Il tema della "sovranità" dei singoli comuni, specie se molto piccoli, è uno di quelli assai delicati perchè viene a toccare uno degli assiomi insiti nel tessuto molto frammentario che costituisce il nostro territorio. Eppure, se si mette da parte il ben noto campanilismo, si potrebbe invece considerare quanto un utilizzo meno parcellizzato del territorio e quanto una pianificazione avente vedute un po' più ampie avrebbe ripercussioni positive sulla riduzione del consumo di suolo originando una pianificazione urbanistica di qualità più elavata.
pubblicato su ArcipelagoMilano
di Vittore Soldo*
Il suolo rappresenta il substrato, l’elemento di base, sul quale si
manifestano la maggior parte dei processi di insediamento, sviluppo e
crescita di una comunità. L’urbanistica è lo strumento grazie al quale
questi processi collettivi trovano una sintesi e danno una forma nuova
al paesaggio su cui esercitano la propria azione, rendendo il contesto
territoriale su cui si manifesta, funzionale alle facilitazioni della
comunità che lo insedia.
La
missione di una materia così importante e complessa come l’urbanistica
dovrebbe essere la seguente: elaborare e risolvere la complessità di
creare o rigenerare il tessuto urbano, riuscendo a mantenere in
equilibrio il contesto ambientale e la comunità che vi si innesta, anche
e soprattutto in funzione di contingenze di carattere economico,
produttivo e sociale.
Nel corso del tempo l’urbanistica si è manifestata assecondando le
esigenze e i fenomeni sociali (flussi migratori, abbandono delle
campagne, industrializzazione, deindustrializzazione). Negli ultimi
anni, questa materia è stata per buona parte subordinata a processi
esclusivamente speculativi.