a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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giovedì 6 novembre 2014

“Preambolo” per la Città metropolitana

di Giorgio Merlo*

Lo Statuto dovrà fugare tutti i dubbi che hanno accompagnato il dibattito politico, amministrativo e territoriale. E cioè, garantire una piena integrazione tra la città di Torino, l'hinterland e, soprattutto, la “seconda cintura” della ex Provincia.

Che la recente elezione dei membri della Città metropolitana non abbia destato alcun interesse nella pubblica opinione è cosa nota. Come è nota l’osservazione che il tutto si è risolto in una pratica interna e autoreferenziale tra i vari eletti dei comuni della provincia. Semmai, l’unità novità – peraltro già ampiamente prevista alla vigilia – è stato il “misterioso” comportamento politico che ha portato ad una sorta di suicidio assistito di Forza Italia e dell’intero centrodestra nel nuovo organismo. Però, come recita un vecchio adagio, “contenti loro, contenti tutti”! 

Ora, si tratta di capire in che cosa si sostanzierà questo singolare e anacronistico ente che ha soppiantato la Provincia: dalle risorse a disposizione alle competenze istituzionali, dal personale a servizio del futuro ente alla incidenza concreta che avrà sul territorio. Per il momento, salvo furbizie e invenzioni di escamotage dell’ultima ora, sempre possibili, l’unico elemento chiaro è l’assenza di emolumenti per i futuri componenti di questo strano ente.

Elemento sicuramente importante ma non sufficiente per dargli credibilità agli occhi dei cittadini e consistenza nei confronti delle altre istituzioni. Ed è perfettamente comprensibile che l’attenzione adesso si sposti prevalentemente sull’elaborazione dello Statuto della Città metropolitana che dovrà definirne compiutamente funzioni, ruoli e indirizzo. 

Uno Statuto, però, che dovrà contenere anche un “preambolo” capace di fugare alla radice tutti i dubbi che hanno accompagnato il dibattito politico, amministrativo e territoriale in questi mesi e prima della elezione di domenica scorsa. E cioè, garantire una piena integrazione tra la città di Torino, la cosiddetta “prima cintura” e, soprattutto, la “seconda cintura” della ex provincia. Cioè, per entrare nello specifico, l’intero Canavese - occidentale e orientale -, l’area Pinerolese e la Valsusa, il Chierese, il Chivassese, il Ciriecese e le valli di Lanzo. Insomma, tutto ciò che fa da contorno alla prima cintura. Perché, è inutile negarlo, resta questa la preoccupazione centrale che continua a serpeggiare nei territori “periferici” e che fa sponda a quelle sporadiche e un po’ qualunquistiche contestazioni sulla inutilità futura di questa ancora indefinita Città metropolitana.

Una integrazione politica e istituzionale che deve cancellare ogni residuo sospetto di rendere definitivamente periferiche e marginali queste aree rispetto all’area torinese e al suo hinterland.

Ecco perché la stesura dello Statuto non può essere solo uno stanco rito burocratico e protocollare. Proprio attorno allo Statuto si gioca il futuro e la credibilità di questo ente e la reale partecipazione di quei territori allo sviluppo della intera provincia di Torino. Sono certo che questa consapevolezza politica, culturale  e amministrativa è ben presente in chi dovrà stendere questo documento. Ma questo “preambolo” è, comunque sia, necessario ed indispensabile.

*Onorevole Giorgio Merlo, giornalista RAI

domenica 2 febbraio 2014

La cooperazione intercomunale nella legge Delrio. Grandi speranze e attese deluse

di Paolo Dallasta e Serena Righini   23 Gennaio 2014
pubblicato su Eddyburg

Una critica serrata della proposta governativa sulla nuova organizzazione dei poteri locali: l'ottica miope e avara della "spendig review" ha indotto a eludere un problema essenziale per il corretto funzionamento del territorio, ossia la redistribuzione delle funzioni tra i vari enti amministrativi. 

La recente approvazione alla Camera del disegno di legge 1542 del 20/08/2013 in materia di Città Metropolitane, Province, Unioni e Fusioni dei Comuni è il quarto tentativo in tre anni volto a riformare il sistema degli enti locali. Il dibattito attorno alla nuova legge è purtroppo stato monopolizzato dal tema della spending review, che ha messo in secondo piano la necessità, non più eludibile, di attuare una seria revisione dell’intera architettura istituzionale italiana, nella quale funzioni e competenze spesso si sovrappongono. Si è enfatizzato il tema mediatico del risparmio di risorse pubbliche e di poltrone politiche, sorvolando invece sulla redistribuzione delle funzioni che si potrebbe realizzare con il nuovo assetto istituzionale.

La proposta legislativa si basa, essenzialmente, su tre pilastri:
- istituzione delle Città Metropolitane;
- ridefinizione delle Province, trasformate in enti di secondo livello con progressivo svuotamento di funzioni a favore delle Città Metropolitane o dei Consorzi di Comuni;
- disciplina in materia di unioni e fusioni per i piccoli Comuni.

mercoledì 15 gennaio 2014

L’area metropolitana genovese si candida per gli Investimenti Territoriali Integrati nella programmazione dei fondi 2014 - 2020

di Andrea Pasetti*

L’elemento di novità che sarà prossimamente introdotto nell’ordinamento degli Enti locali con la costituzione delle Città metropolitane trova già oggi un immediato riscontro operativo nell’ambito della formazione dei programmi per la localizzazione dei fondi strutturali 2014 – 2020.

In questi giorni infatti, registrato il conseguimento del target di spesa del precedente periodo di programmazione 2007 – 2013, che ha raggiunto il 52,7% delle risorse programmate, evitando quindi la paventata perdita di risorse, si stanno definendo gli orientamenti per il nuovo ciclo.

Si devono qui rimarcare due osservazioni: la prima riguarda l’evidente scarsa efficienza dell’attuale sistema di attuazione dei programmi che riesce solo con fatica a superare la soglia minima del 48,5% della spesa; la seconda è il cronico ritardo italiano nel definire la programmazione operativa dei fondi strutturali, che per il periodo 2014 – 2020 è appena iniziata nel nostro Paese mentre gli Stati europei più virtuosi hanno impostato già da tempo i loro quadri operativi.

lunedì 18 febbraio 2013

Le aree metropolitane europee per il futuro dell'Unione Europea

di Sante Foresta 
pubblicato su http://www.unideadicitta.it (sett. 2009)
In questi ultimi 50 anni lo spazio europeo è cambiato e la globalizzazione sta accelerando tali trasformazioni con conseguenze notevoli per quei centri di gravità dell’Europa che sono le aree metropolitane (1). Queste ultime sono nella posizione ideale per far fronte alle sfide e cogliere appieno le opportunità che derivano dai cambiamenti. A livello comunitario si ritiene opportuno che l'evoluzione delle aree metropolitane e le iniziative nazionali in questo campo formino oggetto di un'analisi e della definizione di orientamenti generali da parte del Consiglio Europeo e della Commissione Europea. Un dibattito ben strutturato a livello europeo si rende necessario per inquadrare gli approcci nazionali in una prospettiva comune e ciò potrà anche incoraggiare gli attori regionali. Un dibattito strutturato su e tra le aree metropolitane contribuirebbe, inoltre, a incentivare tali regioni perché attuino loro stesse con successo l'Agenda di Lisbona e Goteborg, fatto che può riflettersi nei Programmi Nazionali di Riforma.