a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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lunedì 30 novembre 2015

Napoli, città metropolitana: troppi ritardi, ora la regione faccia la sua parte

A quasi un anno dalla nascita dei nuovi enti, l'articolo traccia un primo bilancio e mette in evidenza le poche luci e le molte ombre che li caratterizza, tra ritardi nella definizione dei vari organismi e un preoccupante deficit di rappresentatività e di capacità operativa. L'articolo parla di Napoli, ma fotografa una realtà analoga in tutta Italia.

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domenica 13 settembre 2015

Province, a fine anno le liste di mobilità

Entro il 31 ottobre le Regioni dovranno aver definito le funzioni attribuite a Province e Città Metropolitane, determinando così il fabbisogno di personale ad esse adibito. Entro la stessa data le Province e le Città Metropolitane dovranno fornire le liste dei dipendenti in soprannumero.

sabato 8 agosto 2015

UPI: la riforma delle Province e delle Città metropolitane strozzata dai tagli indiscriminati alle risorse

In un recente documento l’UPI (Unione delle Province Italiane) fa il punto sullo stato della legge 56/2014 e rileva preoccupanti criticità nel suo stato di attuazione. 

di Sonia Zarino
 
Vi è, secondo l’UPI, un evidente disallineamento tra la legislazione regionale, che doveva riattribuire le funzioni non essenziali delle Province e  delle Città metropolitane, e la legge di Stabilità che, sottraendo alle stesse risorse in una misura ritenuta eccessiva,  blocca di fatto l’effettiva attuazione della riforma.
In effetti, se da un lato i nuovi enti sono di fatto operativi, e in grado quindi di svolgere i compiti a loro affidati dalla L. 56, nelle more degli adempimenti  previsti da parte delle Regioni essi devono continuare a svolgere tutti i compiti delle “vecchie” province. Tale onere si traduce quindi nella necessità di fare fronte a spese di cui non si hanno di fatto le necessarie coperture economiche: si pensi solo che la prevista legge di Stabilità 2015 taglia al bilancio delle Province un miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017.
Ad oggi, la sola parte pienamente attuata della riforma delle province riguarda il cambio degli organi amministrativi, costituiti da sindaci e consiglieri provenienti dai comuni dell’Città metropolitana e non più eletti direttamente dai cittadini.

domenica 12 luglio 2015

Le città metropolitane per lo sviluppo strategico del territorio: tra livello locale e livello sovranazionale

Mentre il TUEL aveva una visione “gradualistica e in sequenza” dei livelli territoriali di governo, la l. n. 56  è  ispirata,  invece  a  una visione  “funzionalista”. In  sostanza,  nella  nuova  legge  le  città metropolitane  sono  enti  territoriali  di  area  vasta,  a  finalità  specificatamente  definite,  e  tutte incentrate essenzialmente sullo sviluppo strategico del territorio. Le città metropolitane sono certamente enti territoriali di area vasta, ma non sono enti territoriali locali, nel senso tradizionalmente fatto proprio da dottrina, legislazione e giurisprudenza.

pubblicato su federalismi.it           N° 12 - 17/06/2015

Il 30 giugno di quest’anno scadranno i sei mesi dall’entrata in funzione delle città metropolitane, così come il termine entro il quale le regioni devono aver approvato le leggi di loro competenza attuative di quanto previsto dal comma 91 della l. n. 56/2014 per la riallocazione delle funzioni non fondamentali delle province dopodiché lo Stato potrà avvalersi di quanto previsto dal comma 95, ed esercitare il potere sostitutivo. 

Allo stato attuale, mentre risultano approvati tutti gli statuti delle otto città metropolitane di cui al comma 5, salvo Reggio Calabria e Venezia, che hanno, come noto, tempi di attuazione diversa, molte regioni non hanno ancora provveduto ad adottare le leggi di loro competenza. Del resto, anche nei casi in cui le regioni hanno varato la legge di cui al comma 91, non risultano ancora avviati i procedimenti necessari per il trasferimento delle funzioni e del personale, né gli altri adempimenti conseguenti, previsti nei commi da 89 a 95, come successivamente integrati dai numerosi provvedimenti adottati o in via di adozione, per la loro attuazione. 

Di conseguenza, anche le città metropolitane, al pari delle province, si trovano ancora ad operare in una sorta di limbo o, se si preferisce, di terra di nessuno, nella quale l’oggi non è comunque eguale all’ieri, ma il domani deve ancora compiersi. Per un verso, i nuovi enti, e i loro organi, sono pienamente in carica e operativi, e sono quindi in grado di esercitare le loro funzioni e, per quanto riguarda le città metropolitane, anche di perseguire le finalità assegnate dalla l. n. 56/2014. 

Per un altro verso però, in virtù del comma 89, ultima parte, della stessa legge, essi devono ancora svolgere tutte le funzioni delle precedenti province, in attesa che si provveda al loro effettivo esercizio da parte dell’ente subentrante; ente, quest’ultimo, che in tutti i casi in cui le regioni non hanno ancora legiferato, deve tuttora essere individuato e che, anche negli altri casi, presuppone comunque quanto meno il completamento del processo di trasferimento del personale... (segue)

lunedì 2 marzo 2015

Province, "non rimaniamo a metà del guado"

Dall'Olio (PD): "La riforma Delrio è un pasticcio, pensare di sbrogliarlo con le aree vaste sarebbe peggio".

La riforma delle Province è una riforma nata male che rischia però di finire peggio se non viene portata fino in fondo. La scelta di abolire le Province senza avere un disegno organico di riordino degli enti locali e di tutte le istituzioni pubbliche organizzate su base provinciale (prefetture, camere di commercio, etc.) è stata palesemente un errore. Una concessione alla pancia dell’opinione pubblica, sensibilizzata da una campagna di disinformazione martellante, senza misurarne implicazioni e conseguenze. Ma fermarsi a metà del guado vagheggiando fantomatici enti di secondo grado chiamati 'aree vaste' non può che aggravarlo.
La legge Delrio non potendo abolire le Province in quanto previste dalla Costituzione, ha cancellato gli organi elettivi trasformando le Province in enti di secondo grado governate dai sindaci e lasciando alle Regioni la patata bollente della riorganizzazione delle funzioni “non fondamentali” senza fornire risorse e precise indicazioni.

martedì 9 dicembre 2014

Personale della Provincia, 800 a rischio. A tremare sono soprattutto i precari.

Diversamente da quanto sempre assicurato nel corso dell'iter della legge 56, che prevedeva il riassorbimento di tutto il personale in forza alle Province, ultimamente sta con insistenza circolando la voce di esuberi, anche consistenti. 
Non essendo chiaro ad oggi come verranno redistribuite le deleghe inerenti funzioni in precedenza assegnate alle province in particolare dalle regioni, allocare le risorse diventa difficile, di conseguenza le regioni non si fidano e lasciano le deleghe in capo alle province che però con i pesanti tagli subiti rischiano seriamente il default...insomma, il solito pasticcio all'italiana. Continuo a pensare che siano questi esempi che allontanano, più di ogni cosa, gli investitori stranieri dall'Italia: quale affidabilità può offrire un simile "sistema Paese"?

sabato 6 dicembre 2014

giovedì 27 novembre 2014

Province: più carrozzoni di prima

La recente formulazione della legge di stabilità pone una pesante ipoteca sull'occupazione dei dipendenti delle province, dopo che per mesi si era assicurato che non vi sarebbero stati problemi nel ricollocare tutti i lavoratori. Inoltre la carenza di risorse mette a rischio i servizi erogati ai cittadini.

lunedì 1 settembre 2014

Il bicameralismo delle città metropolitane

In un momento in cui il dibattito politico è tutto incentrato sul superamento del bicameralismo e sulla semplificazione e celerità dei procedimenti amministrativi, la legge Delrio prevede un percorso accidentato per l’approvazione dello strumento di programmazione economico-finanziaria delle città metropolitane.

pubblicato su LeggiOggi.it il 1 settembre 2014

La procedura di approvazione del bilancio delle città metropolitane prevede una sorta di doppia lettura. In un momento in cui il dibattito politico è tutto incentrato sul superamento del bicameralismo e sulla semplificazione e celerità dei procedimenti amministrativi, la legge Delrio prevede un percorso accidentato per l’approvazione dello strumento di programmazione economico-finanziaria delle città metropolitane.

Lo schema di bilancio deve essere proposto dal sindaco metropolitano, adottato dal consiglio metropolitano, in una sorta di prima lettura, e sottoposto al parere della conferenza metropolitana.

Il secondo organo assembleare dell’istituzione di area vasta esprime il proprio parere, approvandolo con una maggioranza che deve soddisfare due requisiti, la maggioranza della popolazione ed un terzo dei comuni.
A questo punto lo schema di bilancio torna al primo organo assembleare ed il consiglio metropolitano, in seconda lettura, può finalmente approvare lo strumento di programmazione.

venerdì 22 agosto 2014

sabato 12 luglio 2014

Province - Lanzetta: “Decreto riordino funzioni entro fine mese”

“Il decreto di riordino delle funzioni delle nuove province previsto dalla legge Delrio sarà definito entro la fine del mese”. Lo ribadisce il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Maria Carmela Lanzetta, sottolineando “che quello dell'8 luglio è comunque un termine ordinatorio”.   
"Siamo al lavoro insieme agli altri ministeri interessati, alle Regioni e agli enti locali per realizzare al meglio - ha spiegato il ministro - il lavoro di ricognizione e assegnazione delle funzioni, a cui seguiranno patrimonio e personale. Per quanto riguarda le funzioni statali siamo a buon punto, per la parte che interesse le Regioni forniremo delle linee metodologiche, lasciando alle regioni l'autonomia della definizione del trasferimento e degli atti conseguenti. Si tratta - ha aggiunto la titolare di palazzo Cornaro - di una serie di provvedimenti di grande importanza perché costituiscono il cuore dell'attuazione della riforma e saranno quelli che tracceranno la nuova architettura della governance del nostro territorio. Come ogni trasformazione istituzionale è un passaggio complesso, che richiede il coinvolgimento di diversi attori e la massima attenzione, perché il risultato sarà un cambiamento radicale del modello di governo locale".   
Il ministro Lanzetta ha poi tenuto a sottolineare "che nella fase di attuazione in corso le funzioni delle province continueranno a essere svolte dai Commissari, così come prevede la legge. Giovedì, in sede di conferenza Unificata torneremo a parlare del processo di realizzazione della riforma perché - ha concluso - ritengo fondamentale condurre il nostro lavoro all'insegna della trasparenza e della collaborazione istituzionale". (com/ef)