a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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giovedì 6 novembre 2014
“Preambolo” per la Città metropolitana
di Giorgio Merlo*
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domenica 6 luglio 2014
Metropoli e Regione: ora una è di troppo
Regione e Città Metropolitana: un dualismo inevitabile?
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domenica 25 maggio 2014
Turismo: quattro STL insieme: nasce la Rete Levante
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sabato 26 aprile 2014
Genova città metropolitana: a che punto siamo? Risponde il Sindaco
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CGIL: Il turismo alla città metropolitana
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Valentina Ghio: città metropolitana, una chance
Il Sindaco di Sestri: sere una adeguata rappresentanza nel consiglio e più coesione sul territorio.
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domenica 2 febbraio 2014
La cooperazione intercomunale nella legge Delrio. Grandi speranze e attese deluse
di Paolo Dallasta e Serena Righini 23 Gennaio 2014
pubblicato su Eddyburg
pubblicato su Eddyburg
Una critica serrata della proposta governativa sulla nuova organizzazione dei poteri locali: l'ottica miope e avara della "spendig review" ha indotto a eludere un problema essenziale per il corretto funzionamento del territorio, ossia la redistribuzione delle funzioni tra i vari enti amministrativi.
La recente approvazione alla Camera del disegno di legge 1542 del 20/08/2013 in materia di Città Metropolitane, Province, Unioni e Fusioni dei Comuni è il quarto tentativo in tre anni volto a riformare il sistema degli enti locali. Il dibattito attorno alla nuova legge è purtroppo stato monopolizzato dal tema della spending review, che ha messo in secondo piano la necessità, non più eludibile, di attuare una seria revisione dell’intera architettura istituzionale italiana, nella quale funzioni e competenze spesso si sovrappongono. Si è enfatizzato il tema mediatico del risparmio di risorse pubbliche e di poltrone politiche, sorvolando invece sulla redistribuzione delle funzioni che si potrebbe realizzare con il nuovo assetto istituzionale.
La proposta legislativa si basa, essenzialmente, su tre pilastri:
- istituzione delle Città Metropolitane;
- ridefinizione delle Province, trasformate in enti di secondo livello con progressivo svuotamento di funzioni a favore delle Città Metropolitane o dei Consorzi di Comuni;
- disciplina in materia di unioni e fusioni per i piccoli Comuni.
La proposta legislativa si basa, essenzialmente, su tre pilastri:
- istituzione delle Città Metropolitane;
- ridefinizione delle Province, trasformate in enti di secondo livello con progressivo svuotamento di funzioni a favore delle Città Metropolitane o dei Consorzi di Comuni;
- disciplina in materia di unioni e fusioni per i piccoli Comuni.
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mercoledì 15 gennaio 2014
L’area metropolitana genovese si candida per gli Investimenti Territoriali Integrati nella programmazione dei fondi 2014 - 2020
di Andrea Pasetti*
L’elemento di novità che sarà prossimamente introdotto nell’ordinamento degli Enti locali con la costituzione delle Città metropolitane trova già oggi un immediato riscontro operativo nell’ambito della formazione dei programmi per la localizzazione dei fondi strutturali 2014 – 2020.
In questi giorni infatti, registrato il conseguimento del target di spesa del precedente periodo di programmazione 2007 – 2013, che ha raggiunto il 52,7% delle risorse programmate, evitando quindi la paventata perdita di risorse, si stanno definendo gli orientamenti per il nuovo ciclo.
Si devono qui rimarcare due osservazioni: la prima riguarda l’evidente scarsa efficienza dell’attuale sistema di attuazione dei programmi che riesce solo con fatica a superare la soglia minima del 48,5% della spesa; la seconda è il cronico ritardo italiano nel definire la programmazione operativa dei fondi strutturali, che per il periodo 2014 – 2020 è appena iniziata nel nostro Paese mentre gli Stati europei più virtuosi hanno impostato già da tempo i loro quadri operativi.
In questi giorni infatti, registrato il conseguimento del target di spesa del precedente periodo di programmazione 2007 – 2013, che ha raggiunto il 52,7% delle risorse programmate, evitando quindi la paventata perdita di risorse, si stanno definendo gli orientamenti per il nuovo ciclo.
Si devono qui rimarcare due osservazioni: la prima riguarda l’evidente scarsa efficienza dell’attuale sistema di attuazione dei programmi che riesce solo con fatica a superare la soglia minima del 48,5% della spesa; la seconda è il cronico ritardo italiano nel definire la programmazione operativa dei fondi strutturali, che per il periodo 2014 – 2020 è appena iniziata nel nostro Paese mentre gli Stati europei più virtuosi hanno impostato già da tempo i loro quadri operativi.
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lunedì 18 febbraio 2013
Le aree metropolitane europee per il futuro dell'Unione Europea
di Sante Foresta
pubblicato su http://www.unideadicitta.it (sett. 2009)
In
questi ultimi 50 anni lo spazio europeo è cambiato e la globalizzazione
sta accelerando tali trasformazioni con conseguenze notevoli per quei
centri di gravità dell’Europa che sono le aree metropolitane (1). Queste
ultime sono nella posizione ideale per far fronte alle sfide e cogliere
appieno le opportunità che derivano dai cambiamenti. A livello
comunitario si ritiene opportuno che l'evoluzione delle aree
metropolitane e le iniziative nazionali in questo campo formino oggetto
di un'analisi e della definizione di orientamenti generali da parte del
Consiglio Europeo e della Commissione Europea. Un dibattito ben
strutturato a livello europeo si rende necessario per inquadrare gli
approcci nazionali in una prospettiva comune e ciò potrà anche
incoraggiare gli attori regionali. Un dibattito strutturato su e tra le
aree metropolitane contribuirebbe, inoltre,
a incentivare tali regioni perché attuino loro stesse con successo
l'Agenda di Lisbona e Goteborg, fatto che può riflettersi nei Programmi
Nazionali di Riforma.
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