a cura di Sonia Zarino (architetto, urbanista)
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mercoledì 29 aprile 2015

mercoledì 19 novembre 2014

Città metropolitane e qualità della vita: Genova avanti piano tra modelli del passato e nuove tendenze del futuro


Genova appare oggi come una città dove la qualità della vita è basata in larga parte su fattori di tipo tradizionale che però appaiono in crisi mentre non riesce a realizzare compiutamente delle spinte verso quei modelli più innovativi degli stili di vita che connotano, oggi, le città maggiormente dinamiche ed attrattive. Eppure Genova, insieme al suo territorio, presentano molte potenzialità in campo socio-culturale e ambientale che dovrebbero essere valorizzate per far giungere capitale umano e attività ad alto valore aggiunto.

Il quarto elemento che lo studio ICity Rate 2014* prende in considerazione è la qualità della vita, un parametro che riassume molti aspetti che determinano l’attrattività di una città per come ci si abita.

Genova, come evidenziato dal grafico, si posiziona al quinto posto, a metà di una classifica che vede sul podio Bologna, seguita da Firenze e Venezia, splendide città dove l’arte, la cultura, la qualità dei servizi e, in una parola, lo stile di vita, sono diventate un paradigma nel mondo. Roma, per inciso, è quarta e rientra comunque nella categoria delle città d’arte che occupano la parte alta della classifica.

I fattori “standard” che misurano la qualità della vita sono le opportunità di lavoro presenti nel territorio, la coesione sociale (i livelli di assistenza ai cittadini indigenti), la sicurezza, la cura dell’infanzia, l’assistenza sanitaria e l’assistenza agli anziani.

I fattori “smart” che misurano la qualità della vita sono l’attrattività (cultura, spettacoli, intrattenimento, ecc.), le infrastrutture di connessione alla Rete, l’internazionalizzazione culturale (valore delle esportazioni dei prodotti delle attività artistiche, creative e di intrattenimento), l’offerta di intrattenimenti (addetti unità locali), i servizi di connessione residenziale (ADSL), il livello di sharing economy (diffusione di spazi per il coworking, GAS, carpooling, ecc.).

Esaminando i fattori standard, registriamo che Genova è quinta anche per quel che riguarda le opportunità di lavoro offerte ai suoi cittadini, dopo Firenze, Milano, Bologna e Venezia, ma prima di Torino e Roma. Genova è quinta anche per quel che riguarda la coesione sociale e la cura dell’infanzia, settori fortemente in crisi a causa della riduzione delle risorse verso gli enti locali da parte dello Stato centrale.

Genova fa leggermente meglio (si posiziona quarta) nel settore della cura agli anziani, che dispongono di una assistenza domiciliare assai capillare, mentre l’assistenza sanitaria registra una performance assai deludente, e vede Genova al penultimo posto della classifica a causa del fenomeno dell’emigrazione verso altre regioni per motivi di cura. Per quel che riguarda il fattore sicurezza, infine, Genova è sesta e presenta un indice di microcriminalità tutt’altro che trascurabile, venendo subito dopo le grandi città del nord.

Per quel che concerne i fattori smart Genova si posiziona al quarto posto quel che riguarda l’attrattività dopo Firenze, Venezia e Roma, rivelando un buon potenziale di miglioramento. Genova possiede molte delle caratteristiche delle città meglio posizionate (capitale culturale e artistico, spazi centrali pedonalizzati, e in più un ambiente naturale solo in parte valorizzato: mare, riviere, colline, panorami, ecc.).

Genova è terza per quel che riguarda l’offerta di intrattenimenti dopo Roma e Milano, un dato che sfata decisamente l’immagine un po’ grigia e dimessa dei cittadini genovesi che al contrario sono assidui frequentatori di spettacoli teatrali, concerti e di eventi culturali quali mostre e conferenze. 

Questo interesse per la cultura e gli spettacoli resta una attività che non si irradia al di fuori dell’ambito locale, come testimonia il sesto posto occupato da Genova per quel che concerne l’internazionalizzazione culturale, l’indice cioè che esprime il valore delle esportazioni dei prodotti delle attività artistiche, creative e di intrattenimento. I genovesi amano la cultura, ma non la vedono come un potenziale business.

Tra i fattori presi in esame in questo capitolo sulla qualità della vita rientrano anche le infrastrutture di connessione alla Rete e i servizi di connessione residenziale (ADSL). Genova è rispettivamente al quinto e al quarto posto, ponendosi davanti a città anche molto più grandi in termini di popolazione ed estensione.

L’ultimo fattore preso in esame è la sharing economy o economia collaborativa tramite la quale viene data la possibilità di utilizzare un bene senza doverlo per forza acquistare. Tipici esempi di questo modello sono appunto gli spazi per il coworking, il cohousing, lo sharing di cose (biciclette, auto, utensili, ecc.), dalle più semplici alle più complesse.
Genova si pone per quel che concerne questo fattore al sesto posto, dopo le maggiori città del nord e dopo Roma, la capitale, che sono i centri dove questo tipo di innovazione ha fatto più presa anche per via della crisi economica accentuata specie nelle grandi aggregazioni urbane. Da notare che proprio su questo nuovo modello economico si stanno concentrando le attenzioni di noti economisti (J. Rifkin è uno di questi) che considerano la sharing economy una delle modalità del futuro. Genova si rivela su questo terreno assai indietro, ma dovrà recuperare il distacco per non perdere delle importanti occasioni di rinnovamento del modello socio-economico che si dimostra per molti versi ormai in crisi strutturale.

* “ICity Rate 2014 - La classifica delle città intelligenti italiane, seconda edizione” – Ottobre 2014, realizzata da FORUM PA.

giovedì 23 ottobre 2014

È Milano la città più smart d’Italia. Sul podio con Bologna e Firenze

pubblicato sul sito www.icitylab.it

Sono Milano, Bologna e Firenze le città più smart d’Italia: lo dicono i risultati di ICity Rate 2014, presentati a Smart City Exhibition, la manifestazione europea sulle tematiche dell’innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti in programma fino a domani a Bologna. (Genova si piazza al 18° posto in questa classifica, ndr).

Realizzato da FORUM PA per Smart City Exhibition, il rapporto ICity Rate 2014 stila la classifica delle città smart, analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 72 indicatori statistici – che vanno dal valore aggiunto per unità di lavoro ai followers twitter delle amministrazioni comunali – per descrivere la situazione in sei dimensioni: economy, living, environment, people, mobility e governance, secondo uno schema consolidato nelle analisi internazionali delle smart cities. 
Rispetto alle edizioni precedenti, ai tradizionali indicatori “standard” sono state affiancate una serie di  variabili “smart”, più direttamente collegate alle dinamiche di innovazione tecnologica e sociale.


domenica 14 settembre 2014

Torino: Dieci progetti per cambiare il futuro. E la città sarà bilingue

L'obiettivo è attrarre aziende estere e creare nuovi saperi. Il piano presentato da Fassino al forum di Cernobbio: "Torino dovrà diventare una piccola Svizzera, sarà creata un'agenzia a questo scopo" . Di questo argomento avevamo trattato anche noi, in riferimento al territorio di Genova e provincia, nell'articolo Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta, e ci fa piacere riscontrare molte analogie con quanto si vorrebbe fare a Torino.

di GABRIELE GUCCIONE
pubblicato su La Repubblica Torino l'8 settembre 2014

Una città dove ogni turista, studente, ingegnere o ricercatore straniero possa sentirsi a casa. Sentirsi rispondere in inglese a qualunque domanda, per strada, o sul posto di lavoro. Come se Torino fosse un punto sulla cartina della Finlandia. Sembra un sogno. Ma l'idea di una città bilingue, e per questo più capace di attrarre investitori stranieri, è diventata un progetto. Uno di quelli messi a punto dal nuovo piano strategico che il "pensatoio" presieduto dall'ex sindaco Valentino Castellani e diretto da Anna Prat stanno finendo di scrivere e che ha l'ambizione di puntare al traguardo del 2025.

sabato 22 marzo 2014

Aumento delle tasse locali e calo demografico: quale relazione? Il caso della provincia di Genova



Secondo quanto recentemente affermato dalla Corte dei Conti, la maggior quota dell'aumento della pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta al parallelo incremento delle tasse locali. Lungi dal realizzarsi, le promesse federaliste di maggiore efficienza e di minor costo dei servizi locali sono rimaste tali, e anzi la pressione fiscale è aumentata per compensare gli effetti della crisi economica che ha ridotto notevolmente gli introiti da tassazione indiretta.
Le tasse locali vengono inoltre applicate in modo diversificato accentuando, spesso, le sperequazioni tra cittadini, in particolar modo quelli economicamente più deboli.

Secondo i dati della Corte dei Conti, dal 1990 al 2012 "la forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, passata dal 38 al 44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle entrate locali. La quota di queste su quelle dell'intera pubblica amministrazione si è più che triplicata passando dal 5,5% al 15,9%" ha detto il presidente Raffaele Squitieri sentito dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo Fiscale. Nel percorso di attuazione del federalismo non è stato inoltre rispettato "un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva" previsto dalla legge delega. In altre parole, lo Stato centrale taglia i trasferimenti ma lascia invariato il prelievo di sua competenza; gli enti territoriali, per sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi, a volte anche più dell’occorrente.

Anche la Cgia di Mestre parla di “tradimento” del federalismo affermando che le tasse locali sono aumentate del 200% dal 1997.
I sindaci si giustificano dicendo che i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007 ad oggi "sono stati nettamente superiori all' incremento della fiscalità locale". Ed in effetti il taglio c’è stato, come conferma la stessa Corte dei Conti: 31 miliardi tra 2009 e 2012. 

L’analisi dei magistrati contabili mette in luce anche un importante aspetto della fiscalità locale, ossia la differenziazione dei tributi a livello locale, che spesso tende a penalizzare  “i territori con redditi più bassi ed economie in affanno" rendendone nel contempo ancora minore l’attrattività territoriale, che può indurre le attività economiche a localizzarsi altrove.

La tassazione locale nei Comuni della provincia di Genova

 


Il valore medio delle entrate tributarie comunali pro capite[1] è, nel 2011, pari a 730 euro circa. Abbiamo analizzato gli scostamenti da questo valore medio per cercare di capire la maggiore o minore incidenza, per abitante, della tassazione locale, e come si più vedere dalla cartografia a presentare i valori più elevati sono la maggior parte dei Comuni costieri e alcuni della zona montana.
Genova, il capoluogo, supera il valore medio con 845 euro di tasse locali pro capite, e lo stesso avviene per i Comuni del promontorio di Portofino e del Tigullio orientale. Anche la Val d’Aveto e la val Trebbia presentano Comuni con tassazione locale più elevata della media provinciale.


[1] Abitanti residenti nel Comune al 2011






Osservando la cartografia che rappresenta la variazione della popolazione residente tra 2001 e 2012 si riscontra una buona corrispondenza tra i Comuni che presentano valori di tassazione locale più elevati della media provinciale e perdita di residenti, anche se la coincidenza non è totale. Ricompaiono molti dei Comuni costieri già rilevati in precedenza (Genova, promontorio di Portofino, Tigullio orientale), così come le valli Trebbia e Aveto. 

Sorge abbastanza naturale il pensiero che sia l’aumento delle tasse locali a generare, seppure in parte, la tendenza a lasciare certi territori per andare a stabilirsi in zone dove la tassazione è più leggera.

Vi è anche tuttavia una differente lettura di questo fenomeno, e cioè che sia il calo demografico a determinare l’aumento delle tasse locali. Se infatti i bisogni locali restano sostanzialmente invariati dato che i costi fissi per i servizi tendono semmai a crescere (assistenza anziani, scuole, trasporti, ecc.), il calo demografico determina un minore gettito in termini di tasse locali che però viene ripartito sulla base, sempre più ristretta, dei soggetti contribuenti restanti sul territorio. Tale base si restringe anche per l’aumento dei soggetti incapienti (disoccupati e inoccupati) che a loro volta necessitano di servizi per i quali non possono contribuire.

Penso che una ulteriore indagine potrebbe meglio chiarire questo aspetto certo non secondario per valutare lo stato socio-economico del nostro territorio.

venerdì 14 marzo 2014

Il territorio della Provincia di Genova, alcune idee per riconquistare l'attrattività perduta



Abbiamo già analizzato in un precedente articolo[1] alcuni dati macro-economici che mostrano, piuttosto inequivocabilmente, la perdita di attrattività che il territorio sta attraversando specie negli ultimi anni. In questo articolo affronteremo l’analisi delle cause di questo fenomeno, e la conseguente proposta di provvedimenti atti ad invertire la rotta, per tornare sulla via dello sviluppo e della crescita.


Non uno sviluppo ed una crescita “pur che sia”, è bene precisarlo sin da ora: la fragilità del nostro territorio ed, insieme, il suo altissimo valore devono essere il punto di partenza per questa che definirei una vera e propria rinascita: economica, sociale e culturale.


Ecco, si dirà, le solite frasi fatte, i soliti bei discorsi ambientalisti per anime belle ma poco avvezze a ragionare di economia: niente affatto, e queste poche righe si propongono di dimostrare come il rispetto dell’ambiente e la sua corretta valorizzazione siano uno dei tasselli fondamentali per il rilancio economico della regione metropolitana genovese. 


Il calo demografico: causa o effetto della crisi?

Indubbiamente il calo dell’occupazione che si è registrato negli ultimi anni e il parallelo aumento degli inattivi ha avuto un effetti rilevante sull’evoluzione della popolazione.

La diminuzione di occasioni lavorative ha spinto molti giovani (spesso con alti livelli di formazione e di professionalità) ad emigrare verso altre regioni e nazioni, dove hanno fondato nuove famiglie e trasferito i propri interessi economici. 

sabato 8 marzo 2014

La Provincia di Genova e l’attrattività territoriale: una missione impossibile?

Quotidianamente i giornali parlano del declino e della crisi economica che caratterizzano la Liguria e la provincia di Genova: il calo demografico è un chiaro sintomo della perdita di attrattività di un territorio che, tuttavia, possiede non poche potenzialità. Come fare per valorizzarle e far ripartire l'attrattività territoriale e, quindi, rimettere l'economia locale sulla via dello sviluppo? Proviamo, per prima cosa, ad analizzare i dati per inquadrare il problema.


Dire che un territorio deve essere attrattivo può risultare una ovvietà, tuttavia ci si potrebbe domandare: attrattivo, certo, ma per chi? Scopriremmo così che l’attrattività di un’area può variare, anche considerevolmente, se chi la valuta è un privato ivi residente, oppure un turista, o ancora un lavoratore pendolare, un imprenditore, uno studente straniero, e così via.

L’attrattività è, in generale, la capacità di ogni territorio di attrarre a sé persone e attività (turismo, residenzialità, attività economiche, capitali, imprese, centri di formazione e cultura). Tale capacità è in relazione con un altro fattore, il benessere, che rappresenta la capacità di ogni territorio di garantire qualità della vita per chi ci abita e ci lavora. L’attrattività è un fattore fondamentale anche per sviluppare quella che si chiama la competitività di un territorio, ed è la capacità di produrre efficaci e sostenibili performance economiche, ambientali e sociali.

Potremmo sintetizzare che un territorio è tanto più competitivo quanto più è attrattivo ed in grado di garantire benessere: i tre aspetti sono altamente interrelati.   


L’andamento della popolazione nella provincia di Genova

Un primo misuratore dell’attrattività territoriale è la variazione della popolazione residente, esaminata nelle due componenti: saldo naturale e saldo migratorio. Il saldo naturale misura, in un certo senso, la tendenza di una popolazione a diminuire o ad aumentare in funzione di dinamiche “interne” al territorio. Ad esempio, una popolazione con un alto indice di vecchiaia (come è appunto il caso della provincia di Genova) vedrà in generale una prevalenza dei decessi sulle nascite, quindi saldi naturali negativi. Il saldo negativo della popolazione può indicare anche una scarsa propensione ad avere dei figli (condizioni economiche negative, difficoltà di accesso ai servizi, ecc.). Il saldo migratorio indica, più direttamente, l’attrattività di un territorio (offerta di opportunità di lavoro, di formazione, di attività culturali, turismo, ecc.) poiché misura spostamenti fisici di persone da un luogo verso un altro.