a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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venerdì 7 agosto 2015

La città metropolitana sarà comunque una rivoluzione culturale

La città metropolitana è troppo spesso confusa con la "vecchia" provincia, con cui condivide i confini (e questo forse è stato il primo errore) ma non le finalità, che sono altre e di tipo strategico, volte allo sviluppo territoriale.

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mercoledì 22 aprile 2015

La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi presentati da alcune Regioni contro alcuni aspetti della legge 56/2014

pubblicato su Federalismi.it del 22/04/2015

di Alberto Lucarelli

La sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 2015. Considerazioni in merito all'istituzione delle città metropolitane.
Con la sentenza n. 50 del 2015 la Corte costituzionale ha rigettato i ricorsi presentati dalle Regioni Lombardia, Veneto, Campania e Puglia avverso ben 58 commi dell’unico articolo della legge Delrio n. 56 del 2014 per contrasto con numerosi parametri costituzionali. 

Il primo gruppo di norme sottoposte al vaglio di costituzionalità, oggetto della nostra breve riflessione, attiene all’istituzione e alla disciplina delle città metropolitane. Nel dettaglio, la Corte ritiene non fondate le seguenti questioni con argomentazioni non sempre condivisibili. Anzitutto è ritenuta non meritevole di accoglimento la preliminare questione di competenza sollevata sul presupposto che la mancata espressa previsione della “istituzione delle città metropolitane” nell’ambito di materia riservato alla legislazione esclusiva dello Stato ex art. 117, comma secondo, lettera p), Cost. ne comporti l’automatica attribuzione alla rivendicata competenza regionale esclusiva, in applicazione della clausola di residualità di cui al quarto comma dello stesso art. 117. Sul punto la Corte riporta una serie di motivazioni: L’accoglimento della tesi sostenuta dalle ricorrenti porterebbe al risultato paradossale di legittimare la regione a compiere un’attività (vietata allo Stato: la costituzione delle città metropolitane) da non potersi ritenere ‘verosimilmente’ rientrare nella competenza esclusiva regionale attesa la rilevanza nazionale della città metropolitana. Riguardo al nuovo ente territoriale, inoltre, le regioni non potrebbero comunque disciplinarne la legislazione elettorale, gli organi di governo e le funzioni fondamentali che l’art. 117, c. 2, lett. p, Cost., riserva in via esclusiva allo Stato... (segue)

martedì 11 novembre 2014

Pd, Bersani: “Si aboliscono le Province o gli spartineve? Tsunami di demagogia”

L'ex leader del Partito democratico condanna i tagli agli enti di secondo livello: "Quando ho visto la finanziaria ho detto 'pregate che non nevichi'. Non sono disposto ad accettare questa situazione: bisogna reagire"
di F. Q. | 10 novembre 2014 
 
“Si aboliscono le Province o gli spartineve?”. E’ Pierluigi Bersani, ex leader del Partito democratico a criticare la riforma del collega e compagno di partito Graziano Delrio. E’ la lunga odissea delle province in Italia: enti di secondo livello prima aboliti a parole, poi ridimensionati e infine, con la legge di stabilità, azzoppati dal taglio dei fondi che gli impediscono di adempiere alle loro funzioni principali. E a farsi portavoce del grido di allarme che viene dalle realtà locali è l’ex segretario democratico ed esponente della minoranza Pd. “Non è facile smontare questo tsunami di demagogia”, ha detto all’incontro i sindaci della provincia di Piacenza e i parlamentari, “ma non siamo disposti ad accettare una situazione simile”. Proprio il direttore generale dell’ente, Vittorio Silva, ha annunciato il blocco del contratto quadro che avrebbe garantito la manutenzione della rete stradale provinciale, pari a 1.111 chilometri di strade e il rischio dopo i tagli previsti dalla legge di stabilità, anche per il riscaldamento nelle scuole.

Meno di una settimana fa i rappresentanti delle Province hanno incontrato il governo e lanciato un appello perché la riforma sia applicata davvero. A creare problemi è il mancato passaggio di competenze di cui avrebbero dovuto essere responsabili le Regioni. Gli enti di secondo livello si trovano a doversi occupare delle vecchie funzioni, ma con un budget dimezzato. “Cosi non può andare”, ha detto Bersani, “perché i dati sono impressionanti. Quando ho visto la Finanziaria ho detto: pregate che non nevichi. Ho visto le tabelle che riguardano le province e ci sono situazioni anche peggiori. Qui bisogna capire se abbiamo voluto abolire le province o gli spartineve? Ma questo è il frutto avvelenato di una malattia: l’ideologia. E di una bolla demagogica micidiale che su questo tema, invece di essere preso dall’alto doveva essere preso nello specifico e in prospettiva di area vasta”. In questo modo, ha aggiunto “abbiamo solo sbaraccato e detto ai sindaci: pensateci voi. Ora non resta che prendere tempo, trovare i soldi, perché non vedo altra soluzione. Non sono comunque disposto ad accettarlo. Bisogna reagire. Quando arriverò a Roma tirerò qualche accidente”. D’accordo con la protesta di Bersani anche gli altri due parlamentari piacentini del Pd, Maurizio Migliavacca e Marco Bergonzi.

sabato 6 settembre 2014

Le 100 città resilienti: ciò che non uccide fortifica

La Rockefeller Foundation ha individuato 100 città ritenute “resilienti”, ovvero capaci di reagire a crisi e disastri traendone spunti per migliorarsi e crescere. Tra loro c’è anche Roma che entrerà a far parte di questo prestigioso network internazionale.

di Elena Biscotti
pubblicato su tafter.it l'11 dicembre 2013

“Non si può predire dove o quando la prossima maggiore scossa o rottura per il nostro benessere si manifesterà” dichiara Judith Rodin, presidente della Rockefeller Foundation. Ed è proprio da questa premessa che, in occasione della celebrazione del centenario dell’Istituzione, ha preso il volo la sfida 100 Resilient Cities, una piattaforma virtuale in cui parteciperanno 100 città mondiali – selezionate da sette giudici, fra cui si annovera Bill Clinton – in grado di presentare dei progetti di trasformazione urbana a seguito di cataclismi o rotture economico-sociali.
Con la diffusione della crisi economica, delle nuove tecnologie e della globalizzazione, del fenomeno dell’inurbamento e della crescita demografica, delle catastrofi ambientali ed ecologiche sempre più frequenti, si sta assistendo a una messa in discussione dei paradigmi vigenti sino ad ora, soprattutto per ciò che concerne il rapporto dell’essere umano con l’ambiente che lo circonda e le problematiche a esso connesse.
Non è un caso se temi quali “rigenerazione”, “pianificazione culturale”, “rinnovamento sociale”, “interculturalità” o “multiculturalità”, “globalizzazione”, “urbanizzazione”, “innovazione tecnologica”, “cambiamenti climatici”, “disastri ecologici e ambientali” sono diventati il fulcro di progetti incentrati sulla risoluzione dei problemi che colpiscono la collettività, principalmente nell’ottica della riqualificazione urbanistica e dell’adozione di misure preventivo-attuative nei momenti di crisi.

sabato 9 agosto 2014

martedì 14 maggio 2013

Città metropolitana e cooperazione intercomunale

pubblicato su Urbanistica Informazioni

di Carmen Mariano
La nuova architettura istituzionale degli enti locali, così come si configura nel provvedimento 135/2012, apre la riflessione su alcuni temi che riguardano le competenze in materia di pianificazione tra le future Città Metropolitane e le varie forme di cooperazione intercomunale, più o meno strutturate sul territorio (Convenzioni e Unioni di comuni).

L’art 19 Funzioni fondamentali dei comuni e modalità di esercizio associato di funzioni e servizi comunali promuove le forme di intercomunalità aumentando il ventaglio delle funzioni fondamentali comunali, tra cui la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovra comunale, da svolgersi obbligatoriamente dal 1 gennaio 2014 in forma associata attraverso le Unioni di Comuni (enti locali a eleggibilità indiretta già previsti dalla legge 142/90 e dal Tuel 267/2000) o le Convenzioni. Tale prescrizione vale per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti (vale a dire circa il 70% degli 8000 comuni italiani). Con il successivo art. 20 Disposizioni per favorire la fusione di comuni e razionalizzazione dell’esercizio delle funzioni comunali si incentiva inoltre, attraverso l’erogazione di un contributo erariale, la fusione dei comuni con popolazione inferiore a 1000 abitanti. 

martedì 12 marzo 2013

Quale governance per le Aree metropolitane europee?

di Roger Read, Architetto e Urbanista
Segretario Generale di METREX, la Rete delle Regioni e delle aree metropolitane europee
METREX
http://www.eurometrex.org
Riepilogo
Se si vuole raggiungere quel migliore equilibrio urbano tra le aree metropolitane che l’Unione
europea auspica, tenuto conto dell’ampliamento dell’Europa, è vitale che trovi spazio una governance metropolitana efficace. In Europa, un approccio sostenibile alle strategie metropolitane comporterà forme urbane compatte ed uso misto, sviluppo dei trasporti pubblici imperniato su città e centri urbani. Anche un approccio policentrico di questo tipo nelle aree metropolitane esige un’efficace governance metropolitana. Il presente documento sonda le competenze ed i processi necessari per conseguire un‘efficace programmazione del territorio metropolitano, nonché i modelli di governance metropolitana che andrebbero vagliati al fine di conseguire tale equilibrio.

mercoledì 30 gennaio 2013

Città metropolitane. Individuazione dell'area metropolitana. Stato dell'opera nelle varie Regioni.

di G. Campilongo
01-11-2011

1. Premessa.
Con la presente edizione del rapporto le aree metropolitane oggetto di analisi passano da otto a quattordici, ricomprendendo così tutte le aree individuate dalla normativa vigente (1).
Anche se altre realtà italiane si trovano in condizioni analoghe a quelle delle 14 aree metropolitane individuate, solo per queste il nostro ordinamento giuridico prevede la possibilità di costituire lo specifico ente territoriale di governo, la Città Metropolitana.
Come già evidenziato nella precedente edizione del rapporto il processo di costituzione delle Città Metropolitane si trova, però in una situazione di stallo dovuta alle difficoltà determinate da una non matura situazione socio – culturale, cui si aggiunge l’attesa dei decreti legislativi che il governo deve emanare, ai sensi della L. 131/2003, per adeguare la legislazione vigente (D. Lgs. 267/2000) alle modifiche apportate alla costituzione con la legge costituzionale 3/20013.