Prosegue una tendenza già in atto da alcuni anni: la crisi economica provoca la partenza dei migranti residenti in Liguria e questo fenomeno si avverte in modo consistente nel calo delle nascite, a testimonanza del notevole contributo positivo proveniente da queste persone per contrastare lo storico, consistente calo naturale. Contributo che, a quanto pare, si sta attenuando.
a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post
martedì 4 agosto 2015
venerdì 27 marzo 2015
domenica 22 marzo 2015
Andamento demografico in Italia: negativo il saldo naturale, positivo il saldo migratorio, ma in misura minore rispetto al passato. Aumenta l'emigrazione italiana.
Nel corso del 2014 l’ISTAT ha
diffuso i dati sull’andamento demografico in Italia. Di seguito una sintesi dei
risultati. E’ possibile scaricare qui il documento
completo.
Al 31 dicembre 2013 risiedono in
Italia 60.782.668 persone, di cui più di 4milioni e 900mila (8,1%) di
cittadinanza straniera.
Il calcolo della popolazione è
stato riavviato a partire dal censimento del 2011, sommando alla popolazione
legale del 9 ottobre 2011 il movimento anagrafico del periodo 9 ottobre-31
dicembre 2011 e successivamente quello degli anni 2012 e 2013.
Nel corso del 2013 l'incremento
reale della popolazione, dovuto alla dinamica naturale e a quella migratoria,
registra una crescita molto modesta, pari ad appena 30mila unità (+0,1%).
A seguito del censimento della
popolazione residente, i comuni hanno svolto le operazioni di revisione delle
anagrafi. Queste hanno determinato, nel bilancio dell'anno 2013, un saldo
dovuto alle rettifiche di +1.067.373 unità (di cui 370.194 stranieri), pari al
97,3% dell'incremento di popolazione totale del 2013, e al 69,3% di quello
relativo alla popolazione straniera. Nel complesso, quindi, la popolazione
iscritta in anagrafe ha registrato un incremento pari a 1.097.441 unità
(+1,8%).
Il movimento naturale della
popolazione ha fatto registrare un saldo negativo di circa 86 mila unità. In
particolare, sono stati registrati quasi 20 mila nati e circa 12 mila morti in
meno rispetto all'anno precedente. Anche i nati stranieri diminuiscono per la
prima volta (-2.189) rispetto all'anno precedente, pur rappresentando il 15%
del totale dei nati.
Il movimento migratorio con
l'estero ha fatto registrare, nel 2013 , un saldo positivo pari a circa 182
mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Aumenta l'emigrazione
italiana, diminuisce l'immigrazione straniera.
Il movimento migratorio, sia
interno sia dall'estero, in calo rispetto al 2012, è indirizzato
prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.
Etichette:
calo demografico
,
demografia
,
emigrazione
,
immigrazione
,
Istat
domenica 27 luglio 2014
Idee per salvare il Tigullio. PD al lavoro sullo sviluppo
Visualizza l'articolo in .pdf
Sullo stesso argomento si segnala l'articolo di Sonia Zarino
Sullo stesso argomento si segnala l'articolo di Sonia Zarino
Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta
Etichette:
attrattività
,
calo demografico
,
crescita
,
emigrazione
,
formazione
,
immigrazione
,
sostenibilità
,
sviluppo economico
,
Tigullio
mercoledì 19 marzo 2014
Movimenti anagrafici nella provincia di Genova tra 2001 e 2012: un bilancio in negativo
L'analisi dei movimenti della popolazione, divisa nelle sue componenti naturale e migratoria, può dare molte informazioni interessanti sull'attrattività di un territorio, oltre che sulla evoluzione demografica delle classi di età e i probabili trend futuri.
scarica il documento completo
1.
La
popolazione residente
Analizzando
i dati Istat[1]
sui movimenti anagrafici tra 2001 e 2012 la provincia di Genova evidenzia, nel
suo complesso, un calo demografico di più di 25mila unità, pari a quasi il 3%
della popolazione al 2001.
La diminuzione non si è
verificata in modo omogeneo sul territorio della provincia: si è riscontrata in
alcuni Comuni costieri e in alcuni comuni dell’entroterra, particolarmente intensa
in Val Trebbia e in Val d’Aveto, ma notevole anche nella zona della valle Stura.
Il Comune di Genova, che da solo
rappresenta più del 68% della popolazione residente nella provincia, registra
nel periodo considerato un calo di oltre 27mila unità (-4,4%).
I dati delineano una situazione
composita che vede territori, anche molto eterogenei tra loro, che perdono
residenti mentre altri li attraggono.
Tra i territori che si rivelano
maggiormente attrattivi vi sono la Val Fontanabuona, la Val Graveglia e la Val
Petronio, che registrano aumenti anche oltre il 20% (Mezzanego). Sono aree di
retro costa che però risultano collegate ai centri maggiori da una efficiente
rete viaria e dove i valori fondiari e le locazioni sono decisamente più convenienti
rispetto alle località rivierasche. Anche questo trend positivo si è
notevolmente affievolito negli ultimi anni, come testimoniano i dati
post-censimento 2011 che evidenziano, nel 2012, una perdita di residenti anche
in gran parte dei territori che avevano dimostrato una migliore tenuta.
Possiamo quindi concludere che la situazione demografica della provincia appare
piuttosto critica.
2. Variazione del saldo naturale della
popolazione
L’andamento del saldo naturale,
nel periodo 2001-2012, è decisamente negativo. La sola eccezione è
rappresentata dal Comune di Casarza Ligure, dove il valore medio dei saldi
naturali, in percentuale sulla popolazione residente nel periodo considerato
registra un +0,02% . Decisamente prossima allo zero, si dirà, tuttavia è il
solo caso in cui la variazione è mediamente positiva.
Più negativa che altrove appare
la situazione in Val Trebbia e in alcune zone della Val Scrivia, ma quasi
ovunque si nota come le variazioni del saldo naturale siano mediamente negative
in tutta la Provincia.
Genova in particolare presenta
una variazione media di -0,61% rispetto alla popolazione residente, come quasi
tutti i Comuni costieri.
3. Variazione del saldo migratorio
La dinamica dell’immigrazione (interna
ed esterna) ha conosciuto, negli ultimi anni, una considerevole frenata
rispetto al periodo complessivo 2001 – 2012, segnalando anche sotto questo
aspetto una perdita di competitività. Indubbiamente la crisi del settore
edilizio e del manifatturiero ha influenzato di molto questa dinamica
(soprattutto per gli stranieri), mentre altri comparti quali la cura alle
persone (anziani) e l’artigianato (ditte individuali) mostrano una certa
“resilienza” alle difficoltà congiunturali.
Dal punto di vista della localizzazione
si nota come le variazioni dei saldi positivi di maggiore entità sono
localizzate nei Comuni del primo entroterra (Val Fontanabuona, bassa Val
Scrivia, bassa Val Trebbia, Valle Sturla, Val Graveglia, alta Valle Petronio),
che corrispondono alle località che, pur essendo relativamente vicine e ben
collegate con i centri costieri, dove si trovano per la maggior parte ubicati i
posti di lavoro, offrono locazioni e prezzi di vendita sensibilmente inferiori
rispetto a quelli presenti sulla costa.
Negli ultimi tempi si confermano
e in qualche caso si accentuano fenomeni di emigrazione dalle zone più interne
o che presentano un accesso più difficoltoso ai servizi (ad esempio Val d’Aveto
e, sulla costa, Portofino).
Conclusione
La popolazione nella Provincia di
Genova nel periodo 2001 – 2012 si caratterizza per una complessiva diminuzione,
dovuta in primis al saldo naturale che è stabilmente negativo. La componente
migratoria ha costituito, specie nella prima metà del periodo, un elemento
importante di riequilibrio demografico che ha mitigato il calo dovuto alla
componente naturale. Negli ultimi anni si assiste ad una complessiva perdita di
attrattività del territorio provinciale, e si avvertono i segnali di una nuova
tendenza all’emigrazione verso areali economici che offrono maggiori
opportunità.
La struttura demografica della
provincia risulta, nel complesso, molto sbilanciata: nel 2011 solo il 15,5%
della popolazione ha meno di 20 anni (18% nel Nord-Ovest), il 50% ha da 20 a 60 anni (53,3% nel Nord-Ovest) e
il 34,5% ha più di 60 anni (28,7% nel Nord-Ovest -dati Censimento 2011).
[1]
Movimento e calcolo della popolazione residente annuale
Etichette:
calo demografico
,
comuni
,
emigrazione
,
immigrazione
,
provincia Genova
venerdì 14 marzo 2014
Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta
Abbiamo già analizzato in un
precedente articolo[1]
alcuni dati macro-economici che mostrano, piuttosto inequivocabilmente, la
perdita di attrattività che il territorio sta attraversando
specie negli ultimi anni. In questo articolo affronteremo l’analisi delle cause di questo
fenomeno, e la conseguente proposta di provvedimenti atti ad invertire la
rotta, per tornare sulla via dello sviluppo e della crescita.
Non uno sviluppo ed una crescita
“pur che sia”, è bene precisarlo sin da ora: la fragilità del nostro territorio
ed, insieme, il suo altissimo valore devono essere il punto di partenza per
questa che definirei una vera e propria rinascita: economica, sociale e
culturale.
Ecco, si dirà, le solite frasi
fatte, i soliti bei discorsi ambientalisti per anime belle ma poco avvezze a
ragionare di economia: niente affatto, e queste poche righe si propongono di
dimostrare come il rispetto dell’ambiente e la sua corretta valorizzazione
siano uno dei tasselli fondamentali per il rilancio economico della regione
metropolitana genovese.
Il calo demografico: causa o effetto della crisi?
Indubbiamente il calo
dell’occupazione che si è registrato negli ultimi anni e il parallelo aumento
degli inattivi ha avuto un effetti rilevante sull’evoluzione della popolazione.
La diminuzione di occasioni
lavorative ha spinto molti giovani (spesso con alti livelli di formazione e di
professionalità) ad emigrare verso altre regioni e nazioni, dove hanno fondato
nuove famiglie e trasferito i propri interessi economici.
Etichette:
attrattività
,
calo demografico
,
crescita
,
emigrazione
,
formazione
,
immigrazione
,
sostenibilità
,
sviluppo economico
sabato 8 marzo 2014
La Provincia di Genova e l’attrattività territoriale: una missione impossibile?
Quotidianamente i giornali parlano del declino e della crisi economica che caratterizzano la Liguria e la provincia di Genova: il calo demografico è un chiaro sintomo della perdita di attrattività di un territorio che, tuttavia, possiede non poche potenzialità. Come fare per valorizzarle e far ripartire l'attrattività territoriale e, quindi, rimettere l'economia locale sulla via dello sviluppo? Proviamo, per prima cosa, ad analizzare i dati per inquadrare il problema.
Dire che un territorio deve essere attrattivo può risultare una ovvietà, tuttavia ci si potrebbe domandare: attrattivo, certo, ma per chi? Scopriremmo così che l’attrattività di un’area può variare, anche considerevolmente, se chi la valuta è un privato ivi residente, oppure un turista, o ancora un lavoratore pendolare, un imprenditore, uno studente straniero, e così via.
L’attrattività è, in generale, la
capacità di ogni territorio di attrarre a sé persone e attività (turismo,
residenzialità, attività economiche, capitali, imprese, centri di formazione e
cultura). Tale capacità è in relazione con un altro fattore, il benessere, che
rappresenta la capacità di ogni territorio di garantire qualità della vita per
chi ci abita e ci lavora. L’attrattività è un fattore fondamentale anche per
sviluppare quella che si chiama la competitività di un territorio, ed è la
capacità di produrre efficaci e sostenibili performance economiche, ambientali
e sociali.
Potremmo sintetizzare che un
territorio è tanto più competitivo quanto più è attrattivo ed in grado di
garantire benessere: i tre aspetti sono altamente interrelati.
L’andamento della popolazione nella provincia di Genova
Un primo misuratore
dell’attrattività territoriale è la variazione della popolazione residente,
esaminata nelle due componenti: saldo naturale e saldo migratorio. Il saldo
naturale misura, in un certo senso, la tendenza di una popolazione a diminuire
o ad aumentare in funzione di dinamiche “interne” al territorio. Ad esempio,
una popolazione con un alto indice di vecchiaia (come è appunto il caso della
provincia di Genova) vedrà in generale una prevalenza dei decessi sulle
nascite, quindi saldi naturali negativi. Il saldo negativo della popolazione
può indicare anche una scarsa propensione ad avere dei figli (condizioni
economiche negative, difficoltà di accesso ai servizi, ecc.). Il saldo
migratorio indica, più direttamente, l’attrattività di un territorio (offerta
di opportunità di lavoro, di formazione, di attività culturali, turismo, ecc.)
poiché misura spostamenti fisici di persone da un luogo verso un altro.
Etichette:
aree di attrazione
,
attrattività
,
calo demografico
,
competitività
,
crisi economica
,
immigrazione
,
popolazione
,
provincia Genova
,
sviluppo economico
domenica 19 gennaio 2014
Città metropolitane, Rapporto Cittalia: le cifre del divario urbano
Dall'ultimo rapporto Cittalia emerge l'esistenza, in Italia, di un gap crescente fra città e comuni delle aree metropolitane in numerosi settori, dal reddito all'accesso ai servizi e alle dotazioni infrastrutturali mentre l'introduzione
delle città metropolitane favorirebbe l'emergere di sistemi di
governance più efficaci per ridurre il divario tra centro e periferia e
migliorare la redistribuzione di ricchezza e opportunità sul territorio.
Le sfide e le opportunità offerte dalle città metropolitane sono al centro del Rapporto Cittalia dedicato al tema. Circa un italiano su tre risiede nelle dieci aree metropolitane (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Bari e Reggio Calabria) la cui introduzione rivoluzionerà completamente l'ordine attuale delle principali città italiane: a Napoli l'aumento sarà del 221% (passando dagli attuali 960mila abitanti a 3 milioni), a Venezia del 219% (da 270mila a 863mila), mentre l'aumento più significativo sarà registrato a Bari con +293% (da 320mila abitanti a 1 milione e 260 mila), città che registra l'incidenza di popolazione più significativa con il 74,5%.
Dall'analisi dei principali ambiti di intervento delle nuove entità amministrative emerge che tale livello territoriale si conferma quello maggiormente in grado di affrontare le sfide più significative dell'economia e della società italiana, dall'integrazione dei migranti all'occupazione giovanile. Oltre 1 milione e mezzo delle persone di origine straniera residenti in Italia, ovvero un terzo dei 4.570.317 residenti stranieri presenti in tutto il paese, vive nelle aree metropolitane: in particolare, è nelle cinture metropolitane che si registrano i tassi di incremento più significativi della presenza straniera, soprattutto a Roma, Venezia, Torino e Reggio Calabria.
Negli ultimi 10 anni si è assistito a una crescita importante dei comuni di corona delle metropoli italiane, dovuta soprattutto all'aumento dei flussi migratori degli stranieri (+249%) che hanno stabilito la propria residenza in questi luoghi.
Le città metropolitane rappresentano inoltre la principale leva per lo competitività del paese: nelle dieci città metropolitane viene prodotto il 34,7% dell'intero PIL nazionale ma cresce il divario in termini di reddito tra aree centrali e aree periferiche delle città metropolitane. Il rapporto quantifica la distanza nel reddito medio pro-capite tra comuni centrali e corone metropolitane a 6.120 euro, equivalente alla differenza di reddito esistente tra la Svezia e l'Italia.
Dall'analisi dei principali ambiti di intervento delle nuove entità amministrative emerge che tale livello territoriale si conferma quello maggiormente in grado di affrontare le sfide più significative dell'economia e della società italiana, dall'integrazione dei migranti all'occupazione giovanile. Oltre 1 milione e mezzo delle persone di origine straniera residenti in Italia, ovvero un terzo dei 4.570.317 residenti stranieri presenti in tutto il paese, vive nelle aree metropolitane: in particolare, è nelle cinture metropolitane che si registrano i tassi di incremento più significativi della presenza straniera, soprattutto a Roma, Venezia, Torino e Reggio Calabria.
Negli ultimi 10 anni si è assistito a una crescita importante dei comuni di corona delle metropoli italiane, dovuta soprattutto all'aumento dei flussi migratori degli stranieri (+249%) che hanno stabilito la propria residenza in questi luoghi.
Le città metropolitane rappresentano inoltre la principale leva per lo competitività del paese: nelle dieci città metropolitane viene prodotto il 34,7% dell'intero PIL nazionale ma cresce il divario in termini di reddito tra aree centrali e aree periferiche delle città metropolitane. Il rapporto quantifica la distanza nel reddito medio pro-capite tra comuni centrali e corone metropolitane a 6.120 euro, equivalente alla differenza di reddito esistente tra la Svezia e l'Italia.
Etichette:
accessibilità
,
città metropolitana
,
competitività
,
governance
,
immigrazione
,
integrazione
,
opportunità
,
popolazione
sabato 4 gennaio 2014
Tigullio in pieno inverno demografico
Tutti i comuni del Tigullio vedono nei primi 7 mesi del 2013 un saldo naturale negativo, ossia la prevalenza dei decessi sulle nascite. Solo grazie all'immigrazione si registrano saldi positivi.
vedere in proposito anche l'articolo:
Etichette:
calo demografico
,
immigrazione
,
mortalità
,
natalità
,
Tigullio
domenica 24 novembre 2013
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)



