La situazione di rischio idro geologico della città metropolitana di Genova è particolarmente grave, come testimoniano le decine di frane e dissesti sui quali occorre intervenire. Nonostante quindi la situazione di incertezza economica in cui versa il nuovo ente a causa delle incertezze rigardo alle funzioni ad essa attribuite, il sindaco metropolitano Doria ha valutato necessario un impegno forte contro un problema che assilla tanto i comuni costieri quanto l'entroterra.
a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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giovedì 21 maggio 2015
venerdì 5 dicembre 2014
Legge di Stabilità: cambiare subito verso su città metropolitane e province chiedono Doria e Burlando agli Stati generali liguri
Scoppia il nodo delle risorse il cui taglio metterebbe in seria discussione il funzionamento degli enti locali oltre a mettere a rischio l'occupazione dei dipendenti.
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Parte 1
Parte 2
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domenica 12 ottobre 2014
Il sindaco Marino: per il tpl fondi diretti alle città metropolitane
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giovedì 13 febbraio 2014
Il finanziamento delle Città Metropolitane nel disegno di legge di riordino degli Enti Locali
L’articolo 9 del progetto di legge 1212 concernente il riordino degli enti
locali e attualmente all’esame del Senato dispone che ciascuna Città
metropolitana succeda a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi
(comprese le entrate provinciali) della Provincia cui subentra (con esenzione
fiscale per il trasferimento di beni).
Il testo dispone che le risorse
della Città metropolitana siano costituite dal patrimonio, dal personale e
dalle risorse strumentali della Provincia medesima (comma 1).
La città metropolitana succede inoltre
a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi, ivi comprese le
entrate, all’atto del subentro alla provincia. Le entrate delle province sono costituite da:
- imposta sulle assicurazioni
sulla responsabilità civile auto, la cui aliquota è stabilita nella misura del
12,5 per cento (salvo la facoltà delle Province di variarla in aumento o in
diminuzione di 3,5 punti percentuali).
- imposta provinciale di
trascrizione, iscrizione ed annotazione dei veicoli iscritti al pubblico
registro automobilistico (IPT);
- altri tributi propri derivati;
- compartecipazione provinciale
all’IRPEF (fissata dal d.P.C.M. 10/7/2012 nello 0,60 dell’imposta);
- compartecipazione alla tassa
automobilistica regionale sugli autoveicoli.
Il decreto legislativo n. 68 del
2011,
inoltre, all’art. 24 disciplina articolatamente il sistema finanziario delle
città metropolitane, e attribuisce loro la facoltà di avvalersi di altre fonti
di entrata oltre a quelle derivanti dal trasferimento di quelle della
provincia, secondo diverse modalità attuative e
previo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Funzioni metropolitane e spesa pubblica
Abbiamo visto come la
legislazione riguardante il finanziamento delle città metropolitane assegni ad
esse risorse anche aggiuntive, rispetto ai bilanci delle attuali province, in
funzione della complessità delle funzioni che i nuovi enti dovranno svolgere.
Non solo quindi le funzioni
fondamentali delle ex Province, ma anche la pianificazione territoriale
generale e la strutturazione del trasporto pubblico, o ancora lo sviluppo
economico e sociale dell’intero territorio governato.
In funzione della complessità
delle funzioni assunte dalla Città Metropolitana sarà la legge di stabilità a
definire, di volta in volta, la dotazione finanziaria. Una posizione assai
elastica del legislatore, quindi, che tende ad assecondare la configurazione
assunta dal nuovo ente in rapporto alle funzioni effettivamente ricoperte: solo
quelle della ex Provincia, o queste più altre delegate dai Comuni, o ancora
queste più altre delegate dalla Regione.
Una ulteriore ed importante fonte
di finanziamento delle città metropolitane può inoltre essere individuata negli
assi di sviluppo 2014-2020 individuati dalla Commissione Europea per
l’erogazione di fondi strutturali.
Nel complesso la politica di
coesione europea permetterà di mobilitare fino a 366,8 miliardi di euro destinati
alle regioni e alle città dell'UE e all'economia reale. È principalmente
tramite questo strumento d'investimento che l'Unione realizzerà gli obiettivi
della strategia Europa 2020: crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti
climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e
dell’esclusione sociale.
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lunedì 3 febbraio 2014
Provincia di Genova: Comuni piccoli, spese pubbliche alte.
La struttura della finanza
pubblica dei Comuni italiani evidenzia[1] che
esistono notevoli differenze tra gli enti in termine di entrate e spese
pro-capite.
Questo avviene per diverse
ragioni, per cui non è facile estrapolare i fattori che permettono di distinguere
con assoluta chiarezza, ad esempio, quali costi e benefici giustifichino livelli di spesa tanto differenti tra un Comune e l'altro e come tali spese si traducano effettivamente in servizi di qualità erogati ai cittadini.
Una ipotesi di lavoro, indubbiamente semplificativa, ma che permette di avviare un confronto e che trova riscontro in autorevoli trattazioni[2], è quella che considera quali variabili di riferimento la dimensione demografica e la spesa corrente pro-capite dei Comuni.
Analizzando la spesa corrente pro-capite del Comuni italiani al 2010, si osserva che il valore medio è di circa 877 euro[3].
Una ipotesi di lavoro, indubbiamente semplificativa, ma che permette di avviare un confronto e che trova riscontro in autorevoli trattazioni[2], è quella che considera quali variabili di riferimento la dimensione demografica e la spesa corrente pro-capite dei Comuni.
Analizzando la spesa corrente pro-capite del Comuni italiani al 2010, si osserva che il valore medio è di circa 877 euro[3].
I Comuni della Liguria presentano
una spesa media corrente pro-capite di 1126 euro, che risulta essere la più
elevata tra le regioni a statuto ordinario.
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