Il Governo frena su proposte di introdurre tasse di scopo che colpirebbe i non residenti, i cosiddetti "city users".
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a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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mercoledì 25 maggio 2016
domenica 20 settembre 2015
Così le province (quasi) abolite assumono e aumentano le tasse
Nonostante la riforma sono rimaste in piedi anche le società partecipate.
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lunedì 13 luglio 2015
Province abolite e più tasse dal cilindro di Renzi
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lunedì 27 aprile 2015
Federalismo a ritroso per 1,6 miliardi di tasse provinciali
Tasse delle Province: la metà va allo Stato, come ad esempio le imposte locali sull'auto.
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sabato 7 giugno 2014
Tributi e città metropolitana: patto tra Chiavari e sindacati
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sabato 29 marzo 2014
La tassazione locale nella Provincia di Genova: un aumento cospicuo tra 2007 e 2012
In base ai dati forniti dalla CGIA di Mestre il volume delle tasse locali in Italia tra il 1997 e la fine del 2013 ha conosciuto un aumento del 200 % circa (pari, in termini assoluti, a +72,8 miliardi di euro), con un gettito che nel 2013 ha sfiorato i 109,2 miliardi di euro.
Secondo il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi tale aumento è dovuto al decentramento fiscale avviato con la legge Bassanini e che aveva quale scopo trasferire parte della tassazione centrale a livello di enti locali. E’ per questo che sono state introdotte tasse quali l’Ici, l’Irap, le addizionali Irpef comunali e regionali, che hanno fatto aumentare notevolmente il gettito della tassazione locale.
Secondo il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi tale aumento è dovuto al decentramento fiscale avviato con la legge Bassanini e che aveva quale scopo trasferire parte della tassazione centrale a livello di enti locali. E’ per questo che sono state introdotte tasse quali l’Ici, l’Irap, le addizionali Irpef comunali e regionali, che hanno fatto aumentare notevolmente il gettito della tassazione locale.
Le tasse locali, si disse, serviranno a coprire le funzioni trasferite dallo Stato agli Enti Locali. In parallelo, avrebbe dovuto diminuire il gettito verso lo Stato centrale, cosa che però non è mai avvenuta, così le tasse locali si sono sommate a quelle versate allo Stato centrale.
Negli ultimi anni poi, la crisi economica ha causato il drastico ridimensionamento dei trasferimenti dallo Stato verso gli Enti Locali, che hanno dovuto aumentare le imposte locali per poter garantire gli stessi livelli di servizio ai cittadini.
Già nel 2010 la stessa CGIA quantificava per il Comune di Genova 1377 euro pro capite di tasse locali (470 comunali, 80 euro provinciali, 827 regionali), su un dato nazionale di circa 1230 pro capite. Il dato era inoltre previsto in aumento, come si è poi effettivamente riscontrato, tanto che già nel 2011 la sola tassazione nel Comune di Genova era salita a oltre 840 euro pro capite, e nel 2012 siamo oltre i 1000 euro.
Abbiamo già analizzato in un precedente articolo le relazioni tra aumento delle tasse locali e andamento demografico negativo, quello che colpisce è la rapidità degli aumenti delle tasse locali che si sono verificati in pochi anni, specialmente a partire dal 2011.
Esaminando i dati dei certificati consuntivi dei Comuni (disponibili sul sito del Ministero dell’Interno) si ha una interessante fotografia del territorio che evidenzia dove la pressione pro capite dei tributi locali è maggiore.
Il Comune che evidenzia il maggiore incremento tra 2077 e 2012 è anche quello con meno abitanti: in base ai dati forniti Rondanina presenta un incremento pro capite di oltre 800%. Seguono Favale di Malvaro (+307,5%) e Montebruno (+153,6%). Anche i comuni di Rezzoaglio, Cogoleto, Orero, Lorsica e Gorreto segnano aumenti oltre il 100%.
Genova è anch’essa tra i Comuni che hanno più che raddoppiato, nel periodo, le tasse locali pro-capite, segnando un +128,3%.
Di due Comuni, Rovegno e Ne, non sono ancora resi disponibili i dati al 2012, ragion per cui la variazione è calcolata tra 2007 e 2011.
Il dato conferma altre analisi già condotte in passato (e disponibili su questo sito) ovvero che la pressione fiscale da tassazione locale è più alta nei comuni “ad alta intensità di servizi” (capoluogo, centri costieri) e nei comuni più interni e con meno abitanti. Una fascia di comuni intermedi tra costa ed entroterra presenta valori considerevolmente inferiori rispetto al primo gruppo di Comuni.
E’ interessante notare come in questa fascia di Comuni si sia registrato, nell’ultimo decennio, una buona tenuta della popolazione residente, dovuta in buona parte a fenomeni di immigrazione da altri Comuni.
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sabato 22 marzo 2014
Aumento delle tasse locali e calo demografico: quale relazione? Il caso della provincia di Genova
Secondo quanto recentemente affermato dalla Corte dei Conti, la
maggior quota dell'aumento della pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta
al parallelo incremento delle tasse locali. Lungi dal realizzarsi, le promesse
federaliste di maggiore efficienza e di minor costo dei servizi locali sono
rimaste tali, e anzi la pressione fiscale è aumentata per compensare gli
effetti della crisi economica che ha ridotto notevolmente gli introiti da tassazione
indiretta.
Le tasse locali vengono inoltre applicate in modo diversificato
accentuando, spesso, le sperequazioni tra cittadini, in particolar modo quelli
economicamente più deboli.
Secondo i dati della Corte dei
Conti, dal 1990 al 2012 "la forza trainante sulla pressione fiscale
complessiva, passata dal 38 al 44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle
entrate locali. La quota di queste su quelle dell'intera pubblica amministrazione
si è più che triplicata passando dal 5,5% al 15,9%" ha detto il presidente
Raffaele Squitieri sentito dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo
Fiscale. Nel percorso di attuazione del federalismo non è stato inoltre rispettato
"un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva" previsto
dalla legge delega. In altre parole, lo Stato centrale taglia i trasferimenti
ma lascia invariato il prelievo di sua competenza; gli enti territoriali, per
sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi,
a volte anche più dell’occorrente.
Anche la Cgia di Mestre parla di “tradimento”
del federalismo affermando che le tasse locali sono aumentate del 200% dal
1997.
I sindaci si giustificano dicendo
che i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007 ad oggi "sono
stati nettamente superiori all' incremento della fiscalità locale". Ed in
effetti il taglio c’è stato, come conferma la stessa Corte dei Conti: 31
miliardi tra 2009 e 2012.
L’analisi dei magistrati
contabili mette in luce anche un importante aspetto della fiscalità locale,
ossia la differenziazione dei tributi a livello locale, che spesso tende a
penalizzare “i territori con redditi più
bassi ed economie in affanno" rendendone nel contempo ancora minore
l’attrattività territoriale, che può indurre le attività economiche a localizzarsi
altrove.
La tassazione locale nei Comuni della provincia di Genova
Il valore medio delle entrate
tributarie comunali pro capite[1]
è, nel 2011, pari a 730 euro circa. Abbiamo analizzato gli scostamenti da
questo valore medio per cercare di capire la maggiore o minore incidenza, per
abitante, della tassazione locale, e come si più vedere dalla cartografia a
presentare i valori più elevati sono la maggior parte dei Comuni costieri e
alcuni della zona montana.
Genova, il capoluogo, supera il
valore medio con 845 euro di tasse locali pro capite, e lo stesso avviene per i
Comuni del promontorio di Portofino e del Tigullio orientale. Anche la Val
d’Aveto e la val Trebbia presentano Comuni con tassazione locale più elevata
della media provinciale.
Osservando la cartografia che
rappresenta la variazione della popolazione residente tra 2001 e 2012 si
riscontra una buona corrispondenza tra i Comuni che presentano valori di
tassazione locale più elevati della media provinciale e perdita di residenti,
anche se la coincidenza non è totale. Ricompaiono molti dei Comuni costieri già
rilevati in precedenza (Genova, promontorio di Portofino, Tigullio orientale),
così come le valli Trebbia e Aveto.
Sorge abbastanza naturale il
pensiero che sia l’aumento delle tasse locali a generare, seppure in parte, la
tendenza a lasciare certi territori per andare a stabilirsi in zone dove la
tassazione è più leggera.
Vi è anche tuttavia una
differente lettura di questo fenomeno, e cioè che sia il calo demografico a
determinare l’aumento delle tasse locali. Se infatti i bisogni locali restano
sostanzialmente invariati dato che i costi fissi per i servizi tendono semmai a
crescere (assistenza anziani, scuole, trasporti, ecc.), il calo demografico
determina un minore gettito in termini di tasse locali che però viene ripartito
sulla base, sempre più ristretta, dei soggetti contribuenti restanti sul
territorio. Tale base si restringe anche per l’aumento dei soggetti incapienti
(disoccupati e inoccupati) che a loro volta necessitano di servizi per i quali
non possono contribuire.
Penso che una ulteriore indagine
potrebbe meglio chiarire questo aspetto certo non secondario per valutare lo
stato socio-economico del nostro territorio.
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