, pronunciamento sull’impatto della riforma, la Corte ha replicato in Senato le proprie, critiche osservazioni su un ddl che sembra proprio non avere i crismi della promessa “spending review”.

Si tratta di un parere che i rappresentanti della Corte hanno espresso in audizione alla Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama lo scorso giovedì 16 gennaio, ora depositato agli atti relativi al d.d.l. province, approvato alla Camera e diretto all’ok definitivo nell’arco di poche settimane.

domenica 2 febbraio 2014

La cooperazione intercomunale nella legge Delrio. Grandi speranze e attese deluse

di Paolo Dallasta e Serena Righini   23 Gennaio 2014
pubblicato su Eddyburg

Una critica serrata della proposta governativa sulla nuova organizzazione dei poteri locali: l'ottica miope e avara della "spendig review" ha indotto a eludere un problema essenziale per il corretto funzionamento del territorio, ossia la redistribuzione delle funzioni tra i vari enti amministrativi. 

La recente approvazione alla Camera del disegno di legge 1542 del 20/08/2013 in materia di Città Metropolitane, Province, Unioni e Fusioni dei Comuni è il quarto tentativo in tre anni volto a riformare il sistema degli enti locali. Il dibattito attorno alla nuova legge è purtroppo stato monopolizzato dal tema della spending review, che ha messo in secondo piano la necessità, non più eludibile, di attuare una seria revisione dell’intera architettura istituzionale italiana, nella quale funzioni e competenze spesso si sovrappongono. Si è enfatizzato il tema mediatico del risparmio di risorse pubbliche e di poltrone politiche, sorvolando invece sulla redistribuzione delle funzioni che si potrebbe realizzare con il nuovo assetto istituzionale.

La proposta legislativa si basa, essenzialmente, su tre pilastri:
- istituzione delle Città Metropolitane;
- ridefinizione delle Province, trasformate in enti di secondo livello con progressivo svuotamento di funzioni a favore delle Città Metropolitane o dei Consorzi di Comuni;
- disciplina in materia di unioni e fusioni per i piccoli Comuni.

sabato 1 febbraio 2014

La ripresa che verrà dalle Città metropolitane

di Giuseppe Franco Ferrari
pubblicato su Il Sole 24 Ore il 3 gennaio 2014

Il 23 dicembre il Senato ha approvato la legge di stabilità, con la quale è stato prorogato il contestato regime di commissariamento delle Province sino al 30 giugno 2014 (art. 1, comma 441).
La legge di stabilità non prevede solo la permanenza dei commissariamenti in corso - regime già dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza 220/2013 - ma estende il ricorso al commissariamento nell'ipotesi di scadenza naturale del mandato nonché di cessazione anticipata degli organi provinciali che dovessero verificarsi in una data compresa tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2014, periodo nel quale avrebbero dovuto andare al voto 52 Province.

Il legislatore ha voluto prendere tempo nella speranza che nel primo semestre dell'anno giunga a compimento la riforma costituzionale degli enti locali e possa entrare in vigore il disegno di legge ordinaria Delrio (1542/2013), non curandosi del sospetto di incostituzionalità che investe il mantenimento e l'estensione del regime di commissariamento a un ulteriore e rilevante numero di Province.
Per quanto concerne il Ddl Delrio (disegno di legge recante le disposizioni su Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni) il 21 dicembre la Camera dei Deputati l'ha approvato in prima lettura. Si attende l'esame del Senato.

mercoledì 29 gennaio 2014

7 febbraio: Convegno Legautonomie Piemonte “Città metropolitana. Chi la fa?”

Legautonomie Piemonte organizza per il 7 febbraio un incontro di discussione e approfondimento sulle città metropolitane, dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati del disegno di legge Delrio ora la discussione sul tema è al Senato.  Cosa saranno, chi se ne occuperà, come saranno gestite?
L’appuntameto è previsto per le ore 15 al Palazzo Cisterna di Via Maria Vittoria 12 a Torino, interveranno tra gli altri il presidente dell’UPI Antonio Saitta, Umberto D’Ottavio presidente Legautonomie Piemonte e l’On. Andrea Giorgis membro della I Commissione Camera dei Deputati.

lunedì 6 gennaio 2014

Le città metropolitane rimandate a luglio 2014

Il 23 dicembre scorso il Senato ha approvato la legge di stabilità, con la quale è stato prorogato il contestato regime di commissariamento delle Province sino al 30 giugno 2014 (art. 1, comma 441).

Questo passaggio si è reso necessario per permettere, nel frattempo, la realizzazione della riforma costituzionale degli enti locali e quindi l’entrata in vigore del DDL Delrio (1542/2013), approvato con modifiche dalla Camera il 21 dicembre (vedi il testo approvato e in attesa dell’esame da parte del Senato).

In base a tale DDL le Città metropolitane troverebbero attuazione come enti di secondo livello (al pari delle “nuove” province) con la funzione di coordinare e supportare l’azione dei Comuni ricadenti al loro interno.

Le Città metropolitane, al di là della novità amministrativa, hanno tuttavia anche un ruolo potenzialmente molto importante nel rilancio economico dei territori di riferimento. In esse si trova, già adesso, concentrata oltre la metà della popolazione italiana e del PIL nazionale.
In esse sono inoltre presenti le più importanti sedi dei centri di ricerca, le università e le istituzioni finanziarie e amministrative più rilevanti.

Dunque tutto rimandato al 1° luglio 2014, data in cui avrà termine la proroga del commissariamento delle province stabilita dall’ultima legge di stabilità.

Tutto questo avverrà, bene inteso, se andrà a buon fine la riforma costituzionale che ad oggi non appare esattamente scontata, dati i numeri della maggioranza in Senato (occorrono i 2/3) e l’eventuale referendum confermativo.

La palla è nelle mani del Parlamento, basteranno i sei mesi che ci separano dal termine stabilito per l’entrata in vigore delle Città metropolitane?

sabato 21 dicembre 2013

Città Metropolitane: le prime scadenze in programma

Un 2014 che segnerà un punto di svolta per le Province, in qualsiasi caso. Con il ddl Delrio in corso di valutazione alle Camere, il futuro degli enti è vincolato alla data di approvazione del testo: qualora il ddl fosse votato entro Natale e vi fosse apposta la fiducia – provvedimento che bloccherebbe qualsiasi emendamento di modifica – allora partirebbe immediatamente, senza commissariamenti, l’iter di trasformazione delle Province e delle Città Metropolitane.

Il caso Province nell'imbuto delle scadenze