a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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martedì 7 giugno 2016

La città metropolitana: sfide, rischi e opportunità

 
tra i contributi presenti nella pubblicazione:
 
Francesco Gastaldi, Sonia Zarino, “Il governo e lo sviluppo del territorio nella Città metropolitana, un avvio con molte inerzialità” 

Edizioni Università di Trieste, Trieste, 2016, pagg. 133-139, ISBN 9788883037290


lunedì 22 giugno 2015

Effetti ed eredità dei grandi eventi a confronto: Italia e Spagna



Francesco Gastaldi, Federico Camerin[1]

  1. Introduzione

Nel quadro di una competizione internazionale sempre più spinta, le città e i territori concorrono fra di loro per attrarre manifestazioni sportive o culturali e funzioni pregiate da cui poter ottenere benefici e vantaggi in termini di occupazione locale, finanziamenti pubblici e visibilità mediatica. Il grande evento permette di attivare forme di marketing urbano, cioè attività di promozione e comunicazione rispetto a potenziali visitatori e investitori: le manifestazioni possono costituire dei “fiori all’occhiello” su cui investire forti valenze simboliche. Alcune città europee, a partire dall’esperienza pionieristica di Barcellona, sono diventate dirette e autonome protagoniste della scena internazionale grazie a eventi che hanno permesso loro d’inserirsi in circuiti economici innovativi, attirando dall’esterno nuove risorse, finanziarie e umane, e incrementando i propri flussi turistici e culturali (Savino 1998). La promozione dell’immagine della città, poiché funge da catalizzatore delle energie di tutti gli attori locali, dalle amministrazioni comunali, alle imprese, ai cittadini, può svolgere un ruolo attivo a sostegno delle politiche di rigenerazione urbana, finalizzate a valorizzare le potenzialità del sistema locale, l’identità collettiva e la sua coesione interna.

sabato 6 dicembre 2014

Città Metropolitana e pianificazione del territorio

di Francesco Gastaldi e Sonia Zarino

Con la legge 56/2014 (detta legge Delrio) la Città Metropolitana, realtà istituzionale di cui si discuteva da almeno venticinque anni, è diventata realtà e dal 1 gennaio 2015 subentrerà, con funzioni anche nuove e diverse, alle dieci relative province, comportando rilevanti innovazioni sui processi di governo del territorio. Il testo normativo individua le funzioni fondamentali del nuovo ente di area vasta che dovrà occuparsi di sviluppo economico, promozione e gestione integrata dei servizi, infrastrutture, reti di comunicazione e le relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle a livello europeo. La Città Metropolitana si occuperà inoltre di mobilità e viabilità e dovrà assicurare la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano.

Le Regioni dovevano già a luglio decidere quali funzioni delegare alle città metropolitane e tuttavia, per il momento, l’accordo si è trovato solo per quelle di tipo amministrativo. Per tutto il resto le Regioni si sono impegnate unicamente ad “adottare le iniziative legislative di propria competenza” entro la fine del 2014. Un impegno in verità assai vago che lascia intendere, in filigrana, il dualismo che si è venuto a creare tra le regioni e i nuovi enti metropolitani che, specie in alcuni casi, hanno un peso assai elevato nelle dinamiche politiche e socio-economiche degli ambiti regionali di appartenenza.

In attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione – delle relative norme di attuazione e fermo restando la competenza regionale (articoli 114 e 117) – le Città Metropolitane  saranno governate, secondo la legge 56/2014, dal sindaco, il consiglio e la conferenza metropolitana. Non è prevista la costituzione della giunta, ma è data la facoltà al sindaco di nominare un vicesindaco e uno o più consiglieri delegati. Il consiglio, l’organo d’indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto (attualmente in fase di redazione) e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.

Proprio le risorse appaiono il nodo attualmente più intricato in quanto le Città Metropolitane, a fronte di un aumento del numero di competenze “pesanti”, ereditano quelle delle province, che da alcuni anni sono oggetto di pesante decurtazione. Posto che le Città Metropolitane per funzionare necessitano di risorse proporzionate alle funzioni che esse saranno chiamate a svolgere, l’utilizzo dei fondi europei tramite i PON (Piani Operativi Nazionali) si pone così come una importante scelta strategica: lo stanziamento previsto è di quasi 600 milioni di euro tra il 2014 e il 2020, ma riguarda solamente progetti  inerenti l’agenda digitale, la mobilità e sostenibilità urbana e l’inclusione sociale.

Verso il Piano Territoriale Metropolitano

Il nuovo ente si occuperà di “pianificazione territoriale generale”, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni ricompresi nell’area. A tale attribuzione si affianca la “pianificazione territoriale di coordinamento”, nonché la “tutela e valorizzazione dell’ambiente” ereditata dalla Provincia; un ruolo di coordinamento tra i diversi temi e soprattutto tra i differenti piani, possibilmente con un impegno concreto di razionalizzazione e semplificazione. Il termine “pianificazione generale” sembra far riferimento alla possibilità di previsioni di carattere prescrittivo e cogente, selezionando progetti e azioni rilevanti di scala vasta e lasciando così alla strumentazione urbanistica “tradizionale” compiti regolativi di livello comunale/locale.
 
In un quadro di leggi urbanistiche e di governo del territorio in cui, ad eccezione della regione Piemonte, le Città Metropolitane non esistono, e fatte salve le leggi regionali che dovrebbero specificare in dettaglio compiti e ruoli delle singole realtà istituzionali, il Piano Territoriale Metropolitano (PTM) sarà quindi chiamato a svolgere tre principali funzioni: strategica, di coordinamento e prescrittiva, con efficacia prevalente per ambiti e temi selezionati cercando forme di condivisione e raccordo con i comuni.

Riassumendo si può dire che il PTM potrebbe quindi avere alcune caratteristiche del piano territoriale di coordinamento provinciale e avere una valenza di piano strutturale per quel che riguarda l’assetto complessivo del territorio – non incidente però sui diritti edificatori -  oltre una valenza attuativa per alcune funzioni strategiche (infrastrutture e sistemi di livello metropolitano) da gestire tramite accordi di programma con gli enti locali interessati. In attesa che siano le leggi urbanistiche regionali a definire le prerogative del PTM, saranno gli Statuti attualmente in corso di elaborazione a farsi carico di tale definizione, dopo di che si aprirà la fase di elaborazione che potrebbe, verosimilmente, avvalersi delle elaborazioni già prodotte dalle province in sede di piani territoriali di coordinamento.

sabato 18 gennaio 2014

Le Città metropolitane diventano possibili?

di Francesco Gastaldi*

La questione di possibili forme di istituzionalizzazione di una scala di area metropolitana di governo del territorio delle grandi città, ritorna ciclicamente alla ribalta. Già all’inizio degli anni Novanta, con la legge 142 dell’8 giugno 1990 di riforma delle autonomie locali, si aprì un ampio periodo di riflessione che riguardò la delimitazione dei confini territoriali delle aree urbane individuate dal testo normativo e la delega di poteri e funzioni da parte delle regioni.

Il dibattito non produsse effetti concreti, veti incrociati tra comuni, province e regioni (in taluni casi di diversi colori politici), rifiuto di procedure impositive e top-down, inerzialità sotto il profilo dell’innovazione istituzionale e perfino alcuni aspetti contraddittori nell’articolato legislativo, fecero prevalere l’immobilismo. Solo alcune regioni delimitarono le aree, ma senza prevedere il parallelo decentramento di funzioni. I nuovi enti, che avrebbero dovuto avere operatività entro 24 mesi rimasero sulla carta, il Governo che avrebbe potuto emanare decreti legislativi attuativi, non lo fece. La legge 436 del 1993 rese facoltativa la delimitazione da parte delle regioni, svuotando di fatto le potenzialità insite nel precedente testo legislativo che presentava comunque molte lacune circa il reperimento delle risorse finanziarie.

domenica 28 luglio 2013

Grandi eventi e rigenerazione urbana negli anni della grande trasformazione di Genova: 1992-2004

di Francesco Gastaldi


Il valore dei grandi eventi non si limita alle manifestazioni in quanto tali, ma deriva dalla loro caratteristica di costituire un volano in grado di attivare processi stabili di sviluppo, trasformazione e rigenerazione urbana.

venerdì 8 febbraio 2013

Il trasporto pubblico locale e la concorrenza: alcune riflessioni a partire dal caso ligure

di Francesco Gastaldi  (IUAV - Venezia)

Per migliorare il servizio e contenere i costi del Trasporto pubblico locale (Tpl) occorre consentire la concorrenza nel mercato e, laddove si ritenga necessario il supporto pubblico, affidare la gestione del servizio tramite gara e su lotti di dimensioni contenute. Lo studio realizzato da Francesco Gastaldi, Lucia Quaglino, Carlo Stagnaro per Istituto Bruno Leoni (IBL) parte dalla constatazione del fatto che in molte realtà locali il Tpl è al centro di feroci polemiche. I tagli ai sussidi stanno mettendo in seria difficoltà le aziende, ma il modo in cui il problema viene affrontato lascia trasparire un forte senso di inerzialità, anche rispetto ai cambiamenti intercorsi nell’organizzazione sociale ed economica degli ambiti urbani negli ultimi decenni, in quanto si riduce a una sorta di aritmetica finanziaria. La risposta delle aziende al calo delle risorse è tendenzialmente la riduzione del servizio, ma questa azione ha effetti limitati, perché comunque le aziende di Tpl devono sostenere uno zoccolo molto elevato di costi fissi, riconducibili principalmente ai costi del personale. Inoltre le strategie basate sulla riduzione delle corse e sugli aumenti tariffari rischiano di avere effetti perversi.

giovedì 31 gennaio 2013

Genova e la Liguria, un nuovo assetto istituzionale?

di Francesco Gastaldi (Università IUAV - Venezia)


L'iter per la costituzione amministrativa della Città Metropolitana di Genova è ormai avviato, e salvo imprevisti il 1 gennaio 2014 enterà in vigore. Molti però sono ancora gli interrogativi e i nodi da sciogliere per arrivare alla definizione della nuova entità, non c'è davvero tempo da perdere.

Area Metropolitana Genovese: un tema ricorrente

di Francesco Gastaldi (Università IUAV – Venezia)


Fin dagli anni '60 la pianificazione del territorio genovese è stato oggetto di riflessione che però non ha dato seguito ad una compiuta volontà pianificatoria, in modo particolare in tema di area vasta. Oggi il tema è tornato di attualità a seguito di recenti provvedimenti legislativi.