a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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lunedì 30 novembre 2015

Napoli, città metropolitana: troppi ritardi, ora la regione faccia la sua parte

A quasi un anno dalla nascita dei nuovi enti, l'articolo traccia un primo bilancio e mette in evidenza le poche luci e le molte ombre che li caratterizza, tra ritardi nella definizione dei vari organismi e un preoccupante deficit di rappresentatività e di capacità operativa. L'articolo parla di Napoli, ma fotografa una realtà analoga in tutta Italia.

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venerdì 7 agosto 2015

Depuratore del Tigullio, la decisione definitiva a settembre

La vicenda del depuratore comprensoriale non è solo una vicenda che potremmo definire locale, in quanto è uno dei banchi di prova sul funzionamento della nuova Città metropolitana, che deve trovare per la sua buona governance il giusto equilibrio tra aspetti a volte confliggenti, quali l'ottimizzazione delle risorse finanziarie e la volontà delle singole amministrazioni. Se è vero che, come detta la legge 56, finalità della città metropolitana è il suo sviluppo territoriale complessivo, è da qui che occorre partire per valutare le decisioni prese dal Consiglio.

 

mercoledì 12 novembre 2014

LA CITTÀ METROPOLITANA COME SISTEMA EQUILIBRATO DI COMUNI

giovedì 6 novembre 2014

“Preambolo” per la Città metropolitana

di Giorgio Merlo*

Lo Statuto dovrà fugare tutti i dubbi che hanno accompagnato il dibattito politico, amministrativo e territoriale. E cioè, garantire una piena integrazione tra la città di Torino, l'hinterland e, soprattutto, la “seconda cintura” della ex Provincia.

Che la recente elezione dei membri della Città metropolitana non abbia destato alcun interesse nella pubblica opinione è cosa nota. Come è nota l’osservazione che il tutto si è risolto in una pratica interna e autoreferenziale tra i vari eletti dei comuni della provincia. Semmai, l’unità novità – peraltro già ampiamente prevista alla vigilia – è stato il “misterioso” comportamento politico che ha portato ad una sorta di suicidio assistito di Forza Italia e dell’intero centrodestra nel nuovo organismo. Però, come recita un vecchio adagio, “contenti loro, contenti tutti”! 

Ora, si tratta di capire in che cosa si sostanzierà questo singolare e anacronistico ente che ha soppiantato la Provincia: dalle risorse a disposizione alle competenze istituzionali, dal personale a servizio del futuro ente alla incidenza concreta che avrà sul territorio. Per il momento, salvo furbizie e invenzioni di escamotage dell’ultima ora, sempre possibili, l’unico elemento chiaro è l’assenza di emolumenti per i futuri componenti di questo strano ente.

Elemento sicuramente importante ma non sufficiente per dargli credibilità agli occhi dei cittadini e consistenza nei confronti delle altre istituzioni. Ed è perfettamente comprensibile che l’attenzione adesso si sposti prevalentemente sull’elaborazione dello Statuto della Città metropolitana che dovrà definirne compiutamente funzioni, ruoli e indirizzo. 

Uno Statuto, però, che dovrà contenere anche un “preambolo” capace di fugare alla radice tutti i dubbi che hanno accompagnato il dibattito politico, amministrativo e territoriale in questi mesi e prima della elezione di domenica scorsa. E cioè, garantire una piena integrazione tra la città di Torino, la cosiddetta “prima cintura” e, soprattutto, la “seconda cintura” della ex provincia. Cioè, per entrare nello specifico, l’intero Canavese - occidentale e orientale -, l’area Pinerolese e la Valsusa, il Chierese, il Chivassese, il Ciriecese e le valli di Lanzo. Insomma, tutto ciò che fa da contorno alla prima cintura. Perché, è inutile negarlo, resta questa la preoccupazione centrale che continua a serpeggiare nei territori “periferici” e che fa sponda a quelle sporadiche e un po’ qualunquistiche contestazioni sulla inutilità futura di questa ancora indefinita Città metropolitana.

Una integrazione politica e istituzionale che deve cancellare ogni residuo sospetto di rendere definitivamente periferiche e marginali queste aree rispetto all’area torinese e al suo hinterland.

Ecco perché la stesura dello Statuto non può essere solo uno stanco rito burocratico e protocollare. Proprio attorno allo Statuto si gioca il futuro e la credibilità di questo ente e la reale partecipazione di quei territori allo sviluppo della intera provincia di Torino. Sono certo che questa consapevolezza politica, culturale  e amministrativa è ben presente in chi dovrà stendere questo documento. Ma questo “preambolo” è, comunque sia, necessario ed indispensabile.

*Onorevole Giorgio Merlo, giornalista RAI

lunedì 29 settembre 2014

Punti di vista...sul listone

Il cosiddetto listone ha vinto, ma non ha sfondato: la fronda delle liste "ribelli" ha dato dei risultati abbastanza insperati, e l'astensione dei consiglieri 5 stelle ha contribuito a guastare l'en plein del listone tarsversale tra i partiti, nato con l'intento di svolgere un ruolo costituente per quel che riguarda le regole di funzionamento della Città metropolitana.
Il Levante ha ottenuto un buon risultato, eleggendo quattro rappresentanti nel Tigullio e tre nel Golfo Paradiso, mentre come era prevedibile in assenza di un accordo l'entroterra è rimasto privo di consiglieri di riferimento e dovrà "appoggiarsi" su rappresentanti "costieri".
Dal punto di vista politico, come era prevedibile si nota la prevalenza di rappresentanti del centrosinistra nell'area genovese, mentre il Levante assume tonalità più variegate e presenta un notevole peso delle forze di centrodestra.

Buon lavoro al Sindaco Doria e a tutti i consiglieri, ora il primo compito che li attende è la stesura dello Statuto metropolitano.

La curiosità: due titoli opposti fotografano questa mattina le interpretazioni dei media rispetto al voto




Eletti sei del Levante nel nuovo consiglio metropolitano

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